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Il porta a porta non passa più da casa<br/>Disagi per chi abita nelle frazioni

Il porta a porta non passa più da casa<br/>Disagi per chi abita nelle frazioni

Nelle frazioni i cittadini sono molto arrabbiati. Il sistema di raccolta “porta a porta” dei rifiuti, pagato con la cara TARES, è stato rivisto eliminando il passaggio degli incaricati sulle

Nelle frazioni i cittadini sono molto arrabbiati. Il sistema di raccolta “porta a porta” dei rifiuti, pagato con la cara TARES, è stato rivisto eliminando il passaggio degli incaricati sulle strade private, quelle che collegano case e cascine alle strade comunali. Ora i residenti sono obbligati ad esporre i bidoni, ma anche i semplici sacchetti neri dell’immondizia, al bivio tra la loro strada privata e la strada comunale più vicina. Il problema nasce dall’applicazione del regolamento che già prevedeva l’esposizione dei bidoni sugli incroci. «La TARES impedisce di andare a prendere i rifiuti fino in casa ma anche di fare delle scontistiche speciali per chi abita nelle frazioni - spiega l’assessore all’Ambiente Alberto Pasta - Non possiamo non applicare la legge ma è chiaro che non c’è nessuna preclusione a confrontarci con i cittadini. Ricordiamo però che l’anomalia è stata l’interpretazione allargata del regolamento avvenuta fino ad oggi». Nel frattempo i disagi ci sono perché le strade vicinali possono essere lunghe poche decine ma anche parecchie centinaia di metri. Questo significa che i residenti sono ora obbligati a portare i propri sacchetti per un lungo tragitto, anche se sono anziani, e ovviamente con qualsiasi condizioni meteo.

I consiglieri dell’opposizione di Lista Civica Gianfranco Imerito e Mario Vespa (recentemente subentrato al posto di Salvatore Falletta) hanno deciso di dare voce alla protesta dei cittadini puntando il dito contro Comune e Asp e chiedendo subito di fermare «l’ennesimo disagio che colpisce chi abita in frazione già duramente penalizzato per la mancanza di servizi». «I cittadini delle frazioni sono oltre 13.000 e con la TARES hanno contribuito a far incassare al Comune 8 milioni di euro - spiegano Imerito e Vespa - Considerando che non godono della pulizia delle strade come chi abita in città, della rete fognaria, hanno il trasporto pubblico ridotto ai minimi termini, non hanno illuminazione, non hanno l’adsl e anche la neve se la spazzano per conto loro per poter raggiungere le strade comunali, il servizio di raccolta porta a porta era l’unico motivo per pagare la TARES. Chiediamo quindi che venga sospesa l’attuazione dell’ordinanza e che si torni al sistema di raccolta precedente. Poi - aggiungono i consiglieri - si faccia un nuovo regolamento e una conferenza a livello politico con i rappresentanti delle frazioni per discutere del problema».

Anche numerosi residenti non hanno apprezzato il cambio del servizio, fatto senza informare a dovere ma lasciando volantini che non tutti hanno ricevuto. L’ex primario Salvatore Lamarca, residente a Casabianca, analizza così la questione: «Noi abbiamo il dovere di fare la raccolta differenziata ma poi esiste la parità di diritti che dovrebbe dare a tutti gli stessi servizi, senza considerare che se dovessimo mettere questi sacchetti all’incrocio con le strade comunali sarebbe un disastro ambientale».

I residenti delle frazioni, cui vengono tolti i rifiuti ogni 15 giorni, temono che i sacchetti neri, lasciati sulle strade, possano attirare animali di ogni genere, tra cui cani e cinghiali, che diventino un pericolo per gli automobilisti ma anche che attirino i soliti ignoti pronti ad abbandonare i propri rifiuti dove capita, in mezzo agli altri sacchetti “autorizzati”. «Sono disponibile a fare ciò che è necessario per il contenimento dei costi ma nell’ambito di una riorganizzazione dell’intero sistema e se mi dicono di portare i rifiuti in un luogo di raccolta ben definito - commenta Valter Frizza, residente a Valmaggiore - I tributi borbonici sono finiti e sono pronto a portare la mia battaglia fino a Strasburgo perché, dal punto di vista operativo, questa modalità di operare è vergognosa». Anche l’avvocato Nino Duchi, che abita a Portacomaro stazione, accusa il Comune di aver creato un disservizio gravissimo. Il caso è comunque politico perché nasce da decisioni prese in Comune.

«Quando discutemmo in Consiglio della TARES io fui l’unico a sollevare la questione della scontistica inesistente - aggiunge Imerito - Ora puntualmente è successo quello che avevo temuto. Il 20% della popolazione non può pagare una tassa in favore dell’80% e mi meraviglio che, in maggioranza, nessuno dica nulla su questa disastrosa decisione nonostante ci sia anche un gruppo come Uniti per Asti, già Uniti per le Frazioni, che invece dovrebbe fare qualcosa».

Anna Bosia, capogruppo di Uniti per Asti, infatti interviene sul problema chiedendo «una modifica del regolamento per tutelare le persone che abitano nelle frazioni». Marcello Coppo (Fratelli d’Italia) chiede spiegazioni presentando un’interpellanza al sindaco mentre il presidente dell’Asp, Paolo Bagnadentro, ipotizza alcune soluzioni «sempre tenendo a mente che l’Asp non fa beneficenza a nessuno perché è un’azienda che deve reggersi in piedi con 500mila euro in meno rispetto allo scorso anno. Si potrebbe predisporre la collocazione dei cassonetti in determinati punti - spiega - ma l’ipotesi che stiamo vagliando è quella di dotare le famiglie di recipienti maneggevoli da lasciare a bordo strada così da non obbligarli a posare i sacchetti per terra. Sicuramente cercheremo una soluzione che dia agli utenti il minimo disagio e informeremo tutti a dovere perché, in questo momento, non abbiamo ancora terminato di comunicare le nuove disposizioni gli utenti». La decisione in settimana.

Riccardo Santagati
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