L’Astigiano ha fatto una parte grandissima nell’accoglienza di chi stava scappando dai bombardamenti.
I primi ad arrivare sono stati quelli che nella nostra provincia già avevano parenti o amici che ci vivevano e che si sono offerti di ospitarli. Poi, mano a mano che i giorni passavano e la guerra si inaspriva, sono cominciati ad arrivare i profughi senza riferimenti.
E la società civile ha risposto con una straordinaria disponibilità nel mettere a disposizione case, vestiti, cibo, tempo.
Tante le associazioni e gli enti che si sono spesi, ma una su tutte ha gestito la “questione Ucraina” con grande impegno: la Caritas.
«Dallo scoppio della guerra abbiamo accolto complessivamente 85 persone - dice Beppe Amico, direttore Caritas di Asti - coinvolgendo molti territori nell’accoglienza: Asti, Agliano, Calosso, Montechiaro, San Damiano, Cantarana, Villafranca, Cinaglio, San Martino Alfieri, Chiusano».

Di questi circa la metà non sono più in carico perchè dopo un periodo di permanenza provvisoria nell’Astigiano, hanno cercato autonomamente altre soluzioni di accoglienza presso parenti o comunità sparse nel mondo: Canada, Romania, Polonia o semplicemente altre città del Piemonte e d’Italia.
E poi ci sono stati i ritorni in patria, nonostante la guerra non sia finita.
«Molti sono rientrati per tornare ad occuparsi dei parenti anziani o feriti dai bombardamenti -prosegue Amico - mentre altri sono tornati per non perdere il posto di lavoro nella prospettiva del ritorno alla normalità a guerra finita. Sono state partenze drammatiche, le loro».
L’accoglienza astigiana è stata importante anche per persone malate e disabili. Il Rotary ha preso in carico due bambini che porta regolarmente alle visite al Gaslini di Genova. Lo Zonta Club sta invece sostenendo gli studi universitari di una brillante studentessa ucraina.
Quello che non è più sotto i riflettori è il fatto che gli arrivi non sono mai cessati e ancora oggi continuano ad arrivare profughi ucraini che scappano dai posti più bombardati. Tenendo conto che, nella stessa Ucraina ci sono oltre 7 milioni di profughi interni che vagano da una città all’altra in continuazione alla ricerca di casa, cibo, lavoro, denaro, pace.