Le Camere di Commercio piemontesi passeranno da 8 a 3. Martedì mattina, infatti, la Giunta di Unioncamere Piemonte (composta dai presidenti degli otto Enti camerali della regione) ha approvato la
Le
Camere di Commercio piemontesi passeranno da 8 a 3. Martedì mattina, infatti, la Giunta di Unioncamere Piemonte (composta dai presidenti degli otto Enti camerali della regione) ha approvato la delibera che prevede la
riorganizzazione territoriale su tre aree, espressione delle caratteristiche geo-economiche della regione. Le tre Camere di Commercio individuate saranno: Nord Piemonte, Torino e Sud Piemonte (di cui farà parte Asti con Alessandria e Cuneo). «Il Sistema camerale piemontese, tra le prime realtà italiane, ha messo in moto un importante
processo di razionalizzazione e riorganizzazione delle sedi territoriali», commenta il presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello.
«Abbiamo deciso, seguendo un percorso volontario previsto dall'articolo 1 della Legge 580 del 1993 - continua - di recuperare efficienza,
senza comunque dimenticare le specificità economiche e geografiche della nostra regione e salvaguardando il legame tra economie locali e territorio».
Il provvedimento di Unioncamere "gioca d'anticipo" sul Decreto legge 90 del 2014, inerente la Riforma della Pubblica Amministrazione, che contiene anche il
provvedimento che taglia del 50% i diritti camerali pagati obbligatoriamente dalle aziende iscritte al registro delle Camere di Commercio (dimezzando, di fatto, le entrate, che si basano solo su queste risorse, dato che gli Enti camerali non ricevono fondi dallo Stato).
«Il Governo era partito con l'
idea di azzerare i diritti camerali - ricorda il deputato Pd Massimo Fiorio - ma posso dire che ora l'orientamento prevalente è quello contenuto nel successivo decreto PA (in procinto di approdare in Aula tra 15 giorni), che prevede appunto il loro dimezzamento, peraltro in forma progressiva. Infatti, dopo il confronto con il sistema camerale, si pensa ad una
riduzione che arrivi al 50% nel 2017, dopo una percentuale di taglio del 30% nel 2015 e del 40% nel 2016».
Ovviamente preoccupati sul futuro delle Camere di Commercio e dei loro dipendenti i sindacati. «La delibera della Giunta di Unioncamere - commenta Serena Moriondo, segretario provinciale Fp Cgil - dovrà essere seguita da un iter specifico che, semplificando, prevederà almeno due passaggi: la
ratifica del provvedimento da parte dei consigli camerali di ciascuna provincia e l'avvallo del Ministero dello Sviluppo economico».
«Senza entrate nel merito di questa proposta, comunque - prosegue - mi preme sottolineare che la situazione sul futuro delle Camere di Commercio è confusa, dato che
non è ancora stata presa una decisione sui diritti camerali, ovvero sulle risorse che consentono a questi Enti di esistere. Quel che si profila è che risparmi e razionalizzazioni dovranno essere effettuati, anche se ancora non si sa in quale modo». Da qui la speranza che non vengano azzerate le risorse. «In questo caso - indica - si cancellerebbero le Camere di Commercio, superando qualsiasi forma di razionalizzazione. Se invece i diritti venissero dimezzati, allora il sistema potrebbe ancora reggersi, ipotizzando comunque l'accorpamento di alcuni servizi. In generale, quindi,
abbiamo forti timori per la sorte dei dipendenti (45 ad Asti, 650 in tutto il Piemonte), che abbiamo seguito fin dall'inizio dell'iter.
Questi lavoratori, ad eccezione degli addetti delle aziende speciali collegate agli Enti camerali, sono
inquadrati con il contratto degli Enti locali, per cui eventuali esuberi dovrebbero essere assorbiti da altre Pubbliche Amministrazioni. Uso il condizionale perché, nel caso si dovesse attuare, sarebbe un passaggio problematico, sia per le professionalità specifiche dei dipendenti che non sempre sono spendibili in altri uffici pubblici, sia per i
l peso a livello economico che la Pubblica amministrazione si troverebbe a dover gestire (dato che finora le Camere di Commercio non hanno pesato sul bilancio dello Stato). In difesa di servizi e dipendenti degli Enti camerali, quindi, insieme alla Uil partiremo da Asti per partecipare al presidio sindacale nazionale unitario (promosso da Cgil, Cisl e Uil) che si terrà il 23 luglio nei pressi di Montecitorio».
e.f.