La riunione che si è svolta a FuoriLuogo è stata una chiacchierata tra amici che hanno a cuore obiettivi comuni, ma anche un incontro per riavviare un dibattito costruttivo, diffondere il nome “Astesana” e promuoverne la conoscenza. «Il territorio dell’Astesana, che ha una sua precisa collocazione storica, è stato un po’ dimenticato – ha esordito Riccardo Crisci, fondatore di FuoriLuogo – mentre Asti è conoscenza e quello che noi, come associazione vorremmo riprendere, non è fare una guerra, non è sostituire Astesana al Monferrato, ma ricreare un orgoglio e collaborare con i territori affini».
Motivo dell’approfondimento quindi: valorizzare e scoprire la storicità e il peso culturale dell’Astigiano. «Ci occuperemo di sviluppare una rete e raccogliere iniziative – ha continuato Crisci – con un programma che si svolgerà su più livelli e coinvolgerà vari settori».
Un’associazione, quella della Comunità Patrimoniale Faro Astesana, costituita circa un anno fa (prima nel Nord Ovest) da una ventina di persone e che in breve tempo ha trascinato sempre più appassionati. Presenti all’incontro, tra gli altri, il prof. Marco Devecchi, presidente ODAF AT, Andrea Ghignone, sindaco di Moasca e, collegato online, il segretario dell’associazione, Alessandro Barone.
Quattro chiacchiere che sono servite per ricostruire il percorso che, dal 2005 al 2014, ci ha portato ad essere patrimonio dell’umanità, ma non a sapere che è Asti la sede del sito UNESCO, in cui si è ricordato che inizialmente la denominazione alla candidatura era “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte” diventata poi “Langhe Roero Monferrato” e in cui è stato suggerito di chiamare la Core zone di Canelli (che non appartiene né a Langhe né a Monferrato o Roero) zona di “Canelli e dell’Astesana”.
«Io ritengo che la zona sia Monferrato – ha ribattuto Ghignone – ma individuare una Core Astesana è condivisibile»; bisogna soprattutto trovare il modo di risvegliare la comunità coinvolgendo le varie figure professionali, elemento aggregatore di partenza, tenendo conto che Asti è sempre stata una città stato e dovrebbe fare da baricentro del territorio. «Un pregiudizio da sfatare – ha aggiunto Riccardo Crisci – è quello di dire che Asti non emerge perché manca la collaborazione mentre più che altro manca la comunicazione».
L’idea dell’associazione è quella di fissare appuntamenti continuativi, aperti a tutti, dove poter esprimere suggerimenti e progetti per ridare centralità ad Asti e riportare alla ribalta il nome Astesana “non in termine di lotta – ha concluso Crisci – ma in termine dinamico, nuovo e vivo». Scoprire luoghi, dunque, e oggetti ma soprattutto la storia che li riguarda, informare per ridare concretezza e identità a posti bellissimi.
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