La prima sede
10 Maggio 2026 17:12:00
Sono nati da poco, sono giovani, sono solo in quindici ma puntano in alto: cambiare il sistema, un capo per volta.
Sono i volontari dell’associazione Asti Slow Fashion, nata sull’onda del movimento Fridays For Future che raccoglie ragazzi impegnati in azioni concrete per la sostenibilità ambientale e sociale dell’intero pianeta.
Asti Slow Fashion, in particolare, nasce in contrapposizione alla “fast fashion”, il circolo vizioso del pronto moda e degli indumenti “usa e getta” che alimentano un mondo di sfruttamento della manodopera, di depauperamento delle risorse del pianeta per l’impiego smodato di fibre tessili, di inquinamento dato dalle montagne di vestiti da smaltire perché invenduti o messi poche volte e gettati a causa della scarsa qualità.
Contro tutto questo i ragazzi di Asti Slow Fashion portano avanti un discorso di sensibilizzazione attraverso la loro community (in crescita e di cui fanno parte persone di ogni età) che si è ritrovata intorno agli eventi che li hanno fatto conoscere in città, ovvero gli swap party. Si tratta degli incontri in cui ci si scambiano vestiti usati ma in buono stato. Si portano fino ad un massimo di cinque capi ricevendo un “carnet” di punti che possono essere spesi in vestiti portati lì da altri. Senza esborso di denaro ci si disfa di maglie, pantaloni, camicie, giacche e cappotti che non sono più di taglia o non piacciono più e si torna a casa con capi diversi da sfoggiare.
«Abbiamo calcolato che, nei nostri swap party, abbiamo salvato dalla discarica almeno un migliaio di capi usciti inesorabilmente dagli armadi degli astigiani – spiega la presidente Federica Alessio che con i suoi 27 anni è la più “vecchia” del gruppo di volontari – ma soprattutto abbiamo fatto conoscere il nostro progetto a persone totalmente sconosciute che non avremmo saputo raggiungere in altro modo che ora seguono le nostre iniziative e condividono la necessità di limitare lo spreco e porre limiti ad un consumismo che di limiti sembra non averne».
L’associazione necessitava ora di una sede, pur piccola, per fare magazzino e per poter organizzare gli swap party in autonomia senza dover cercare ogni volta un luogo che li ospitasse.
Una richiesta di cui si è fatto portavoce il consigliere di minoranza Michele Miravalle il quale si è rivolto all’assessore Loretta Bologna che si è fatta anch’essa parte attiva per trovare un posto adatto.
Individuato nell’ex peso pubblico di Campo del Palio il quale, dismesso da tempo il suo ruolo a beneficio di contadini e commercianti di un’Asti rurale che non esiste più, si era trasformato per anni nell’acquario di pesci d’acqua dolce del Tanaro. Ora era di nuovo in disuso da un po’ di tempo. Da domenica 24 maggio (giorno dell’inaugurazione) lo storico “gabbiotto” tornerà ad essere vissuto. Tra l’altro in una posizione strategica per i parcheggi e per il doppio mercato settimanale di fronte, oltre allo spazio intorno ad esso che consentirà di organizzare diversi eventi.
Per le spese iniziali, Asti Slow Fashion ha avuto l’aiuto dell’associazione “1 Caffè Onlus”, fondata dall’attore torinese Luca Argentero per sostenere proprio piccole realtà di volontariato.
«Abbiamo già pronto il calendario eventi 2026 – spiega Elisa Zanaga, cofondatrice e tesoriera dell’associazione – Intanto organizzeremo due swap party al mese, visto che possiamo finalmente disporre di un luogo nostro in cui ospitarli e di un magazzino in cui tenere i capi avanzati da un appuntamento all’altro. E poi abbiamo già preso contatti per raccolte mirate di indumenti in collaborazione con altre associazioni storicamente presenti sul territorio ed attive in questo servizio. Ci metteremo a disposizione per la pulizia di spazi comuni in città, sempre in uno spirito di servizio a favore della collettività».
Già fissata a giugno anche l’inaugurazione della mostra fotografica “Scienza sotto i campanili” con l’obiettivo di ritrarre i segni di crisi climatica anche sul nostro territorio.
Verrà inoltre diffuso un questionario a tutta la cittadinanza per raccogliere idee ed esigenze più sentite dalle persone.
Non solo un gruppo di giovani che organizzano scambi di indumenti usati ma una punta di diamante di una nuova generazione che si mette in gioco per proteggere quel che può dallo sfruttamento, che sia di ambiente o di persone.
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