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Quei tigli "malati" e abbattuti, monta la protesta tra gli abitanti di Montafia

Quei tigli "malati" e abbattuti, monta la protesta tra gli abitanti di Montafia

Solo due tigli si sono salvati dal sanguinario piano di abbattimento delle piante ritenute pericolanti da parte della Provincia di Asti. E in due giorni è scomparsa una delle più belle alberate del

Solo due tigli si sono salvati dal sanguinario piano di abbattimento delle piante ritenute pericolanti da parte della Provincia di Asti. E in due giorni è scomparsa una delle più belle alberate del nostro territorio, quella nel Comune di Montafia fra l'incrocio con la provinciale per Villafranca e la frazione Zolfo. Le due file di tigli autoctoni hanno storicamente caratterizzato sia la salita verso il paese che il tratto di piano verso la popolosa frazione, ma la furia della Provincia nel voler eliminare ogni più remoto rischio per gli automobilisti ha prevalso sulla storia e sull'affetto che i montafiesi nutrono per il loro viale alberato.

«Quella di oggi è stata la peggior giornata della mia esperienza da sindaco - ha commentato mercoledì sera Marina Conti, primo cittadino donna riconfermata al secondo mandato – I miei concittadini infuriati per gli abbattimenti che si stavano facendo verso lo Zolfo volevano a tutti i costi che si fermasse il cantiere ma quella è una decisione della Provincia, non del Comune». Eppure, alla fine, se due tigli si sono salvati, lo devono a lei che, dopo una convulsa mattinata di discussioni, di ricevimento di cittadini indignati per il taglio e uno stretto scambio di telefonate con la Provincia, ha deciso di firmare un'ordinanza di sospensione del cantiere di abbattimento, con la richiesta specifica di non rimuovere i tronchi degli alberi abbattuti. Questo, probabilmente, per esaminare le piante e verificare se fossero così pericolanti e malate da meritare di essere tagliate. Fondamentale anche la protesta di alcuni cittadini che si sono frapposti quasi come scudi umani fra gli abbattitori e le piante, per fermare le motoseghe.

Giovedì a mezzogiorno, in Municipio si terrà un incontro aperto a tutti fra il sindaco, i funzionari della Provincia che hanno firmato il piano di abbattimento, il presidente dell'Ordine degli Agronomi e dell'Osservatorio del Paesaggio Devecchi. Quello dell'abbattimento dei tigli delle alberate sulle provinciali e sulle ex statali è un nervo scoperto da diversi mesi. Da quando è stato previsto di decimare ulteriormente i viali dopo svariati interventi in passato che hanno già notevolmente ridotto il numero di alberi maestosi che accompagnavano il viaggio da Asti a Torino e non solo. Le motivazioni? Innanzitutto quelle di sicurezza degli automobilisti in caso di uscita di strada e poi le presunte pericolosità dovute a carie interne e a malattie che mettono a repentaglio la stabilità degli alberi. Queste ultime ragioni, però, si basano su osservazioni esterne e superficiali di addetti non qualificati a diagnosticare lo stato di salute delle piante e senza l'ausilio di attrezzature specifiche in grado di fare test attendibili. Insomma, la vita o la morte di piante che spesso hanno più di cinquant'anni viene decisa solo da uno sguardo.

Questa estate, alla divulgazione del piano di abbattimento di centinaia di tigli, un gruppo di associazioni ambientaliste e gli agronomi avevano incontrato i vertici della Provincia e chiesto che sospendessero i tagli in attesa di racimolare i soldi per fare esami più approfonditi sulle singole piante a rischio. E solo dopo essersi affidati ad esperti si sarebbe dovuti passare all'azione per le piante che risultavano effettivamente in cattivo stato di salute e dunque pericolanti. Ma, nonostante le rassicurazioni della Provincia, gli abbattimenti sono ripartiti: prima a Dusino e ora a Montafia. Che rischia di perdere anche l'alberata più suggestiva, quella che conduce al paese, visto che anche molte di quelle piante sono “segnate” e dunque ormai condannate a diventare legna da ardere.

Daniela Peira
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