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«La riforma degli istituti tecnici, che partirà a settembre, abbasserà la qualità dell'istruzione»

Presidio della Flc Cgil in piazza Alfieri - Li Santi: «Si penalizzano le materie teoriche a favore del sapere pratico»

«La riforma degli istituti tecnici, che partirà a settembre, abbasserà la qualità dell'istruzione»

I partecipanti al presidio in piazza Alfieri

Si accende il dibattito sulla riforma degli istituti tecnici che sarà attuata da settembre a partire dalle classi prime.

Dopo anni di dibattito, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha infatti approvato il nuovo assetto dell’istruzione tecnica con il decreto ministeriale 29 dello scorso 19 febbraio che ridefinisce indirizzi, articolazioni, quadri orari e risultati di apprendimento dei percorsi di studio.

Una revisione che rientra nelle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e punta ad aggiornare i curricoli degli istituti tecnici in relazione alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi e alle competenze richieste dal mercato del lavoro. L'obiettivo è ridurre lo scollamento tra la scuola e il mondo produttivo, che da tempo denuncia il fatto di non riuscire a trovare personale tecnico da impiegare nelle aziende, traducendosi nella volontà di favorire gli insegnamenti professionalizzanti e le materie tecniche di indirizzo, lasciando al contempo una maggiore autonomia alle scuole per la definizione del curricolo, da legare anche alla realtà economica del territorio in cui insiste.

Per quanto riguarda i quadri orari, il decreto interviene distinguendo tra un’area di indirizzo generale, comune a tutti gli indirizzi, e una di indirizzo flessibile. In tale ridefinizione è presente una quota oraria affidata all’autonomia scolastica: per le classi prime sono previste 66 ore annue, mentre nel quinto anno la quota a disposizione dell’istituto arriva a 231 ore annue.

L'intervento di Mario Li Santi

A contestare la riforma, con due diverse manifestazioni di sciopero, varie sigle dei sindacati di base e la Flc Cgil, che è scesa in piazza per manifestare il proprio dissenso organizzando anche presidi a livello provinciale, come quello sotto l’Ufficio scolastico territoriale in piazza Alfieri ad Asti.

«Contestiamo l’impianto ideologico della riforma - ha affermato Mario Li Santi, segretario generale territoriale Flc Cgil - che vuole impoverire la conoscenza e i percorsi di apprendimento andando a penalizzare materie fondamentali come italiano e storia, con una conseguente riduzione dei posti di lavoro per gli insegnanti di quelle classi di concorso. Ci lamentiamo spesso che i giovani hanno una scarsa conoscenza della lingua, nel nostro ordinamento l’esame di Maturità prevede una prova scritta di Italiano, e poi andiamo a ridurne le ore di insegnamento. La riforma penalizza le materie teoriche a favore del sapere pratico».

Li Santi sottolinea anche il disagio della famiglie. «Il decreto - afferma - è stato approvato lo scorso 19 febbraio, quindi successivamente all’iscrizione alle classi prime per il prossimo anno scolastico, per cui le famiglie non erano a conoscenza delle modifiche che saranno introdotte da settembre».

È quindi stato avanzata una richiesta all'indirizzo del Governo. «Con lo sciopero di oggi - ha affermato - chiediamo l’annullamento, o quantomeno un rinvio, della riforma per una discussione più trasparente. A questo scopo una delegazione di sindacalisti è stata ricevuta dall’Ufficio scolastico territoriale e ha consegnato una lettera aperta rivolta al Ministero dell’Istruzione».

Le parole di Davide Viola

D’accordo Davide Viola, insegnante di sostegno e Rsu Flc Cgil all’istituto Penna. «I risultati di questa riforma - ha affermato - saranno i tagli al personale scolastico, perché l’obiettivo finale del Governo, secondo noi, consiste nel ridurre gli anni di scuola superiore da 5 a 4, come si comincerà già a fare da settembre nelle classi prime degli istituti professionali, che vedranno l’introduzione del modello “4 più 2” (4 anni di scuola superiore e due di corso post diploma Its, a scelta del ragazzo). Un sistema che renderà sempre più difficile l’ingresso in ruolo dei docenti precari, dato che si va verso la diminuzione degli organici».
«In secondo luogo - ha continuato - la riforma prevede che vengano tagliate alcune delle materie fondamentali, come Italiano o Scienze integrate, sostituite da materie tecnico-pratiche, a scapito della cultura generale.
Quindi, riassumendo - ha concluso - la riforma ci pone di fronte a due problemi: uno di natura occupazionale, per la diminuzione degli organici e l’aumento della precarietà, e l’altro di natura culturale. La preparazione generale sarà meno solida, "schiacciata" sul mondo del lavoro. Questi due problemi hanno secondo noi un disegno generale: abbassare la qualità del sistema pubblico di istruzione a vantaggio di quello privato. Un percorso lungo, iniziato anni fa, di cui la riforma degli istituti tecnici rappresenta solo un tassello. Un percorso che porterà a formare cittadini meno consapevoli, sempre meno in grado di decodificare un presente caotico e complesso».



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