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«Elezioni provinciali senza cittadini, un passo indietro per la democrazia»

Il commissario provinciale dell'Udc, Franco Ingrasci, commenta le prossime, ennesime, elezioni provinciali alle quali non parteciperanno tutti gli elettori, ma solo sindaci e consiglieri comunali

Franco Ingrasci - Commissario provinciale Udc

Franco Ingrasci - Commissario provinciale Udc

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del commissario provinciale dell'Udc, Franco Ingrasci

Il prossimo 21 giugno si terranno le elezioni per il nuovo presidente della Provincia di Asti. La consultazione è stata indetta dopo le dimissioni di Maurizio Rasero, divenuto presidente della Cassa di Risparmio di Asti. Al di là delle polemiche che hanno accompagnato questa vicenda, ciò che colpisce di più è il fatto che al voto non saranno chiamati i cittadini, ma esclusivamente gli amministratori eletti dei 117 comuni della provincia.

Quella che venne venduta come una riforma di modernizzazione e risparmio si è trasformata in un progressivo svuotamento della rappresentanza democratica e in realtà evidenzia il fallimento della riforma delle Province introdotta nel 2014. La legge n. 56, promossa dall’allora ministro del partito democratico Delrio e rimasta incompiuta dopo l’esito fallimentare del referendum costituzionale del 2016 promosso da Matteo Renzi, ha prodotto un sistema che priva le Province di una piena legittimazione democratica senza eliminarne funzioni e responsabilità.

Per oltre un secolo la storia italiana è stata la storia dell’allargamento della partecipazione democratica: prima il voto ai ceti popolari, poi alle masse lavoratrici, infine alle donne nel 1946. Ogni generazione ha combattuto per consentire a più cittadini di scegliere. Oggi, invece, si torna indietro. La partecipazione democratica non viene rafforzata, ma ridotta. L’elezione indiretta delle Province ne è un esempio evidente: enti che continuano a occuparsi di scuole, strade, pianificazione territoriale e ambiente vengono amministrati senza un mandato diretto dei cittadini.

Un indebolimento della rappresentanza che si somma a quello già presente a livello nazionale, dove liste bloccate e candidature decise dalle segreterie di partito hanno progressivamente allontanato elettori ed eletti. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento dell’astensionismo e crescente sfiducia nelle istituzioni. La partecipazione democratica non può essere considerata un costo da tagliare, ma un valore da difendere.

Quando i cittadini non possono più scegliere direttamente chi governa pezzi importanti del territorio, la politica perde forza, credibilità e consenso. E una democrazia che restringe il voto invece di ampliarlo è una democrazia più debole.

Franco Ingrasci - Commissario provinciale Udc

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