Intervista
28 Luglio 2026 11:17:00
«La soddisfazione più grande non è solo il successo dei concerti, ma vedere che AstiMusica è riuscita a lasciare qualcosa nelle persone. Era questo l’obiettivo che ci eravamo dati e sapere di averlo raggiunto mi rende orgoglioso».
Così Paride Candelaresi, assessore comunale alla Cultura, impegnato da un anno nell’organizzazione del festival AstiMusica terminato martedì scorso, commenta l’edizione 2026.
Assessore, si è chiusa la 29esima edizione di AstiMusica. Si è rivelato il festival che ha studiato e progettato per un anno intero oppure ha superato le aspettative?
Più che superare le aspettative, direi che abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Dietro AstiMusica c’è stato oltre un anno di lavoro, di progettazione e di scelte fatte con grande attenzione. Quando costruisci un festival con questa cura, lo fai immaginando esattamente il tipo di risposta che vorresti ottenere. Per questo motivo vedere migliaia di persone partecipare, ricevere messaggi di chi sta già contando i giorni per la prossima edizione o sente nostalgia del festival è la conferma più bella che il lavoro svolto è andato nella direzione giusta.
La soddisfazione più grande, quindi, è vedere che AstiMusica è riuscita a lasciare qualcosa nelle persone. Era questo l’obiettivo che ci eravamo dati e sapere di averlo raggiunto mi rende orgoglioso.
Con quali aggettivi definirebbe l’edizione appena conclusa e per quali motivi?
Bella, perché a volte le parole più semplici sono anche le più difficili da spiegare. Bella come sanno esserlo le cose che ti fanno stare bene e che, quando finiscono, ti mancano. Credo che AstiMusica abbia lasciato proprio questa sensazione.
Plurale, perché è un festival che mette insieme mondi diversi. Ho visto i genitori emozionarsi con i Pooh, i figli aspettare Salmo e, pochi giorni dopo, tutti sotto lo stesso palco a cantare le canzoni degli anni Novanta.
Ambiziosa, perché non si è mai accontentata. Ogni edizione è stata pensata per alzare il livello, nella qualità degli artisti, nell’organizzazione e nell’identità, senza perdere il legame con la sua storia.
Il festival ha previsto quest’anno numerose date con grandi nomi internazionali e popolari artisti italiani. Fondamentale per raggiungere questo risultato è stata la scelta di spostare il festival da piazza Cattedrale a piazza Alfieri, da lei fortemente voluta. Siamo arrivati alla capienza massima quest’anno?
Lo spostamento in piazza Alfieri è stato innanzitutto una scelta qualitativa. Avevamo bisogno di uno spazio che potesse ospitare un palco imponente, tra i più grandi e maestosi mai allestiti ad Asti, indispensabile per produzioni come OneRepublic, Salmo, Giorgia, Anastacia e altri grandi artisti. Serviva poi un’area capace di accogliere tutta la macchina organizzativa del festival: gli spazi tecnici, l’allestimento delle produzioni e un numero maggiore di punti ristoro, per offrire un servizio migliore al pubblico.
C’è poi un aspetto interessante: l’accessibilità. Chi arriva da fuori può lasciare l’auto in piazza Campo del Palio e raggiungere l’ingresso del festival in pochi passi. In tante manifestazioni bisogna prendere navette, percorrere lunghi tragitti o raggiungere luoghi scomodissimi. Ad Asti, invece, tutto è semplice e immediato. È uno dei complimenti che abbiamo ricevuto più spesso da chi è venuto da fuori.
La maggiore capienza è stata una conseguenza naturale di questa scelta e ci ha permesso di accogliere al meglio il pubblico sia nella serate gratuite (con quasi 7000 persone a sera) e di spettacoli numericamente impegnativi come OneRepublic, Litfiba e Ruffini. Sono convinto che, con un artista internazionale di richiamo ancora maggiore e con l’eventuale allestimento di tribune, la piazza potrà essere usata del tutto.
Faccio tuttavia sempre un po’ fatica quando il dibattito si ferma ai numeri. I numeri sono importanti, ma arrivano dopo. La prima domanda è sempre: quanta gente c’era? Io credo che la prima dovrebbe essere un’altra: è stato un bello spettacolo? Perché i numeri misurano le presenze, non sempre il valore di quello che accade su un palco.
Detto questo, se qualcuno vuole leggere AstiMusica attraverso i numeri, anche quelli raccontano una storia di grande successo con oltre 50mila presenze.

Lo spettacolo di Paolo Ruffini è stato quello con il maggiore numero di spettatori (quasi 6mila i biglietti venduti) tra gli eventi a pagamento
Come mai quest’anno avete scelto di collocare il palco dal lato della statua di Vittorio Alfieri?
La scelta di posizionarlo sul lato corto della piazza, rivolto verso quello più ampio, è stata fatta per garantire una migliore prospettiva visiva anche agli spettatori più lontani e una resa acustica più uniforme. Inoltre, questa configurazione ci ha permesso di ricavare un’area retropalco con camerini, spazi tecnici e una base operativa adeguata alle esigenze di un festival come questo.
Come ha dichiarato fin dall’inizio, dal punto di vista economico il Comune ha sostenuto, per l’organizzazione del festival, sempre le stesse voci del passato: la struttura, il palco, una parte dei servizi tecnici e la sicurezza. Quanto ha investito quest’anno su una operazione economica da 2 milioni di euro, resa possibile dall’investimento privato delle società Mister Wolf e Audere?
L’impegno economico del Comune è stato di 200mila euro per coprire le voci che ha citato, cifra inserita per la prima volta come voce di bilancio, e non come variazione, proprio per sottolineare l’importanza della manifestazione. E che si è aggiunta ai 2 milioni di euro investiti dai privati.
Più volte in queste settimane ha sottolineato che in città si respirava “aria di festival”. Merito solo dei nomi in cartellone o ha contributo secondo lei qualche altro fattore?
Credo che una delle cose più belle di questa edizione sia stata proprio l’atmosfera che si è creata. Il fatto di avere un appuntamento dopo l’altro, senza interruzioni, ha dato la sensazione di vivere un vero festival. Ogni mattina ci si chiedeva quale big sarebbe arrivato in città quella sera, quale artista avrebbe calcato il palco. E questa atmosfera non era limitata all’interno di piazza Alfieri. La notavi nelle persone che passeggiavano per il centro città con la maglietta del loro artista preferito, nei tanti turisti arrivati da tutta Italia e anche dall’estero (per concerti come quelli di Morrissey, Il Volo o OneRepublic), nei selfie davanti ai monumenti, nei bar e nei dehor, prima e dopo gli spettacoli. C’erano persone che magari si fermavano anche solo per ascoltare qualche canzone dall’esterno della piazza o per respirare quell’energia. Insomma, un po’ tutti ne parlavano. È stato bello.
Quale serata l’ha reso maggiormente orgoglioso?
Ogni serata è per me come un figlio. È difficile scegliere, ma ammetto che con Anastacia, Morrissey, Giorgia e Salmo ho personalmente vissuto momenti intensi.
Da quale artista, tra quelli saliti sul palco, ha ricevuto il riscontro più gradito riguardo al festival?
Paolo Ruffini, Giorgia e Il Volo, così come altri artisti, hanno espresso grande apprezzamento per AstiMusica e per il cartellone di quest’anno. In molti si sono complimentati anche per il palco e per le strutture allestite: un impianto imponente, all’altezza di produzioni importanti. È un riconoscimento che ci ha fatto davvero piacere.

Il Volo sul palco di piazza Alfieri
Considerando le tempistiche del settore e la mole di lavoro che richiede un cartellone di questo livello, credo stiate già pensando all’edizione 2027. Pensate il prossimo anno di dare spazio anche ad artisti amati dagli adolescenti, che ormai rappresentano una fetta di pubblico? Continuerete con la formula attuale che comprende anche qualche serata gratuita, considerato il successo di pubblico ottenuto?
Ogni edizione ha una storia a sé e non va mai replicata. Quello che non cambierà è la nostra idea di festival: continuare a mettere insieme pubblici diversi, far dialogare generazioni differenti. A tal proposito ringrazio Audere e Mister Wolf, per me non più solo una squadra di professionisti, ma un gruppo di persone bellissime che ha lavorato con grande impegno e abnegazione.
Effettivamente sul 2027 stiamo già lavorando. E... sì, ci saranno come sempre le serate gratuite, affinché il festival sia sempre una festa per tutta la città.
Quella del prossimo anno sarà la 30esima edizione. Quali sogni ha al riguardo?
Ho tanti sogni nel cassetto.
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