«E' tempo di ripensarla. Anzi: l'ideale sarebbe chiuderla perché non ho più voglia di lottare contro i mulini a vento». E' un Massimo Cotto piuttosto categorico quello che risponde
«E' tempo di ripensarla. Anzi: l'ideale sarebbe chiuderla perché non ho più voglia di lottare contro i mulini a vento». E' un
Massimo Cotto piuttosto categorico quello che risponde alle nostre domande sullo stato di salute generale di "
AstiMusica" e sulla sua diciannovesima edizione. Un'affermazione perentoria, conseguenza di un ragionamento che l'assessore alla Cultura del Comune di Asti, nonché direttore artistico della rassegna di piazza Cattedrale, articola su differenti livelli in modo lucido e oggettivo. A partire dal semplice concetto che «
qualsiasi scelta si faccia ci saranno sempre persone felici e altre no. Non esistono cose che non lascino in parte insoddisfatto qualcuno. Il fatto però che gli abitanti di piazza Cattedrale siano addirittura infastiditi per le prove dei suoni alle 19 è del tutto fuori dal mondo».
Il pensiero dell'assessore è chiaro e fornisce l'assist a due riflessioni specifiche. «Innanzi tutto ?- afferma ?-
bisogna capire cos'è che funziona maggiormente, o meglio se certe manifestazioni fanno bene alla popolazione o portano più danno che altro. Lo dico perché il mio punto di partenza è che noi abbiamo fatto di tutto per non irritare gli abitanti di piazza Cattedrale:
non si sfora mai dagli orari e tutti i concerti sono scelti per non dare fastidio a nessuno. Se però tutto questo, dopo ben diciannove anni, non viene rimarcato con forza da tutti noi, facciamo vincere una minoranza rumorosa anziché la maggioranza silenziosa».
E se questa argomentazione è indubbiamente vera, lo è altrettanto il fatto che
la formula che ha sempre reso peculiare il festival inizia a scricchiolare in uno dei suoi principali, e storici, punti di forza: la gratuità della maggior parte dei concerti. Un aspetto positivo che ha finito per creare un cortocircuito. «Non esiste festival al mondo dove 12 su 16 appuntamenti sono gratis ? spiega Cotto ? Se questo però significa che i quattro concerti a pagamento sono disertati bisogna
andare verso una esternalizzazione di AstiMusica. Significa che questo festival, come invece credevo io, non è un'isola di aggregazione, un unicum tra tanti festival "normali" organizzato con le sole forze di un comune. Faremo tre concerti grossi e lo daremo in gestione a chi vorrà farsene carico. Forse a quel punto gli astigiani capiranno quello che si sono persi».
E' proprio sull'
unicità della formula di AstiMusica che l'assessore insiste: «In 19 anni non c'è mai stato un solo artista che si sia negato per gli autografi e non abbiamo quasi mai avuto bisogno di un servizio di security. Un'atmosfera bellissima che ha sempre esaltato gli artisti, gli stessi che proprio per queste ragioni accettavano di venire spesso al 50% del cachet (Patti Smith, per citarne una, percepì "solo" 34 mila euro ? ndr)». Prosegue infatti Cotto: «La mia piccola osservazione è: perché noi dobbiamo fare gli stessi festival che si fanno in tutta l'Italia? Benissimo,
possiamo studiare di fare una piccola "Collisioni". Ma dove, se ovunque c'è qualcuno che protesta? Esattamente come un paio d'anni fa, quando abbiamo portato i New Trolls e l'Orchestra Sinfonica di Asti in piazza San Secondo e l'unico barista aperto si è lamentato preferendo tenere chiusa l'attività nonostante ci fossero mille persone paganti. Un esempio che dà la misura della mentalità locale».
Eppure ci sono manifestazioni il cui impatto culturale e artistico è straordinariamente più importante dell'opinione dei soliti detrattori ed è proprio in casi come questi che, pensiamo,
il principale segnale di "forza" dovrebbe provenire proprio da chi questa manifestazione la organizza e la paga (leggasi Comune e sua Amministrazione). L'assessore alla Cultura ci svela poi un retroscena, quasi un curioso scherzo del destino: «La cosa buffa ? dice ? è che proprio nei giorni scorsi stavo iniziando a discutere con Filippo Taricco (direttore artistico di "Collisioni",? ndr) per
portare "Collisioni" ad Asti. A quel punto avrei avuto una città entusiasta, 120mila persone ad Asti per cinque giorni e sarei comunque stato ostaggio di cinque famiglie in disaccordo con la manifestazione. Se si vuole creare una vera inversione di tendenza c'è bisogno di qualcuno che dica "basta, non è così in nessuna parte del mondo"».
Quel che si evince, in senso assoluto, è soprattutto un elemento: la questione AstiMusica è tanto semplice all'apparenza quando complicata nella sostanza. Le considerazioni da fare sono ancora molte e non tutte possono spiegare la situazione di impasse che sembra accusare la rassegna oggi come oggi. Aggiunge Cotto: «
Non credo ci sia disaffezione verso il festival: la gente sceglie dove investire, magari va a cena fuori invece che andare a un concerto. AstiMusica però non si è mai posta come un jukebox, la nostra filosofia è sempre stata "alternanza fra artisti emergenti e affermati, pochi concerti a pagamento e ogni sera un evento di genere diverso".
Personalmente non mi interessa che la gente conosca quel che propongo, ma che fidandosi della mia proposta si muova e vada a vedere uno spettacolo di musica dal vivo. La mentalità di chi pensa "non vado perché non conosco l'artista" non è quella di AstiMusica e non è quella che mi interessa».
Volenti o nolenti, è certo ormai che le cose cambieranno perché la situazione attuale lo impone. «E' f
inito il sogno di un festival che ha aggregato una città intorno a nomi che la gente non conosceva -? chiosa Massimo Cotto -? Cambieremo, non è un grande problema. Il mio rammarico è vedere che ci siamo abituati al silenzio e soprattutto non riuscire a giungere ai 20 anni di festival, che sarebbero stati una bella occasione celebrativa. Ma vedo un futuro sereno, in ogni caso. Ad oggi posso affermare che
non ci sarà più AstiMusica così come l'abbiamo conosciuta in questi anni; faremo un'edizione con tre concerti e scriverò un bel libro con tutte le storie accadute in questi anni. Dopo di che chi vuole venire venga e si ragionerà su altre soluzioni».
Luca Garrone