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Tromba d'aria, la ferita resta aperta

Tromba d'aria, la ferita resta aperta

La Valle Bormida porta ancora i segni della violenta tromba d’aria che, lo scorso luglio, si è abbattuta sulle sue campagne e nei centri abitati. Se i tetti e gli impianti produttivi sono stati

La Valle Bormida porta ancora i segni della violenta tromba d’aria che, lo scorso luglio, si è abbattuta sulle sue campagne e nei centri abitati. Se i tetti e gli impianti produttivi sono stati riparati più profonda sembra essere la ferita inferta alle culture. Ovunque, lungo il Bormida si intravedono i pioppeti ancora spezzati. Compromessa poi la qualità della vendemmia, quella del Moscato, con filari abbattuti e acini d’uva irrimediabilmente schiacciati. D’altronde la perturbazione si è presentata con una violenza inaudita, mai vista prima. A memoria d’uomo non sembra esserci traccia, nel passato della valle, di un fenomeno simile. Ingenti i danni nei comuni di Cassinasco, Loazzolo, Cessole, Vesime e Bubbio. Anche se in questi comuni è tornata la normalità, a tre mesi dalla tempesta si pensa ancora con un brivido a quel giorno maledetto, dove a Vesime, giusto per ricordarne una, un camion è stato ribaltato dalla forza del vento.

La tromba d’aria non ha però colpito in modo omogeneo ma a macchia di leopardo. Mentre nella maggior parte dei comuni sono state le campagne quelle toccate dalla forza del vento, a Bubbio è stato il centro storico. Il 90% dei fabbricati ha subito danni alla struttura e ai tetti e qualche segno è ancora visibile. Gli alberi dei giardini storici del comune sono stati sradicati, le piante secolari abbattute. Solo i fabbricati comunali come scuola, cimitero e comune hanno riscontrato danni per 30 mila euro. Distrutte parte delle vetrate della Chiesa dell’Assunta. «Qui siamo nella core-zone della candidatura Unesco – spiega il sindaco Fabio Mondo – fortunatamente è previsto l’arrivo di fondi provinciali (ancora da quantificare) per la riqualificazione del centro storico e che dovremo utilizzare per il ripristino dei giardini, i cui lavori erano stati ultimati solo da pochi mesi».

Se l’è cavata meglio, invece, il centro di Cassinasco dove i fabbricati del comune hanno riportato danni per circa 6 mila euro. Più seri i danni ai privati dove in tutto si sono contati 150 mila euro tra case scoperchiate, pali e muri abbattuti. Ora nella valle si aspettano i fondi regionali di solidarietà per l’agricoltura in modo da venire in contro alle piccole-medie aziende colpite dal vento. Quanto ai danni ai privati ancora non si sa se verranno stanziati fondi in merito. «Non siamo preparati a questi eventi – ha commentato il sindaco Sergio Primosig – case, uffici e capannoni non sono progettati per sopportare fenomeni simili. Speriamo non ricapiti di nuovo, ci metterebbe in ginocchio».

Dopo un incontro con i sindaci della valle avvenuto ad agosto, il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota aveva firmato la richiesta per il riconoscimento dello stato di crisi per calamità naturale. Da allora, però, denaro dalle casse dello stato non è arrivato e gli interventi necessari sono stati eseguiti con le risorse comunali o grazie all’operato dei volontari. Resta seria la situazione per il comparto produttivo. «Molte aziende agricole sono in difficoltà – lamenta il sindaco Alessandro Degemi da Cessole – soprattutto chi non era assicurato. L’augurio è che arrivi al più presto un sostegno economico per queste famiglie».

l.p.
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