Albugnano
24 Maggio 2026 16:08:55
E' difficile avere aggiornamenti sul convoglio terrestre verso Gaza che è stato bloccato dai miliziani libici perché i volontari sono letteralmente assediati in un accampamento sotto controllo. Dei 200 volontari della Global Sumund Flotilla che fanno parte della carovana, vi è anche un'astigiana, Leonarda "Dina" Alberizia, attivista fin dalla fondazione della Flotilla che ha già partecipato alla missione March To Gaza; insegnante in pensione, da qualche anno ha scelto il paese di Albugnano come residenza.
Attraverso messaggi via whatsapp cerca di dare informazioni su quanto stia capitando a lei e ai compagni di viaggio tenendo conto che in quel fazzoletto di territorio neutro in cui sono confinati le comunicazioni telefoniche sono a singhiozzo come difficile è riuscire a ricaricare i telefonini.
«Siamo accampati accanto ad un distributore di benzina nella zona neutra tra la Libia ovest e quella est - scrive l'attivista - Siamo fermi qui perché abbiamo cercato un'interrogazione con la Libia est tramite la Mezzaluna Rossa ma inutilmente. Abbiamo anche fatto il tentativo di andare con una piccola delegazione fino al varco per portare una lettera con la nostra richiesta di passaggio sicuro e garantito del convoglio fino a Rafah. O almeno delle ambulanze, delle case mobili e degli altri aiuti umanitari».
La delegazione aveva concordato un appuntamento telefonico per la risposta alla loro richiesta «ma è stato disatteso dalla Mezzaluna Rossa» afferma la professoressa Alberizia.
«Siamo ritornate dopo 2 giorni al valico per parlare direttamente con le autorità ma ci hanno rimandato indietro senza ascoltarci. Sappiamo bene che il diritto internazionale, in particolare la quarta Convenzione di Ginevra, sancisce l'obbligo di lasciar passare i convogli umanitari. Abbiamo sempre in mente le condizioni in cui il popolo gazawo cerca di sopravvivere al genocidio e per questo motivo oggi partiamo verso Sirte con tutto il convoglio».
La professoressa racconta anche come hanno vissuto questi ultimi giorni di "fermo".
«Viviamo in un accampamento improvvisato - risponde - che è delimitato dagli automezzi del convoglio; al centro vi sono le tende in cui dormiamo. Non possiamo allontanarci da questo perimetro perché è pericoloso, l'accampamento è presidiato da militari».
Appesa sarà possibile comunicherà se finalmente hanno ottenuto di poter proseguire il loro viaggio, in sicurezza, verso Rafah.
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