Salute
12 Maggio 2026 17:49:00
Tecnologie sempre più avanzate, interventi mini-invasivi, telemedicina e ricerca scientifica, ma anche un messaggio chiaro: la prevenzione resta il primo vero strumento per proteggere il cuore. È questo il filo conduttore della conferenza promossa dalla Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio insieme a Utea, andata in scena sabato 9 maggio al Polo universitario Astiss.
Protagonisti dell’incontro il professor Marco Scaglione, direttore della Cardiologia dell’Asl AT, e il cardiologo Domenico Caponi, responsabile del servizio di Elettrofisiologia, che hanno accompagnato il pubblico in un viaggio tra innovazione medica, cura delle aritmie e corretti stili di vita.
La struttura del Cardinal Massaia, che può contare su un’équipe di circa 60 operatori, ha superato nell’ultimo anno le 31 mila prestazioni tra visite cardiologiche, elettrocardiogrammi, ecocardiogrammi, Holter e prove da sforzo. «Siamo primi in Piemonte per velocità di intervento dall’arrivo del paziente in Pronto Soccorso alla sala operatoria e abbiamo il minor indice di mortalità per infarto a un mese» ha sottolineato Scaglione nel corso dell’incontro.
Numeri importanti anche sul fronte delle procedure specialistiche. Nel 2025 il blocco interventistico cardiologico – unico in Piemonte a disporre di tre sale operatorie dedicate – ha effettuato 955 procedure di elettrofisiologia, tra cui 340 impianti di pacemaker, 94 defibrillatori e 521 ablazioni. Il 60% dei pazienti arriva da altre province piemontesi o da fuori regione, confermando il ruolo di Asti come centro di riferimento per la cura delle aritmie e per la formazione specialistica nazionale e internazionale.
In costante crescita anche l’attività di emodinamica: nel 2025 sono state eseguite 1.235 coronarografie e oltre metà dei pazienti ha necessitato di angioplastica coronarica per riaprire arterie occluse o ristrette. Ben 358 interventi sono stati effettuati in urgenza attraverso un servizio attivo 24 ore su 24 per il trattamento dell’infarto.
Nel corso della conferenza i cardiologi hanno spiegato il funzionamento del cuore paragonandolo a un motore: una componente meccanica che pompa il sangue, una componente elettrica che regola il ritmo cardiaco e una rete di “tubi”, le coronarie, che nutrono il muscolo cardiaco. A seconda del problema cambiano quindi tecnologie e interventi necessari.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle nuove frontiere della cardiologia strutturale, come le procedure TAVI, tecniche mini-invasive che consentono di impiantare valvole cardiache senza ricorrere alla chirurgia a cuore aperto. I pazienti trattati sono ormai oltre cento. Parallelamente cresce anche il ruolo della telemedicina: entro fine anno saranno circa 1600 i pazienti con pacemaker monitorati da remoto.
Ma il cuore dell’incontro è stato soprattutto il tema della prevenzione. Scaglione e Caponi hanno insistito sull’importanza di alimentazione corretta, attività fisica, controllo della pressione, abolizione del fumo e attenzione ai segnali del corpo.
Particolare attenzione è stata dedicata ai sintomi dell’infarto, spesso sottovalutati. “Non è una semplice fitta”, è stato spiegato, ma una sensazione oppressiva che può irradiarsi a collo, mandibola, spalle o stomaco. In presenza di questi segnali il messaggio è stato netto: chiamare subito il 112.
Importante anche il focus sulla cardiologia di genere. Nelle donne l’infarto può manifestarsi con sintomi meno tipici rispetto agli uomini: dolore a schiena, mandibola o stomaco, forte stanchezza, sudorazione fredda o malessere generale. Tra i fattori di rischio specifici sono stati citati il menarca precoce, la sindrome dell’ovaio policistico e alcune complicanze della gravidanza.
Caponi ha poi affrontato il tema degli stili di vita moderni, parlando di un vero e proprio “mismatch” tra la biologia umana e le abitudini contemporanee: sedentarietà, stress cronico, alimentazione ipercalorica e carenza di sonno favoriscono lo sviluppo di patologie cardiovascolari, diabete e obesità. Sotto osservazione soprattutto il consumo di bevande zuccherate: secondo gli studi citati durante la conferenza, una sola bibita zuccherata al giorno potrebbe aumentare del 22% il rischio di sviluppare diabete.
«Non siamo condannati dal DNA» ha ricordato Caponi nelle battute finali. Secondo quanto illustrato, circa il 70% del rischio cardiovascolare dipenderebbe infatti da ambiente, abitudini quotidiane e fattori metabolici.
Durante l’incontro il professor Scaglione ha anche ringraziato la Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio per il supporto concreto offerto agli ospedali dell’Asl AT attraverso l’acquisto di nuove attrezzature sanitarie. La presidente Luisa Amalberto ha ricordato che è possibile sostenere i progetti della Fondazione anche attraverso il 5x1000.
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