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Fu rettore del santuario

Castelnuovo don Bosco: in un monologo il ricordo di don Molas

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Nel fine settimana sarà ricordato il salesiano José Domingo Molas, con il monologo di Marco Gobetti “Non vivevo sulla luna”, liberamente ispirato a un saggio di Dario Rei e al diario “Polvareda de bronce” e con il contributo di numerose testimonianze orali. Due le rappresentazioni nella sala consigliare: venerdì per gli studenti dell’Andriano e sabato alle 21 per la cittadinanza (ingresso libero).
Nato nel 1901 in Paraguay, nel 1922 venne in Italia all’istituto Salesiano di Foglizzo; ordinato sacerdote nel 1926, tornò poi nel suo paese natio per rientrare in Italia nel 1938. Fu rettore del santuario del Colle don Bosco. Dopo l’8 settembre 1943 si prodigò negli aiuti ai soldati sbandati, a soldati e aviatori inglesi e americani, ai renitenti alla leva e ai primi partigiani. Il 29 gennaio 1945 nei pressi di Sessant scampò miracolosamente a un attacco di due cacciabombardieri inglesi che mitragliarono la Fiat 1100 su cui viaggiava assieme l’ingegner Pietro Mosso di Cerreto e Tancredi Cabiati della ditta che costruiva l’Istituto Bernardi Semeria, che rimasero uccisi. Oltre a collocare i rifugiati al Santuarietto e nelle cascine circostanti e tenerli al riparo, cominciò a svolgere un’intensa attività di mediazione con i comandi tedeschi di Torino e di Asti e con le formazioni partigiane attestate fra Vallunga e Moncucco per la liberazione e lo scambio di prigionieri. Lasciò Castelnuovo nel 1949; rientrato in Paraguay, dal 1952 si stabilì a Montevideo. Morì nel 1984.
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