Cerca

Astimusica

Sold Out lo spettacolo con Paolo Ruffini e la compagnia Mayor Von Frinzius ad Asti Musica

Un "viaggio" che alterna comicità, riflessione sui social e sulla fede, musica e inclusività in chiave ironica ma anche profondamente emotiva

Sold Out lo spettacolo con Paolo Ruffini e la compagnia Mayor Von Frinzius ad Asti Musica

Foto di Maria Grazia Billi

Asti ha accolto ieri sera Paolo Ruffini insieme alla compagnia Mayor Von Frinzius, protagonista di uno degli appuntamenti più attesi di Asti Musica 2026. Lo spettacolo sold out, ha attirato pubblico anche da altre province della nostra regione.

Con Din Don Down – Alla ricerca di (D)io, l’attore e regista livornese ha portato sul palco molto più di uno spettacolo teatrale: un mix tra comicità, filosofia e umanità che ha coinvolto il pubblico in un "viaggio", come lo ha definito lo stesso Ruffini.

Dopo una prima introduzione sui maxi schermi di Paolo insieme a Federico Parlanti, uno dei protagonisti, il protagonista ha fatto il suo ingresso a sorpresa tra il pubblico. Lo spettacolo è entrato subito nel vivo, coinvolgendo direttamente gli spettatori e "rompendo il ghiaccio", ad esempio telefonando alla mamma di una spettatrice che purtroppo non è potuta essere presente allo spettacolo.

Ad accompagnare lo spettacolo è stato il pianoforte di Claudia Campolongo, capace di sottolineare con eleganza il passaggio dalla comicità alla poesia.

Insieme agli attori della compagnia Mayor Von Frinzius, realtà teatrale composta anche da persone con disabilità, Ruffini ha costruito uno spettacolo in continua evoluzione, dove il copione lascia spazio all’improvvisazione, alla spontaneità e alla forza delle emozioni autentiche. Fin dalle prime battute il pubblico è stato chiamato a interrogarsi sul mondo di oggi, tra la superficialità dei social network, il bisogno di apparire e la difficoltà, sempre più diffusa, di mettersi realmente in discussione.

«I social hanno trasformato l'uomo in un "animale social", dove l'odio è diventato facile e immediato. Parole come "storia" hanno perso il loro significato epico per durare solo 24 ore in una "storia" di Instagram» ha aggiunto Ruffini. Soffermandosi anche sulla Schadenfreude, che in tedesco significa letteralmente "la gioia per il danno altrui", realtà che mostra la tendenza a giudicare gli altri e godere dei fallimenti delle persone di successo.

Con il suo stile ironico e provocatorio, ha contrapposto la curiosità dell’uomo di cultura all’arroganza dell’ignoranza, soffermandosi sulla figura dell’influencer moderno e sulla tendenza a esprimere giudizi immediati. Non sono mancati riferimenti all’effetto Dunning-Kruger, alla comunicazione digitale e a un presente in cui, ha osservato, spesso si preferisce urlare piuttosto che ascoltare.

Tra un monologo e l’altro si sono inseriti gli interventi imprevedibili degli attori della compagnia, veri protagonisti della serata. I loro racconti, le battute improvvisate e la naturalezza con cui hanno occupato la scena hanno conquistato il pubblico, regalando risate durante tutto lo spettacolo. Dai confronti tra vegani e carnivori ai personaggi di Suor Massi, Papa Ugo e Marco Visconti, ogni sketch è stato accolto da applausi e risate, senza mai perdere il filo conduttore della riflessione sull'inclusività.

Proprio la fragilità è diventata il centro della seconda parte della serata. Ruffini ha invitato gli spettatori a recuperare lo sguardo puro dei bambini, capaci di essere se stessi senza maschere, ricordando che gli errori non rappresentano un fallimento ma un passaggio indispensabile per crescere. In una società in cui noi adulti abbiamo una "versione di noi" diversa e intercambiale per ogni persona che ci troviamo davanti, Ruffini afferma: «i bambini non si preoccupano di come appaiono o di chi devono essere, loro sanno chi sono molto più di noi».

Il tema di Dio poi è stato affrontato con delicatezza e senza dogmi, alternando citazioni filosofiche, richiami biblici e riflessioni sull’amore, sulla paura e sul senso dell’esistenza.

Toccando concetti teologici complessi, citando Nietzsche e il suo "Dio è morto", passando poi per l'Antico Testamento e il Taoismo. «La frase più ripetuta nella Bibbia, ripetuta ben 365 volte, è "non avere paura". L'amore viene descritto non come un sentimento solo "bello", ma come un'energia complicata e talvolta dolorosa, il cui contrario non è l'odio, ma l'indifferenza».

Con brani come All I want di Kodaline e la colonna sonora composta e arrangiata da Hans Zimmer per il film Interstellar, Claudia Campolongo ha musicalmente accompagnato la profondità del monologo conclusivo. 

«Dio può essere dentro ognuno di noi. A dio non interessa se sei abile o disabile, Dio non ha bisogno della perfezione perchè è meglio. Se io levo la perfezione da Dio, resto Io. Io non potrò mai levare la parola di dio ma posso togliergli una lettera e rimango io, che sono la parola di Dio. Ama il prossimo tu, perchè è te stesso, o perchè è te esteso» ha concluso Ruffini lasciando il pubblico in lacrime per la profonda emozione e chiudendo lo spettacolo con lo standing ovation di tutti i presenti.

Asti Musica prosegue ora il suo programma. questa sera sul palco di Piazza Alfieri gli OneRepublic, tra le band pop-rock più amate a livello internazionale, pronti a portare ad Asti i grandi successi che hanno collezionato miliardi di ascolti in tutto il mondo.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Nuova Provincia di Asti

Caratteri rimanenti: 400

Edicola Digitale

©2025 La Nuova Provincia - Iscritta alla Camera di Commercio di Alessandria - Asti Capitale sociale € 10.000 i.v. - Registro Imprese: AT-28133