Dibattito
09 Luglio 2026 09:56:12
Riceviamo e pubblichiamo
Le dichiarazioni del consigliere Mauro Bosia sulla Banca di Asti rappresentano l’ennesimo tentativo di utilizzare una delle istituzioni più importanti del nostro territorio per fare propaganda politica. Un comportamento grave e irresponsabile.
Ci chiediamo con quale senso di responsabilità un consigliere comunale possa diffondere sui giornali presunte informazioni riguardanti un’eventuale operazione di gestione del personale, sapendo perfettamente che simili dichiarazioni rischiano di creare allarme tra i dipendenti, preoccupazione tra i clienti e un danno di immagine alla banca stessa.
Se quanto affermato da Bosia fosse vero, ci sarebbe un problema altrettanto grave. Operazioni di questo tipo devono essere affrontate nelle sedi previste dalla legge e nel confronto con le organizzazioni sindacali. Se i sindacati non ne sanno nulla, come sembrerebbe, allora le alternative sono solo due: o Bosia racconta fatti privi di qualsiasi fondamento, alimentando volutamente confusione e allarmismo, oppure qualcuno all’interno della banca gli ha riferito informazioni riservate, violando i più elementari doveri di riservatezza, correttezza e lealtà professionale. In entrambi i casi, siamo di fronte a un comportamento che merita una seria riflessione.
Ancora più incomprensibile è il tentativo di far credere ai cittadini che un eventuale piano di accompagnamento alla pensione sia il preludio alla vendita della banca. Chi conosce anche minimamente il funzionamento degli istituti di credito sa bene che strumenti di questo tipo sono ordinaria amministrazione e vengono utilizzati da anni per favorire il ricambio generazionale.
Negli ultimi dieci anni, sotto la guida del precedente presidente e amministratore delegato, operazioni analoghe sono già state realizzate quattro volte. Hanno consentito a lavoratori vicini alla pensione di uscire con adeguate garanzie economiche, hanno creato nuove opportunità di lavoro per giovani preparati e hanno permesso alla banca di migliorare progressivamente la propria efficienza. Presentare oggi tutto questo come il segnale di una presunta vendita significa raccontare una favola costruita esclusivamente per conquistare qualche titolo di giornale.
Colpisce inoltre la memoria molto corta della sinistra astigiana. Solo poche settimane fa erano stati proprio i rappresentanti sindacali a chiedere alla politica, e in particolare alla minoranza, di smettere di utilizzare la Banca di Asti come terreno di scontro, ricordando che il confronto sulle questioni del personale spetta ai sindacati e all’azienda. Un richiamo al buon senso che Bosia ha scelto di ignorare.
Ci sono poi forze politiche (partiti con nuovi coordinamenti provinciali) che, più che dimostrare una reale conoscenza dei fatti, delle dinamiche e della storia della Banca di Asti, sembrano citarla solo per ritagliarsi un po’ di visibilità politica, trasformando un tema serio e delicato per il territorio in un semplice strumento di propaganda elettorale. Parlano, infatti, senza conoscere davvero la materia. Anche qualora si ragionasse su strumenti di accompagnamento alla pensione, non si parlerebbe automaticamente di licenziamenti o di perdita secca di posti di lavoro, ma di misure che, in molti casi, sono gli stessi dipendenti prossimi alla pensione a valutare positivamente e talvolta a richiedere con forza.
Noi, invece, continueremo a difendere la Banca di Asti da chi cerca di trasformarla in uno strumento di propaganda. Perché la banca non appartiene alla politica e non può essere utilizzata per alimentare paure o costruire campagne elettorali.
Quanto alla favola della vendita, riteniamo che la risposta sia già stata data con i fatti. L’elezione di Maurizio Rasero alla presidenza rappresenta la più forte garanzia della territorialità dell’istituto. Chi conosce la sua storia amministrativa e il suo legame con Asti sa perfettamente che nessuno sarà più determinato di lui nel difendere l’autonomia della banca e il suo ruolo al servizio del territorio.
Chi continua ad agitare fantasmi inesistenti dimostra soltanto di preferire la polemica alla verità e di considerare gli interessi politici di parte più importanti della serenità di un’istituzione che rappresenta un patrimonio per tutta la comunità astigiana."
Gruppo consiliare I Giovani Astigiani
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