Cerca

Rifiuti, approvata la nuova Tares<br/>Ecco chi ci guadagna e chi no

cassonetti dei rifiuti

Approvata la Tares, il nuovo tributo sui rifiuti che in molte altre città è già stato descritto come iniquo. Clamorosi casi di benefici (le banche) e pesanti aumenti per utenze già penalizzate dall’IMU, come le scuole. I parametri decisi su paletti imposti dal governo, anche se l’amministrazione comunale ha fatto un lavoro certosino per sgravare molte utenze domestiche...

Il Consiglio comunale ha approvato il regolamento e le aliquote per l’applicazione della TARES, il tributo sui rifiuti e sui servizi. Una tassa “indigesta”, ereditata dal Governo Monti e inserita nel Decreto Salva Italia, che, ancora una volta, colpirà cittadini e attività in un modo decisamente bizzarro perché in alcuni casi gli utenti andranno a pagare molto di più mentre in altri, vedi le banche già avvantaggiate dall’IMU, beneficeranno di un ribasso eccezionalmente significativo. «Rispetto alla situazione precedente il nuovo metodo avrà l’effetto di aumentare il carico sulle utenze domestiche e di ridurlo sulle utenze non domestiche (attività commerciali, produttive e professionali) - spiegano gli amministratori - Questo effetto sarebbe stato molto più marcato se il Comune, nella determinazione delle tariffe, non avesse introdotto tutti i meccanismi possibili per tentare di ridurre il carico sulle famiglie».

Sfortunatamente le amministrazioni comunali sono state messe nella quasi impossibilità di poter rimodulare in modo più equo il balzello voluto da Roma anche se va riconosciuta all’amministrazione Brignolo la scelta di aver tenuto, per le utenze domestiche, le aliquote più basse nei nuclei familiari più numerosi (da 5 in su) e di aver cercato di calmierare quelle per le altre famiglie. Purtroppo non mancano le brutte sorprese. Oltre ai costi dei servizi compresi nella TARES (ad Asti 16.193.987 euro) si aggiunge un “piccolo” extra che lo Stato si è autoregalato imponendo ai Comuni di fare da esattori. Alla tariffa è stata applicata una maggiorazione “a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili nella misura di 0,30/mq per superficie soggetta al tributo rifiuti”. Questa maggiorazione, che gli astigiani pagheranno nella 3° rata del 2 dicembre, è stata quantificata, ad Asti, in circa 1,5 milioni di euro, soldi che finiranno direttamente nelle casse dello Stato.

Durante i due giorni del Consiglio comunale dedicato alla TARES non sono mancate prese di posizione molto critiche sull’impostazione del tributo, come quella del consigliere Giovanni Pensabene (FdS) che è arrivato ad ipotizzare una sorta di “disubbidienza” civile: «Ho la convinzione che in questa pratica sia assente la politica. Dite che state adempiendo ad un obbligo di legge ma vorrei sapere qual è la sanzione se non si adempie a questo obbligo. Con questa pratica mettiamo una pietra tombale sulla raccolta differenziata perché l’amministrazione, scegliendo di mantenere la TARES come tributo e non tariffa, andrà anche ad eliminare gli sconti per i virtuosi della raccolta differenziata, tipo quel 15% per chi espone i bidoni sulla strada». Pensabene critica inoltre il fatto che l’Asp non abbia ancora applicato la “pesata” sui bidoni che garantirebbe una più equa tassazione sui cittadini. «Ad oggi non ci sono possibilità che questa pesa possa essere fatta perché l’azienda non è adeguatamente attrezzata - replica l’assessore al Bilancio Santo Cannella - Fare queste affermazioni non è altro che demagogia. Negli anni 2005-06 c’è stato un tentativo che andava in tal senso ma poi non se n’è fatto più nulla. Perché? Perché tecnicamente non ci sono gli strumenti e in tutta Italia esistono solo sporadici casi di piccoli centri che sono riusciti ad attivare quel tipo di verifica».

Quindi chi andrà a pagare di più? Per le utenze domestiche la TARES viene calcolata con una “quota fissa” -  applicando alla superficie dell’abitazione e dei locali che ne costituiscono pertinenze le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti - e una “quota variabile” - determinata in relazione al numero degli occupanti. Purtroppo, carte alla mano, gli aumenti in percentuale interessano sensibilmente chi più vive in una casa piccola rispetto ad una più grande. Un esempio? Una famiglia di 3 persone in una casa di 70/80mq viene colpita da un aumento del 16.28% mentre la stessa famiglia che vive in una casa di 130/140mq ha una riduzione del 7,33%. Un nucleo familiare di 4 persone che vive in 70/80 mq deve pagare un aumento del 31,08% mentre lo stesso nucleo in una casa di 130/140 mq paga “solo” una maggiorazione del 3,11%. Invece una famiglia di 6 persone che vive in una casa di 90/100 mq subisce un aggravio del 27,35% rispetto all’anno scorso mentre, se abitasse in una casa di 150/500 mq avrebbe lo sconto del 17,92%.

Anche tra le utenze non domestiche la differenza tra chi paga di più e chi meno salta subito gli occhi, soprattutto per alcune categorie a dir poco privilegiate dalla nuova impostazione della TARES. Il caso più evidente riguarda ancora una volta le banche. I 72 istituti di credito o banche presenti nel nostro comune godono di un abbattimento del tributo del 64,40%, un ribasso che il consigliere comunale Maurizio Lattanzio (Lista Civica) nonché presidente della Commissione Tributi commenta così: «Bisognerà spiegare ai cittadini che la tassa sui rifiuti privilegia in modo vergognoso gli istituti bancari mentre le abitazioni sino ad una certa metratura (100 metri quadri) avranno un aumento, contenuto ma sempre un aumento. Ma è possibile una cosa del genere?». Esattamente come per l’IMU ancora una volta le scuole vengono tartassate con un aumento del 228,60% («anche se queste pagavano, fino ad oggi, una tariffa veramente simbolica» sottolinea l’assessore Cannella).

Tra i tartassati si contano le aree scoperte operative (+391,96%), i campeggi, distributori di carburanti e impianti sportivi (123,07%), mense, birrerie e hamburgherie (+73,84%) mentre aumenti consistenti sono in arrivo per ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie pub (+26,91%), musei, biblioteche, associazioni e luoghi di culto (+17,25%), carrozzerie, officine (+21,44%). Oltre le banche possono essere felici i titolari di cinema e teatri (-43,20%), i proprietari di banchi di mercato, e i produttori agricoli (-85,25%), chi gestisce attività di ortofrutta, pescherie, vendita di fiori e piante (-63,63%), i titolari di discoteche, night club e sale da gioco (-52,46%) ma anche quelli che hanno negozi di abbigliamento, librerie, cartolerie, ferramenta (-24,41%) cui si aggiungono i supermercati, gli alimentari, panetterie, macellerie (-11,55%).

Anche in questo caso l’amministrazione comunale ha potuto deliberare le aliquote intervenendo su una quota fissa e una variabile e, in particolare, è stata quest’ultima ad aver influito negativamente o positivamente sulla TARES. Potendo intervenire sul coefficiente di produzione (Kd) vincolato ad un minimo e massimo imposto dallo Stato l’amministrazione ha deliberato di applicare un coefficiente massimo per le banche, supermercati e altre tipologie di attività ma questo non ha potuto evitare i “maxi sconti”.

«E’ stato fatto un lavoro certosino per mitigare tutti gli impatti negativi di questa tassa che, applicata secondo i parametri standard previsti dallo Stato, avrebbe avuto un effetto devastante sulle famiglie numerose e su alcune attività importanti e tipiche della nostra economia, come i ristoranti - spiegano il sindaco Brignolo e l’assessore Cannella - Gli interventi di mitigazione messi a punto dal Comune non hanno risolto tutti i problemi, ma sono il massimo reso possibile da una normativa che, a dispetto del decantato federalismo fiscale, ha legato ancora di più le mani ai Comuni, costringendoli a diventare meri esecutori ed esattori per conto dello Stato». Invece per il consigliere Marcello Coppo (Fratelli d’Italia) il problema è un altro: «La TARES è una tariffa che deve coprire il costo da 16 milioni di euro del servizio ma dobbiamo vedere tutto in prospettiva futura e chiederci cosa fare per abbattere i costi e correggere le evidenti storture. Una proposta è valorizzare i rifiuti ma si può anche discutere sul fatto che il Comune debba ancora essere visto come il principale fornitore di questi servizi e avere la maggioranza in società come l’Asp».

Riccardo Santagati
Twitter: @riccardosantaga
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Nuova Provincia di Asti

Caratteri rimanenti: 400

Edicola Digitale

©2025 La Nuova Provincia - Iscritta alla Camera di Commercio di Alessandria - Asti Capitale sociale € 10.000 i.v. - Registro Imprese: AT-28133