Il secondo Asti Pride, che si è svolto sabato 16 luglio, è costato 10.548 euro a fronte di un budget disponibile di 10.543: 5 euro in più del previsto. A renderlo noto è l’associazione Asti Pride che, per trasparenza, ha voluto rendicontare le spese, i costi e le fonti di finanziamento di una manifestazione che non gode di sovvenzioni pubbliche. «Il 16 luglio siamo tornati a (r)esistere - commentano gli organizzatori - Un grande successo di partecipazione e di contenuti. Asti Pride è stato il frutto di un duro lavoro organizzativo partito nel gennaio scorso. Dieci gli eventi preparatori che hanno coinvolto la città e non solo a partire da aprile sino a luglio. Molti gli ostacoli superati, il principale quello inerente il percorso effettuato».
Ancora una volta è l’amministrazione Rasero a essere chiamata in causa per via della nota querelle sul percorso che ha visto il corteo passare in corso Savona una settimana dopo la chiusura del cavalcavia Giolitti. Il sindaco Rasero aveva chiesto ad Asti Pride di cambiare percorso per evitare ulteriori disagi sul traffico nella zona sud, già gravata dalla chiusura del Giolitti, ma gli organizzatori si erano fortemente opposti in tutte le sedi, a cominciare dalla questura. Alla fine il corteo è stato fatto secondo le indicazioni del Pride, ma la querelle con il Comune non si è ancora spenta. «L’amministrazione comunale ha tentato in tutti i modi, con motivazioni pretestuose, di impedire il percorso effettuato. - continuano i promotori - La situazione si è sbloccata solo nella prima settimana di luglio grazie alla risolutezza e determinazione dell’organizzazione che ha ribadito con forza a tutte le autorità coinvolte, come Asti Pride non sia una semplice festa, ma rivendicazione di diritti di uguaglianza ed inclusione, protetta, nella sua espressione, dall’articolo 17 della Costituzione».
È stato proprio durante i discorsi al termine del corteo che Patrizio Onori, presidente di Asti Pride, ha rilanciato il claim “(R)esistenzə” contro le prevaricazioni, discriminazioni e violenze, verbali quando non fisiche, che ancora oggi hanno come obiettivo persone della comunità LGBTQI+
«Perché è dalla Resistenza - continuano dal sodalizio - che la comunità LGBTQI+ deve ripartire per tornare con determinazione a rivendicare inclusione e piena cittadinanza. Occorre ritrovare lo spirito di Stonewall per raggiungere gli obiettivi prefissati sia quelli locali sia quelli nazionali tra i quali la rete READY, matrimonio ugualitario, legge contro la violenza omolesbotransfobica e riconoscimento figli di coppie dello stesso sesso. La nostra comunità è la minoranza che più mostra la propria forza numerica e di presenza, ma è la meno rappresentata dalla classe politica. È necessario cambiare passo. Per tale motivo la nostra associazione continuerà con determinazione a lavorare sul territorio auspicando un’apertura di dialogo da parte dell’amministrazione comunale partendo dai punti di rivendicazione indicati nel documento politico di Asti Pride 2022». Ma già si guarda al 25 settembre, data che per Asti Pride potrebbe segnare un punto di rottura.
«L’orizzonte politico nazionale si presenta come un campo minato. Le elezioni del 25 settembre prossimo potrebbero dare la maggioranza del Parlamento e il Governo in mano ad una politica conservatrice e reazionaria alleata a livello europeo con gruppi politici avversi all’affermazione dei diritti delle persone LGBTQI+. Occorre, quindi, tenersi pronti, non dimenticando che il primo Pride fu “rivolta”. Oggi quella rivolta è colorata e pacifica ma rimane combattiva e risoluta, sarebbe un errore sottovalutarci».
I CONTI DELL'ASTI PRIDE 2022 - (LEGGI IL PDF)
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