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Intervista

Negro (Fondazione CrAsti): "Vogliamo una Banca più forte sul territorio e in grado di innovarsi"

Il presidente: "La nuova governance dovrà essere meno autoreferenziale e più capace di confrontarsi con il mercato, con le trasformazioni tecnologiche, con le esigenze delle imprese e con le aspettative degli azionisti"

Negro (Fondazione CrAsti): "Vogliamo una Banca più forte sul territorio e in grado di innovarsi"

Il presidente della Fondazione CrAsti Livio Negro

 

Presidente Negro, dopo mesi di voci contrastanti, Banca di Asti ha un nuovo Consiglio di amministrazione, profondamente rinnovato: è quello che voleva?

 Sì, è il Consiglio che la Fondazione auspicava e che il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha sostenuto con convinzione. Non parlerei però di una scelta personale: è il risultato di un percorso strutturato, condiviso e trasparente, costruito con l’obiettivo di mettere Banca di Asti nelle condizioni migliori per affrontare una fase nuova.

Abbiamo selezionato profili di alto livello, con competenze bancarie, manageriali, istituzionali e territoriali. La scelta di Maurizio Rasero per la Presidenza e di Roberto Fiorini per il ruolo di Amministratore Delegato va letta proprio in questa direzione: da un lato una conoscenza profonda del territorio, dall’altro una forte esperienza bancaria e gestionale, con focus anche sull’estero. È un equilibrio che riteniamo importante per accompagnare la Banca in un percorso di sviluppo solido e responsabile.

 

Cosa cambia rispetto al passato?

 

Cambia il metodo con cui la Banca dovrà guardare al proprio futuro. La nuova governance dovrà essere meno autoreferenziale e più capace di confrontarsi con il mercato, con le trasformazioni tecnologiche, con le esigenze delle imprese e con le aspettative degli azionisti.

Nel nuovo Consiglio entrano competenze bancarie qualificate, esperienza gestionale e una visione maturata anche in contesti più ampi e internazionali. Questo può aiutare Banca di Asti a rafforzare il proprio modello operativo e a dotarsi di una prospettiva industriale più chiara. Restare fedeli alla propria identità non significa restare fermi: significa saper evolvere, investire nelle competenze e migliorare la qualità del servizio.

 

 Restare fedeli alla propria identità non significa restare fermi: significa saper evolvere, investire nelle competenze e migliorare la qualità del servizio.

In questi mesi si sono confrontate — o scontrate — due visioni: chi voleva mantenere la territorialità della Banca e chi invece puntava più su efficienza e redditività. Si è trovato un compromesso alla fine?

 Io non credo che territorialità, efficienza e redditività siano concetti in contrasto. Al contrario, oggi possono e devono stare insieme. Una banca poco efficiente, poco redditizia o poco capace di competere rischia di diventare meno utile anche per il territorio. Una banca più solida e più moderna può invece sostenere meglio le imprese, accompagnare le famiglie, tutelare l’occupazione e generare risorse per la comunità.

Il punto è proprio questo: non vogliamo meno territorio, vogliamo una Banca di Asti più forte nel territorio. Più capace di fare credito, più vicina agli imprenditori, più attenta ai patrimoni delle famiglie, più competitiva nei servizi.

La questione della partecipazione nella Banca?

E' un tema che va affrontato con serietà e senza equivoci. La Fondazione è il primo azionista della Banca, con una partecipazione pari al 31,8%, ma oggi ha quasi l’80% del proprio patrimonio concentrato nella conferitaria. Il Protocollo Acri-MEF prevede che tale concentrazione venga progressivamente ricondotta entro il limite del 39%. Quando questo percorso sarà affrontato, lo faremo senza forzature, con la massima trasparenza e in piena condivisione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con Acri e con gli interlocutori istituzionali del territorio. L’obiettivo resterà sempre lo stesso: fare la scelta migliore per la Banca, per la Fondazione e per l’intera comunità. 


Il Protocollo Acri-MEF prevede che tale concentrazione venga progressivamente ricondotta entro il limite del 39%. Quando questo percorso sarà affrontato, lo faremo senza forzature, con la massima trasparenza .

Quale dovrà essere il ruolo di Banca di Asti?

 Il ruolo di Banca di Asti dovrà essere quello di un istituto capace di tradurre il proprio radicamento in servizi concreti: credito alle imprese, attenzione alle famiglie, rapidità nelle decisioni, qualità della relazione e strumenti adeguati a un mercato che cambia. Deve essere una banca capace di comprendere i bisogni di chi investe, produce, assume e innova.

Oggi la vicinanza non si misura più soltanto con la presenza fisica degli sportelli; lo dimostra la stessa evoluzione in corso in Banca di Asti, dove negli ultimi anni sono già stati avviati accorpamenti di filiali e riduzioni degli orari di sportello. Proprio per questo, essere banca del territorio significa garantire prossimità in modo più ampio e moderno: attraverso la qualità delle risposte, la rapidità delle decisioni, la solidità della relazione, strumenti digitali efficienti e un’organizzazione capace di servire bene sia le famiglie sia le imprese.

La Banca deve continuare a essere un presidio di fiducia, ma deve farlo con modalità coerenti con le esigenze delle nuove generazioni e di un mercato che chiede servizi più semplici, veloci e competitivi.

 

Come sono i rapporti con gli altri soci della Banca?

 I rapporti sono buoni e lo sono sempre stati, nonostante le insistenti ricostruzioni apparse sulla stampa in questi mesi. C’è stato un confronto serio, istituzionale e responsabile. Naturalmente ogni socio ha le proprie prerogative e le proprie valutazioni, ma non c’è stata una contrapposizione sul futuro della Banca.

Anche la presentazione di liste autonome da parte di altri soci non va interpretata come una rottura. Banco BPM e Fondazione Cassa di Risparmio di Biella non erano vincolati da alcun patto parasociale con la Fondazione CR Asti; ciascuno ha quindi esercitato legittimamente il proprio ruolo. Ciò che conta è che, al di là delle diverse modalità con cui ogni socio ha esercitato le proprie prerogative, sia emersa una consapevolezza comune sulla necessità di accompagnare la Banca in una fase di rinnovamento. Anche le scelte compiute nella composizione delle diverse liste confermano che il tema del cambiamento non era soltanto una posizione della Fondazione, ma un’esigenza avvertita in modo più ampio dalla compagine sociale. L’obiettivo condiviso resta assicurare stabilità, prospettiva e capacità di sviluppo alla Banca, e la scelta di Roberto Fiorini nel ruolo di nuovo Amministratore Delegato va in questa direzione.

In una recente intervista ha detto che ad Asti è difficile discutere di progetti a lungo termine ed è più facile parlare di poltrone: a chi o cosa si riferisce?

 Non era un riferimento a una persona o a un singolo episodio. Era una considerazione più generale sul modo in cui, a volte, vengono letti i passaggi importanti nella vita di una comunità.

Quando si parla del futuro di una banca come Banca di Asti, il confronto dovrebbe partire dai progetti: quale piano industriale, quale ruolo a sostegno delle imprese, quale capacità di innovare, quale valore per gli azionisti e quali ricadute per il territorio. Se invece il dibattito si concentra solo sui nomi o sugli incarichi, si rischia di perdere di vista la questione principale.Le persone contano, naturalmente, ma vanno valutate dentro una visione. Il punto non è occupare una posizione, ma assumersi la responsabilità di un progetto. È su questo che la nuova governance dovrà essere giudicata.

 

Su quali progetti sta lavorando la Fondazione per il 2026?

Nel 2026 la Fondazione intende rafforzare la propria capacità di promuovere progetti propri, non limitandosi quindi all’attività erogativa, ma assumendo un ruolo sempre più attivo nella costruzione di iniziative a impatto sul territorio. In questa prospettiva rientra il consolidamento di progetti già avviati, come “Al fianco del talento”, “Germogli di futuro” e “Art&Bus”, che saranno progressivamente portati a regime e che intervengono su ambiti centrali come giovani, scuola, accesso alla cultura e contrasto alle fragilità educative. Accanto a questo, stiamo intensificando l’attività dei bandi: ne abbiamo ampliato il numero e, in alcuni casi, previsto anche una doppia finestra, per rispondere in modo più efficace e tempestivo alle diverse esigenze del territorio. Una particolare attenzione sarà dedicata alle progettualità finalizzate alla creazione di sinergie virtuose tra lo sviluppo del territorio e la cultura. 

Proseguirà inoltre la collaborazione con la Diocesi di Asti su due progetti a forte impatto sociale: uno dedicato all’alimentazione di qualità per i bambini e l’altro all’ortodonzia per l’infanzia disagiata, un’iniziativa già avviata e consolidata.

Questi sono gli obiettivi più immediati. In una prospettiva di medio-lungo periodo, però, la vera sfida è aumentare stabilmente la capacità erogativa della Fondazione. Nel 2025 abbiamo deliberato 3,8 milioni di euro di erogazioni, ma una parte rilevante è stata assorbita dalle imprese strumentali, mentre le risorse destinate a bandi e iniziative dirette sul territorio restano ancora inferiori a ciò che vorremmo. Per questo è essenziale rafforzare nel tempo redditività e sostenibilità della banca conferitaria: solo così la Fondazione potrà disporre di maggiori risorse da restituire alla comunità.

 

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