Cerca

San Fedele

Mimmo Lucano, sindaco di Riace: «Adele vittima di un mondo pieno di odio. Non la dimenticheremo mai»

Un toccante momento dedicato alla giovane antropologa astigiana che ha vissuto mesi in Calabria per studiare da vicino il "modello" di accoglienza unico al mondo

Mimmo Lucano, sindaco di Riace: «Adele vittima di un mondo pieno di odio. Non la dimenticheremo mai»

Salone gremito di persone con gli occhi lucidi mentre passavano le foto di Adele Zotti, mancata un anno fa a 33 anni, antropologa astigiana che nel quartiere San Fedele ci ha vissuto fino a quando di anni ne aveva 15.

Un'emozione che è stata avvertita da Mimmo Lucano, europarlamentare e storico sindaco di Riace che Adele la conosceva molto bene e che da quando se ne è andata, ha mantenuto la promessa di non far cadere la memoria di quanto ha fatto per far comprendere profondamente quel mezzo miracolo di accoglienza dei migranti, unico al mondo.

Nel cortile della sede del Comitato San Fedele sta crescendo un ulivo piantato dai residenti per ricordare Adele; a Riace c'è una jacaranda che porta il suo nome  e Mimmo Lucano è venuto ad Asti per raccontare di persona quanto è stato importante il lavoro di ricerca e divulgazione fatta da Adele.

«E' arrivata a Riace per conoscere da vicino, "sul campo" come diceva lei, cosa fosse questo "modello Riace" di accoglienza - ricorda commosso il sindaco Lucano - è stata con noi per mesi, ha preso casa ed ha lavorato per una cooperativa del posto. Ma, soprattutto, mi ha intervistato per ore e ore, giorno dopo giorno, per approfondire ogni aspetto di quel che avevamo fatto e dei nostri progetti. Anche delle nostre preoccupazioni dopo la vicenda giudiziaria che mi ha travolto. E lei è sempre stata dalla mia parte perché ha toccato con mano che Riace, piccolo paese calabro che si stava spopolando, ha trovato nei migranti sbarcati per caso sulle sue coste, una rinascita e la ripartenza di una serie di servizi, scuola al primo posto, che ha ripopolato le case».

Una accoglienza nata dal basso, spontanea, che è arrivata prima della sua istituzionalizzazione. Che, quando è arrivata, è apparsa subito stretta ad un percorso di uomini, donne e bambini che stavano ricostruendo la loro vita in un posto nuovo dopo aver passato l'inferno. Troppo pochi sei mesi per cancellare il passato e trovare lavoro, casa, imparare l'italiano. 

Adele è sempre stata accanto a Mimmo Lucano quando è stato travolto dall'indagine perché lei aveva toccato con mano un modo di accogliere che metteva l'umanità prima di ogni altra cosa. Ed era decisamente vincente. Ma osteggiata proprio perché di successo.

«Condivideva il mio ruolo di disertore delle linee guida previste dai progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) - ha proseguito Lucano - e mentre tutto il mondo parlava di "modello Riace", Adele è stata la prima a parlare di "laboratorio Riace" perché convinta di quel  lavoro quotidiano di adattamento e di sostegno vero, portato avanti guardando in faccia le persone in fuga da guerre e carestie organizzate da quegli stessi Paesi che rifiutavano i profughi».

Una sensibilità, una chiarezza di visione, una integrità morale sul mondo della migrazione che non lasciava spazi a compromessi e che Adele non è più riuscita a sopportare sulla sua pelle, preferendo scegliere di andarsene.

«Adele ci ha lasciati per amore, non per disperazione. Per dare il segnale più forte che poteva dare nel richiamare tutti alla necessità di cambiare totalmente l'approccio all'accoglienza dei migranti. E noi non ci dimenticheremo mai di lei, anche se il dolore di non averla più con noi è fortissimo».

E chi con il dolore della sua perdita ancora fa i conti più duri ha trovato la forza di parlare alla comunità di San Fedele che ha saputo dimostrare ora come in passato, il valore della forza collettiva. La madre di Adele, Lorella, tornata dopo anni nel luogo che aveva visto la famiglia crescere, ha voluto condividere l'emozione di vedere tante persone ancora legate a sua figlia. Il padre, Lucio, che a San Fedele ancora ci vive e fa parte del Comitato, ha invitato tutti ad aprire il guscio in ci si rinchiude per paura del mondo che ci circonda per far entrare le emozioni che solo la vicinanza con altre persone è in grado di suscitare.  

(Nella foto di copertina Mimmo Lucano primo da sinistra insieme alla famiglia di Adele: la madre Lorella, la sorella Eleonora e il  padre Lucio vicino all'ulivo piantato nel giardino della sede del Comitato di San Fedele)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Nuova Provincia di Asti

Caratteri rimanenti: 400

Edicola Digitale

©2025 La Nuova Provincia - Iscritta alla Camera di Commercio di Alessandria - Asti Capitale sociale € 10.000 i.v. - Registro Imprese: AT-28133