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Asti, troppe donne pronte a dimettersi dal lavoro e la Cgil spiega le alternative

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L’ha definita senza mezze parole una “piaga del nostro tempo”: lui è Luca Quagliotti, segretario generale della Cgil di Asti e la piaga cui si riferisce è quella delle dimissioni forzate dal lavoro di tante donne. Un fenomeno che esiste da molto tempo ma che durante la pandemia ha visto una grande impennata. Lo sanno bene alla Cgil, perché nei loro uffici sono aumentati in modo esponenziale i passaggi di donne che chiedevano come fare per ritirarsi dal lavoro. E i motivi sono sempre quelli: impossibilità di conciliare vita famigliare e lavoro, cambio di orari che “sballa” tutta l’organizzazione familiare, gestione di figli a casa da scuola a causa della didattica a distanza. «Un fenomeno che si è molto acuito durante la pandemia perché tutta l’organizzazione del lavoro e della scuola e, dunque, delle famiglie, è stata rivoluzionata – ha detto Quagliotti – e a farne le spese sono state soprattutto le donne che sono state indotte a sacrificare la loro indipendenza a favore della cura della famiglia». A presentare le dimissioni sono soprattutto donne nell’età in cui hanno i figli piccoli e quella in cui hanno invece i figli già grandi ma i genitori anziani da accudire. Il settore da cui fuggono maggiormente è quello del commercio a causa della sproporzione fra ore lavorate e retribuzione percepita. Ma una donna che lavora è una donna libera e dunque il posto va mantenuto e difeso, anche durante le “tempeste” come quelle del Covid. «Abbiamo sentito l’esigenza, come sindacato – prosegue Quagliotti – di realizzare un opuscolo che fornisca in modo chiaro e conciso tutte le alternative alle dimissioni. Si tratta di un lavoro editoriale per il quale ringrazio Luisa Rasero, Aurora Sabatini, Fernanda Torrella e Sabrina Bordone oltre a Luciano Rosso che ne ha realizzato la parte grafica e quella illustrata». Perché prima di rinunciare al lavoro sono molti i passaggi che si possono fare e contrattare con il proprio datore. Si va dall’aspettativa, considerata “penultima” spiaggia prima delle dimissioni perché non prevede stipendio e contributi pensionistici ma consente il mantenimento del posto di lavoro. Si può chiedere un part time, verticale o orizzontale per ricavare più tempo da dedicare alla famiglia nel momento del bisogno e con la prospettiva di tornare a tempo pieno nel momento in cui le esigenze dovessero cessare. Altro strumento è la flessibilità degli orari in entrata e in uscita dal lavoro, differenti rispetto a quelli standard che possono però consentire di conciliare esigenze di trasporto o di “recupero” di figli. Anche i congedi parentali vanno nella direzione di aiuto alle donne con figli fino a 12 anni di età.
Luca Quagliotti
E poi i permessi per malattia dei figli, la legge 104 per assistenza a persone disabili, permessi per assistenza di figli positivi al Covid cui aggiungere una serie di aiuti economici: premio alla nascita del figlio, buoni nido, assegno di natalità, assegno di maternità dei Comuni. «Nell’opuscolo sono raccolte tutte le alternative che noi proponiamo alle donne che si presentano ai nostri sportelli per dare le dimissioni e devo dire che molte ci hanno ripensato e hanno utilizzato uno o più strumenti di quelli elencati per ritagliarsi più tempo in famiglia ma mantenere il lavoro – spiega soddisfatto Quagliotti – in molti casi abbiamo condotto le trattative con i datori di lavoro e sono davvero poche quelle che poi hanno dovuto lasciare perché non si è trovato un accordo». L’opuscolo sarà in distribuzione gratuita da gennaio.

Daniela Peira

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