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Non confermò il primario, assolto l'ex dg Robino

Non confermò il primario, assolto l'ex dg Robino

L’ex direttore generale dell’Asl Luigi Robino non era tenuto da dare le informazioni richieste, non era suo compito dare risposta alla corripsondenza indirizzata all’azienda e non era

L’ex direttore generale dell’Asl Luigi Robino non era tenuto da dare le informazioni richieste, non era suo compito dare risposta alla corripsondenza indirizzata all’azienda e non era autorizzato ad assegnare primariati “vacanti”: per questi motivi è stato assolto al termine del processo in cui l’ex primario di chirurgia dell’ospedale di Nizza, Agostino Clemente, lo ha chiamato in causa per presunte omissioni di atti d’ufficio. Diversi i capi d’accusa che discendono tutti dalla ristrutturazione dell’Asl portata avanti dal direttore per la riduzione di costi, accorpamento di sovrastrutture e reparti. Ne derivò un solo posto da primario di chirurgia per Asti e Nizza che venne affidato al dottor Marino. Clemente, senza più reparto, chiese di venire ricollocato altrove, ma questo non avvenne.

Ne derivò un lungo contenzioso fra l’ex primario e l’Asl con una fittissima corrispondenza che andò avanti per molti mesi. In queste continue richieste di informazioni e chiarimenti, due lettere in cui, appunto, il dottor Clemente chiedeva una serie di informazioni e di documenti a sostegno della sua tesi di essere stato danneggiato dalle scelte del direttore generale e dell’azienda, non ottennero mai risposta, dando così origine all’accusa di omissione. Il difensore di Robino, l’avvocato Mirate, in arringa ha sostenuto che quelli chiesti nelle lettere di Clemente non erano atti giuridici per i quali la legge impone risposta entro 30 giorni, ma solo informazioni e documenti che sfuggivano al rispetto della norma. Anche per quanto riguarda il diritto all’accesso di atti e documenti pubblici, secondo la difesa, l’ex primario non poteva pretendere informazioni ma solo copie di documenti o delibere.

Sulla questione del mancato ricollocamento in una mansione da primario, il dottor Clemente aveva fatto presente in aula che, al momento della soppressione del primariato di chirurgia all’ospedale di Nizza, erano vacanti gli incarichi al 118 e al Pronto Soccorso, retti da facenti funzioni. Dal canto suo, l’architetto Robino aveva spiegato in aula (ottenendo anche conferma dal direttore dell’assessore regionale alla Sanità Demicheli) che per precise direttive politiche non era consentito coprire quei posti senza autorizzazione della Regione Piemonte. All’epoca della ristrutturazione all’Asl di Asti vennero autorizzate solo 7 Soc e fra esse non comparivano nè il 118 nè il Pronto Soccorso successivamente accorpati.

Per il mancato ricollocamento, il dottor Clemente ha già vinto una causa di lavoro mentre è ancora in corso una seconda causa di mobbing verso l’azienda sanitaria. Soddisfazione per l’assoluzione dell’architetto Robino è stata espressa dall’avvocato Mirate che ha commentato come sia stato riconosciuto il comportamento corretto del suo assistito. Meno soddisfatto l’avvocato La Matina, difensore del dottor Clemente che lamenta il mancato approfondimento della questione dovuto al respingimento della richiesta di sentire altri testi alla luce delle testimonianze in aula. «Attenderemo le motivazioni -ha commentato l’avvocato- poi decideremo come procedere».

Daniela Peira
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