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Territorio in prestito: progetti per insegnare sostenibilità alle nuove generazioni

Verso un futuro sostenibile grazie a produttori locali, tecnologie accessibili, lotta allo spreco e orti didattici

Territorio in prestito: progetti per insegnare sostenibilità alle nuove generazioni

La sostenibilità e l’educazione delle nuove generazioni sono stati i temi affrontati nell’incontro “La conservazione del territorio", tenutosi alla Casa di soggiorno per anziani San Giuseppe. “L’uomo non ha la proprietà del pianeta, l’ha ricevuto in prestito dalle generazioni future”: con questa citazione, Felice Celestino ha aperto l’incontro richiamando i presenti al dovere di consegnare un mondo vivibile ai propri figli e nipoti.

La naturopata Stefania Ongari ha invitato a guardare i problemi ambientali, come il riscaldamento globale, da una prospettiva più alta, cercando soluzioni concrete nella collaborazione con i produttori locali che rifiutano l’agricoltura intensiva.

​Il dibattito è entrato nel vivo con le testimonianze dirette dei coltivatori. Federico Chiais ha raccontato la sua scelta radicale da ex agente di commercio che vendeva pesticidi chimici a produttore biologico. ​Luca Roffinella ha insistito sull’importanza della stagionalità per ridurre l’uso di fitofarmaci e sulla freschezza estrema che solo la vendita diretta può garantire, permettendo ai
prodotti di mantenere integri nutrienti e profumi. Franco Candelo ha invece portato l’esempio della tradizione, con i suoi pomodori derivati da una semente vecchia di 70 anni, raccolti solo a piena maturazione.

​Il pubblico ha stimolato i relatori con domande sul futuro e l’innovazione. È emerso che, sebbene l'intelligenza artificiale sia ancora distante dalle piccole realtà per via dei costi, esistono tecnologie accessibili come i tensionometri per ottimizzare l'irrigazione, risparmiando acqua e migliorando il gusto.

​Un punto centrale è stato il contrasto allo spreco alimentare, imparando a consumare l'intero prodotto e valorizzare la qualità rispetto alla quantità.

​Anche il sindaco Umberto Musso, intervenuto in chiusura, ha espresso preoccupazione per l'abbandono dei campi, che impoverisce il territorio e lo rende più vulnerabile ai problemi ambientali. Il messaggio finale è stato unanime: bisogna entrare nelle scuole. Federico Chiais ha portato l'esempio positivo degli "orti didattici" già avviati a Buttigliera e Torino, dove i bambini diventano i primi educatori dei propri genitori e nonni.

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