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Il sorriso che ha sfidato la mafia, alla Collegiata di San Secondo gli astigiani hanno ricordato Padre Pino Puglisi

Chiesa colma per commemorare il parroco di Palermo, oggi Beato, ucciso il 15 settembre 1993. Del religioso ed educatore è stata anche mostrata una reliquia conservata a San Damiano

alla Collegiata di San Secondo gli astigiani hanno ricordato Padre Pino Puglisi

Il Vescovo Marco Prastaro invita i fedeli a pregare davanti alla reliquia del Beato Giuseppe Puglisi [foto Ago]

Martedì sera la Collegiata di San Secondo si è trasformata in un crocevia di memoria, impegno e profonda spiritualità. Una folla commossa ha gremito le navate per l'evento "Semi di Giustizia", una serata dedicata al ricordo del Beato Padre Giuseppe “Pino” Puglisi, il parroco di Brancaccio assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993. Non è stata solo una celebrazione religiosa, ma un rito collettivo di cittadinanza attiva promosso da Libera Asti in sinergia con la Diocesi, la Pastorale Giovanile e Universitaria, l’Azione Cattolica e gli scout Agesci.

Il "rompiscatole" che sottraeva i giovani alla mafia

L’apertura dell’evento è stata affidata alla creatività degli scout, che hanno messo in scena una celebre "gag" di don Pino: il sacerdote, anche insegnante di matematica e religione, che entra in classe con uno scatolone vuoto e, dopo aver attirato l’attenzione degli studenti, lo sfascia con un calcio presentandosi come un «rompiscatole».

Era questo il metodo pedagogico di 3P (Padre Pino Puglisi): rompere le scatole alle coscienze intorpidite, scardinare i pregiudizi e offrire ai giovani di Brancaccio un'alternativa concreta alla manovalanza mafiosa. Come ricordato durante la serata, Puglisi non parlava solo di Vangelo, ma di dignità, diritti e futuro, convinto che «se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto».

Testimonianze di vita, il fronte di Brancaccio

Un momento molto toccante dell’incontro è stato il collegamento video con due testimoni che hanno vissuto fianco a fianco con Padre Puglisi. Gregorio Porcaro, ex viceparroco di 3P, ha descritto la «pastorale della prossimità» di don Pino: un impegno che significava vivere il territorio, guardando i ragazzi negli occhi per farli sentire "prossimi" e non scarti. Pino Martinez, collaboratore storico e membro del comitato "Intercom", ha rievocato la lotta politica e sociale per ottenere servizi basilari a Brancaccio, come la scuola media e un centro socio-sanitario, simboli di uno Stato che don Pino voleva rendere presente in un quartiere dimenticato.

Il martirio e quel sorriso indelebile

Un'altra parte molto toccante della serata è stata il racconto del martirio, avvenuto nel giorno del suo 56° compleanno. Le parole del killer sono risuonate come un monito: l'incontro sotto casa, la finta rapina e la risposta serena di don Pino, «me l’aspettavo», accompagnata da un sorriso che l'assassino non ha mai potuto dimenticare. Quel sorriso, che neanche un colpo di pistola alla nuca è riuscito a spegnere, è diventato l'emblema della vittoria della vita sulla cultura della morte.

Il momento culminante della parte religiosa, guidata dal Vescovo Marco Prastaro, è stato l'ingresso della reliquia del Beato Puglisi, una goccia del suo sangue. Questo prezioso segno è custodito da don Giancarlo D’Ugo, oggi parroco a San Damiano, ma un tempo chierichetto proprio di don Pino a Palermo. La venerazione della reliquia ha rappresentato per i fedeli astigiani un contatto fisico con il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia "in odium fidei".

La serata, alla quale hanno preso parte oltre trecento persone, ha visto la partecipazione di diverse istituzioni, con la presenza del Questore Marina Di Donato, del Colonnello della Guardia di Finanza Salvatore La Bella e dei rappresentanti del mondo scolastico e sociale.

Alla Collegiata c'erano anche l'ex sindaco di Aramengo Giuseppe Marchese - che ha voluto intitolare a Padre Puglisi, alcuni anni fa, l'area panoramica dei Canuto - i rappresentanti del gruppo Scout Asti 1 e del gruppo di San Damiano, l'Acaps (Associazione Culturale Amici della Polizia Scientifica ODV) e il Garante dei detenuti del carcere di Quarto, Domenico Massano.

Un momento importante di condivisione, preghiera e impegno sociale che l'associazione Libera - rappresentata dai portavoce Simone Barbiero, Gionata Borin e da Emanuele Cappello - ha rimarcato voler ricordare non solo l'impegno di don Puglisi contro la mafia, ma anche di don Luigi Ciotti, il presidente di Libera, quello di Papa Giovanni Paolo II quando condannava le stragi degli anni '90 e quello di Papa Francesco. Da Libera è poi andato un ringraziamento speciale al Coro Famiglia di San Domenico Savio, diretto da Nuccia Scoglia, «per l'intensità nell'interpretazione dei canti che ha coinvolto i presenti» e al maestro Pierluigi Amisano che ha accompagnato all'organo i vari interventi.

[foto servizio Ago]

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