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Lutto

Giovedì pomeriggio nella sua Castel Boglione i funerali di Enzo Bianchi

Aveva 83 anni, è mancato dopo lunga malattia all'ospedale Le Molionette. Cittadino onorario di Nizza Monferrato, da sempre legato alla sua terra d'origine, è stato anche un prolifico saggista, esperto di biblismo

Giovedì pomeriggio a Castel Boglione i funerali di Enzo Bianchi

Enzo Bianchi, era originario di Castel Boglione

Con la scomparsa di Enzo Bianchi, avvenuta stamattina all'età di 83 anni, il territorio dell'Astigiano, e non solo, salutano una figura di profondo spessore umano e spirituale. Saggista, conferenziere e fondatore della Comunità ecumenica di Bose, Bianchi ha saputo intrecciare per oltre cinquant'anni una riflessione intellettuale di respiro internazionale con un legame viscerale e mai interrotto verso la sua terra d'origine e il Monferrato.

 A testimoniare il valore di questo radicamento è la decisione del Comune di Castel Boglione, paese natale di Bianchi, dove il sindaco Graziella Zanchetta ha proclamato il lutto cittadino in occasione delle esequie, previste per giovedì 3 settembre alle 16.30, nel cimitero cittadino. «Castel Boglione piange non soltanto una figura di spessore culturale e spirituale riconosciuta ovunque, ma un figlio indissolubilmente legato alla nostra terra - dichiara la sindaca - Enzo non ha mai dimenticato da dove veniva. Proclamare il lutto cittadino è il nostro modo per rendergli omaggio, stringendoci tutti attorno alla sua memoria con profondo orgoglio e con la gratitudine per la chiarezza e l'umanità con cui ha saputo parlare al cuore della nostra gente».

 Nato a Castel Boglione il 3 marzo 1943, Enzo Bianchi ha legato gli anni della propria formazione scolastica alla ragioneria del "Pellati" di Nizza. È proprio tra i banchi della scuola di ragioneria che è nata un'amicizia fraterna con Piera Giordano, durata per tutta la vita. I compagni di scuola hanno seguito passo dopo passo la nascita e la crescita della Comunità monastica di Bose, fondata nel 1965 dal nulla, in un luogo allora privo di strutture, trasformato nel tempo in un centro ecumenico di accoglienza e confronto frequentato da teologi, intellettuali e patriarchi da ogni parte del mondo, compreso il Pope di Gerusalemme.

 Piera Giordano, già presidente dell'Erca, ricorda con affetto quegli anni e la consuetudine di tornare a trovarlo ogni anno insieme al gruppo degli ex compagni: «Ha costruito dal nulla una realtà bellissima e ricca di valore. Era un uomo di profonda religiosità e al tempo stesso un ottimo cuoco, con cui abbiamo mantenuto un rapporto di amicizia molto molto forte, nonostante i nostri dibattiti».

 Nel corso degli anni, la città di Nizza Monferrato ha tributato a Bianchi importanti riconoscimenti, tra cui la cittadinanza onoraria conferita il 7 maggio 2014 e l'Erca d'Argento nel novembre 2010. In quell'occasione, la giuria ricordò il celebre motto dialettale "El pan 'd ieri l'è bun doman", espressione di quell'identità contadina che Bianchi ha sempre rivendicato. Come sottolinea ancora la Giordano, Bianchi è stato talvolta una figura complessa e controversa, non sempre compresa da tutti nella sua reale articolazione, ma sorretta da una coerenza straordinaria, riassunta in una delle sue frasi più amate: "Oggi è un giorno più di ieri".

 

Se la parabola di Bose si è conclusa con l'allontanamento del 2020 e la successiva nascita della "Casa della Madia" ad Albiano d'Ivrea, una nuova fraternità incentrata sullo scambio, la comunicazione e la collaborazione, il legame con l'astigiano si è mantenuto vivo fino ai suoi ultimi mesi di vita. Risale infatti alla fine di maggio di quest'anno l'ultimo intervento pubblico di Bianchi nel territorio, tenutosi a Calamandrana su invito di Liliana Gatti, responsabile di Calamandrana dell'Unitre.

L'appuntamento, organizzato per la chiusura dell'anno accademico con una conferenza dal titolo "Aggiungere vita ai giorni e non giorni alla vita", ha richiamato una folla straordinaria, tanto da rendere necessario il trasferimento dalla biblioteca civica ai locali adiacenti per accogliere i molti partecipanti giunti dai paesi vicini. Durante quella lezione, Bianchi aveva affrontato con serenità e franchezza anche la sua condizione di salute e la disfunzione renale che lo affliggeva da tempo, e che lo ha portato a miglior vita proprio stamattina.

 Liliana Gatti rievoca anche un nitido ricordo d'infanzia raccontato dallo stesso Bianchi, che da bambino accompagnava il padre lungo le frazioni di Calamandrana e Garbazzola per rilevare i contatori dell'elettricità. Visitando la chiesa dei Bruciati, era rimasto felicemente sorpreso anni dopo nel ritrovare le vetrate istoriate realizzate da un frate francescano suo amico, del tutto analoghe a quelle custodite nella comunità di Bose.

Nonostante le amarezze legate alle vicende canoniche degli ultimi anni e il confronto talvolta acceso con le gerarchie ecclesiastiche, la stima del mondo cattolico e delle istituzioni nei suoi confronti non è mai venuta meno. La stessa Liliana Gatti ha ricordato come, al di là di ogni incomprensione, sia sempre rimasto un rispetto profondo, testimoniato dalle parole di Papa Francesco, che non aveva esitato a definirlo affettuosamente un "Maestro di vita".

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