La politica torna a discutere del progetto di costruire un nuovo padiglione nella prigione di Quarto, alle porte di Asti. Un progetto, messo in campo dal competente Ministero, che ha messo tutte le forze politiche d'accordo nell'essere contrarie a qualsiasi ampliamento della struttura che, in pratica, significherebbe accogliere nella casa circondariale circa 120 nuovi detenuti.
Ma oggi il Movimento 5 Stelle punta l'attenzione su quello che definisce «un clamoroso scivolone" dell'amministrazione Rasero.
«Eravamo tutti d’accordo che l’allargamento del carcere di Asti non fosse per nulla opportuno e, prima che cambiasse il Governo con tutti i suoi rappresentanti, come forza politica avevamo prontamente interessato i referenti nazionali al fine di rivedere il progetto di ampliamento della Casa di reclusione di Asti. Erano state altresì presentate interrogazioni parlamentari da altre forze politiche - spiega il capogruppo in Consiglio comunale Massimo Cerruti - Ora però il Comune di Asti l’ha combinata grossa. Come previsto dalla L.241/1990 il Comune poteva (e doveva) presentare formale opposizione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri contro le conclusioni della Conferenza dei Servizi e l’iter autorizzativo urbanistico trasmesso al Comune il 28 aprile. Cosa che l'amministrazione comunale ha fatto».
«Tale opposizione è stata presentata solo in data 14 maggio - continua Cerruti - e la stessa Delibera di Giunta 153 con la quale l’amministrazione ha deciso di opporsi è avvenuta il giorno 11 maggio cioè in ritardo, oltre il termine perentorio di 10 giorni consentiti dalla legge. Un clamoroso autogoal».
Dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri è infatti arrivata la nota ufficiale che giudica inammissibile l'azione del Comune di Asti proprio perché tardiva rispetto ai tempi previsti dalla legge.
«Una città che ambisce ad attrarre più sviluppo, lavoro e turisti che apprezzino prodotti astigiani e non francesi - continua Cerruti - finisce per incrementare sul territorio solo il numero dei detenuti creando o acuendo una serie di problemi determinati dalla realizzazione di un padiglione detentivo da 120 persone che andrebbero ad aggiungersi alle già 300 presenze in forte esubero rispetto i 214 posti previsti. [...] Il sindaco e la sua amministrazione, oltre a ignorare i procuratori antimafia, prima si riempiono la bocca con roboanti annunci evidenziando come l’ampliamento del carcere ospitante detenuti a massima sicurezza rischia di determinare una negativa ricaduta sociale sul territorio astigiano già provato e colpito da attività criminali, poi alla prova dei fatti calcia il rigore in tribuna. Come forze politiche di minoranza presenteremo interpellanza e chiederemo urgenti spiegazioni in Consiglio comunale circa l’accaduto e le iniziative che si intendono prendere».
Il vice sindaco Marcello Coppo ha invece annunciato l'intenzione del Comune di ricorrere al TAR, se sarà necessario, contro il progetto del Ministero e, tra le varie contestazioni nel merito, porterà anche quella che il terreno della prigione di Quarto si trova su un terreno a rischio di esondazione essendo a meno di un chilometro dal fiume Tanaro.
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