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Noi infermieri, pochi e con tanto lavoro

Noi infermieri, pochi e con tanto lavoro

Il direttore sanitario Uberti: «Le criticità sono frutto di anni di contenimento spesa». Il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, sottolinea che l'intero comparto sanitario soffre già da almeno due anni di una grave carenza di personale. «Tra infermieri e ostetriche mancano circa 50 unità in tutta l’azienda tra aspettative, gravidanze, pensionamenti e mobilità»

«Il fabbisogno di personale infermieristico e ostetrico in tutti i reparti e servizi dell’Asl risulta soddisfatto appena all’80% circa. A conti fatti, tra infermieri e ostetriche mancano circa 50 unità in tutta l’azienda». Con queste parole il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, interviene in merito alla chiusura, dallo scorso 1° luglio, di 12 posti letto su 46 del reparto di Medicina B dell’ospedale “Cardinal Massaia”, decisa temporaneamente dall’azienda sanitaria a causa del blocco totale delle assunzioni fissato dalla delibera regionale dello scorso 31 maggio, che ha stoppato la sostituzione di un medico del reparto, essenziale per garantire l’apertura di tutti i posti letto dopo che erano state già effettuate tutte le riorganizzazioni del personale possibili.

L’intervento del sindacato è volto a sottolineare come le criticità a livello di personale sono diffuse. «La situazione di Medicina B - scrive il NurSind - è analoga a quella di Medicina A e di tutte le strutture operative dell’azienda. L’intero comparto sanitario, infatti, soffre già da almeno due anni di una grave carenza di personale, aggravata dalle varie delibere regionali che si sono susseguite, in particolare da quella dello scorso 31 maggio, che prevede il blocco totale delle assunzioni anche per il personale sanitario. Nello specifico, già solo nei reparti Medicina A e Medicina B si conta una carenza di 9 infermieri. Guardando all’intera struttura, poi, il fabbisogno di personale infermieristico e ostetrico in tutti i reparti e servizi dell’Asl risulta soddisfatto appena all’ 80% circa. A conti fatti, tra infermieri e ostetriche mancano circa 50 unità in tutta l’azienda tra aspettative, gravidanze, pensionamenti e mobilità. Da sottolineare, a questo proposito, che la quasi totalità del personale infermieristico ha raggiunto mediamente un totale di circa 150 ore di lavoro straordinario e, vista la dotazione organica, sarà impossibile recuperarle o richiederne il pagamento».

Il sindacato sottolinea quindi che «ulteriori assenze metterebbero a rischio la chiusura di altri posti letto. E anche le sedute operatorie sarebbero ridotte, con gravi ripercussioni sulle liste d’attesa». «Pertanto - conclude il NurSind - pensiamo che, se anche l’Asl riuscisse ad ottenere una deroga dalla Regione per assumere il medico mancante, rimarrebbe comunque impossibile riattivare i 12 posti letto, vista la grave carenza del personale infermieristico che si perpetua da ormai due anni. Se non avverrà la riattivazione, saremo costretti a denunciare questa grave situazione presso le sedi competenti».

Interpellato sulla questione, interviene il direttore sanitario dell’Asl, Massimo Uberti. «Effettivamente - ha spiegato - la situazione è complicata, ed è frutto di anni di contenimento della spesa sanitaria da parte della Regione. In particolare, per quanto riguarda il personale, come azienda sanitaria dobbiamo rispettare dei vincoli che determinano, ovviamente, una situazione non ideale per tutte le figure professionali, che siano medici, infermieri o altro. Peraltro recentemente aggravata dalla delibera regionale del 31 maggio, che prevede, per il 2013, il blocco totale delle assunzioni. Mentre prima, infatti, potevamo almeno sostituire il personale con cui cessavamo il rapporto di lavoro, nel senso che non erogavamo più lo stipendio all’interessato (per esempio in caso di trasferimento), ora tutto è bloccato. In questo frangente, come azienda nei giorni scorsi abbiamo sottolineato che il reparto di Medicina B ha chiuso alcuni posti letto per la carenza di un medico semplicemente perché la delibera ha stoppato l’iter di sostituzione dell’unità di personale che era fondamentale per garantire l’apertura di tutti i posti letto: tolto lui, i colleghi sarebbero rimasti troppo pochi. La delibera ha bloccato anche altre sostituzioni di medici, mentre in altri casi - vedi gli infermieri - le pratiche per le sostituzioni erano arrivate ad un punto tale del loro iter che non potevano più essere bloccate dalla delibera. Ragion per cui ci siamo salvati, anche se non nego che gli infermieri continuino, in generale, ad essere “in sofferenza” per i motivi sopra citati».

Quale sarà il futuro dei reparti dell’ospedale astigiano, allora? Dovremo aspettarci la chiusura di altri posti letto? «Laddove l’iter delle sostituzioni è stato bloccato dalla delibera - conclude Uberti - abbiamo chiesto le relative deroghe alla Regione, come previsto dallo stesso documento. Sul futuro tuttavia non posso dire nulla, perché dipende da due variabili: gli imprevisti (gli eventuali annunci futuri di trasferimento che riceveremo dal personale) e la condotta della Regione sul se e sul quando concederà le deroghe. In tale situazione, comuque, come Asl saremo pronti a comunicare a Torino la nostra situazione passo dopo passo».

Elisa Ferrando
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