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Cent'anni di Valdocco: al Colle Don Bosco la mostra missionaria diventa virtuale e condivisa

Il museo del Colle Don Bosco celebra il centenario dell'esposizione e racconta culture extraeuropee e l'impegno missionario salesiano

Cent'anni di Valdocco: al Colle Don Bosco la mostra missionaria diventa virtuale e condivisa

Al Colle Don Bosco il Museo etnografico missionario, dopo aver celebrato nel 2025 i 150 anni delle missioni salesiani (1875), ricorda quest’anno i 100 anni dell’esposizione missionaria salesiana a Valdocco (1926). Dedicato al cardinal Cagliero, il museo è stato allestito nell’attuale spazio nel 1988, in occasione del centenario della morte di don Bosco.

Attraverso gli oggetti provenienti dai continenti extra europei racconta la vita, la cultura e le tradizioni di diversi popoli, oltre a testimoniare il lavoro dei missionari a partire dalla prima spedizione in Patagonia.

Il museo nasce con l’esposizione missionaria vaticana del 1925, voluta da Pio XI; terminato il Giubileo, gli oggetti vennero trasferiti a Torino per una mostra celebrativa del cinquantenario della prima missione salesiana. Chiusa l’esposizione, la collezione venne conservata in un deposito a Valdocco, quindi nel 1941 per proteggerla dai bombardamenti fu trasferita al Colle.

Nel 2000 in occasione del Giubileo il museo è stato completamente riallestito e nel 2016 arricchito di nuovi contenuti multimediali. Nelle 41 vetrine, che seguono un ordine cronologico e geografico, sono esposti circa mille oggetti che rappresentano il 12% dell’intera imponente collezione. Fa parte delle Rete del patrimonio salesiano (Repasa) istituita in occasione dell’incontro dei musei missionari salesiani tenutosi al Colle nel 2024.

Per ricordare e celebrare insieme a tutti i musei salesiani il centenario dell’esposizione di Valdocco verrà organizzata virtuale condivisa. Avrà modalità espositive completamente diverse rispetto a cent’anni fa e che oggi sono possibili grazie alle tecnologie informatiche e digitali dando a chiunque di poterla visitare da remoto.

L’importanza di questa innovativa esposizione vuole sottolineare il fatto che i musei non sono proprietà privata.

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