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Dall’acqua e dal fango<br/>all’orgoglio della rinascita

Dall’acqua e dal fango<br/>all’orgoglio della rinascita

Negli astigiani che hanno sopra i trent’anni di età, i ricordi sono divisi in due grandi categorie: quelli “prima” e quelli “dopo” l’alluvione del 1994. Come capita per ogni grande

Negli astigiani che hanno sopra i trent’anni di età, i ricordi sono divisi in due grandi categorie: quelli “prima” e quelli “dopo” l’alluvione del 1994. Come capita per ogni grande tragedia, tutti ricordano perfettamente dove fossero e cosa stessero facendo in quella tragica notte fra il 5 e il 6 novembre di vent’anni fa. Un ricordo indelebile, anche per chi l’alluvione non l’ha direttamente subita sulla propria pelle, cristallizzata per sempre dalle immagini di Campo del Palio allagato, delle cascine e di un’intera porzione di città sott’acqua così come restituite dalle immagini dei giornalisti che riprendevano da un elicottero in sorvolo alle zone alluvionate.

Paesi e città isolati per giorni, come Canelli, Rocchetta e poi Cerro e Castello d’Annone sui quali si era scaricata una quantità d’acqua inimmaginabile anche per chi viveva da generazioni accanto al fiume. Furono i giorni della grande disperazione, della presa d’atto dell’impotenza contro la forza della natura e della consapevolezza di aver violato il territorio con l’umana arroganza di poter far tutto senza pagare alcuno scotto. Furono i giorni della paura di non potercela fare a rialzarsi ma anche quelli dello straordinario esercito di volontari che arrivarono fin dal pomeriggio di domenica per mettersi a disposizione. Furono i giorni delle raccolte fondi nazionali per dare subito un po’ di respiro a chi aveva perso tutto ma furono anche quelli delle passerelle dei politici sui luoghi ancora infangati pronti a fare promesse di aiuto salvo poi disattenderle quando era ora di firmare provvedimenti e provvidenze.

Furono i giorni dell’orgoglio piemontese che spinse cittadini ed imprenditori, dopo un primo momento di totale smarrimento, a rimboccarsi le maniche, infilare gli stivali e ripulire tutto per ricominciare. Non da soli però, perché si capì che era necessario unirsi per far sentire la propria voce e portare le istanze a Roma, così lontana, così lenta, così sorda. Nelle pagine che seguono, abbiamo ripercorso la storia degli ultimi vent’anni, da quel tragico momento ad oggi, per vedere, messe tutte in fila, quante energie sono state spese per far rialzare il capo a mezza regione travolta dall’acqua. Abbiamo intervistato chi ricoprì ruoli di primo piano sia nei momenti immediatamente seguenti il disastro che nei mesi e negli anni successivi. Perché quella dell’alluvione è una storia molto lunga, in parte ancora aperta. E, come potrete vedere dal copioso materiale d’archivio, è una storia in bianco e nero.

Daniela Peira
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