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Intervista
05 Maggio 2026 16:33:00
Maurizio Rasero
Maurizio Rasero: come vuole essere chiamato, sindaco o presidente?
Dipende dai contesti e in ogni caso sono due ruoli molto ben distinti, nettamente distinti.
Intanto però è sindaco e presidente di Banca di Asti: una coincidenza che pare unica in Italia e che è fortemente contestata dalle opposizioni con diverse motivazioni. E anche durante l’assemblea dei soci che l’ha eletta c’è chi ha paventato motivi di incompatibilità...
Io ho presentato il mio curriculum che è stato vagliato da una società come Spencer Stuart: suppongo abbiano fatto tutte le verifiche del caso, in modo rigoroso, e quindi almeno come sindaco non esistano problemi. Come presidente della Provincia mi sono dimesso alle 14,58 di lunedì 27 aprile, quindi in anticipo rispetto all’assemblea che mi ha eletto.
Però ha lasciato anzitempo l’Ente, dimostrando, si dice, uno scarso rispetto per l’Ente stesso...
Fra 3 mesi avrei comunque lasciato per nuove elezioni e non ero più ricandidabile: nel frattempo la Provincia sarà guidata dal vice Simone Nosenzo, che ha esperienza adeguata e quindi non è lasciata a se stessa.
Ma sindaco e presidente di banca non sono due incarichi gravosi che richiedono un impegno a tempo pieno?
L’impegno che mi richiedeva più tempo era quello in Provincia. Intanto mi sto dimettendo da tutti gli altri incarichi, dall’Atl a Ream etc. E’ comunque mia intenzione fare un percorso condiviso con Banca d’Italia alla quale mi rimetto completamente.
L’altro tema è quello del cortocircuito normativo: di fatto lei ha nominato chi poi l’ha nominata alla presidenza della Banca...
Questa mi sembra una semplificazione: ci sono regolamenti e norme a cui mi sono attenuto e non ho fatto niente al di fuori di queste. Io ho contribuito alla nomina del Consiglio di Indirizzo della Fondazione che poi ha eletto il Cda che a sua volta, dopo la selezione effettuata da Spencer Stuart, ha indicato i nomi per la Banca. Voglio ricordare che i consiglieri sono indipendenti.
Quindi ci vuol dire che davvero non c’è stata nessuna influenza esterna?
Io non voglio entrare in questa polemica. So che per la prima volta la Fondazione si è avvalsa di una prestigiosa consulenza professionale che ha fatto una selezione tenendo conto anche di indicazioni che arrivano da Banca d’Italia sulla presenza di determinate competenze e professionalità. Anzi vorrei aggiungere una cosa.
Dica
Io mi sono sempre battuto perché si arrivasse a modificare l’attuale regolamentazione prevedendo, ad esempio, che dei tre nominativi che spettano al Comune, uno uscisse da una terna indicata dal sindaco, una dalla maggioranza e una dall’opposizione. Così per la Provincia. Mi lasci anche ricordare che per uno dei bandi che avevo fatto per cercare i candidati, erano arrivate solo 9 proposte, cioè giuste giuste quelle per formare le tre terne.
Sulla presenza nel Cda di Roberto Vercelli c’è chi paventa accordi sottobanco: un rappresentante del Pd nel Cda della banca a guida Rasero, fa discutere.
Per una volta che si è premiato il merito... Il Pd aveva la migliore professionalità spendibile, quando ci siamo presentati nella prima riunione del Cda, molti hanno sottolineato positivamente la sua presenza per l’esperienza che può portare. E’ evidente che non c’è nessun accordo e né ci poteva essere, solamente è stata scelta una persona competente.
Lei per altro non è mai stato contro alla presenza della politica nella banca.
No, perché può essere un valore aggiunto per il territorio.
A proposito, lei era già stato vicepresidente sino al 2017, quando diventò sindaco. Quindi una realtà che conosce bene. Nei mesi scorsi si era parlato di una possibile vendita della Banca: è un’ipotesi ancora sul tavolo?
Non sono io che devo rispondere a questa domanda. Posso dire che l’istituto è posizionato molto bene sul mercato e ha quindi le carte in regola per giocare una partita da protagonista nei mercati bancari e finanziari italiani, anche, perché no, mediante una politica di ulteriori acquisizioni che rafforzino ulteriormente la banca, nel contempo garantendo la piena difesa dei presidi ovunque sia presente, e contrastando la desertificazione bancaria, fenomeno che i dati ci dicono aver assunto livelli preoccupanti.
Lei torna in banca per fare cosa?
Per fare un buon lavoro nell’interesse del territorio, di chi lavora in questa azienda che è il più importante asset della provincia, dei suoi clienti e dei soci. L’Istituto deve stare sul mercato, questo è certo, ma non dimenticare il fondamentale ruolo economico-sociale che riveste nei territori dove è presente. È l’ultima banca piemontese di queste dimensioni, ovvero con una seria proiezione multi-regionale, e su questo modello dobbiamo continuare a investire portando Asti ad essere sempre più protagonista in Italia.
I suoi prossimi passi?
Nei prossimi giorni prenderò appuntamento per andare a presentarmi a Banca d’Italia, e intanto avvieremo una serie di incontri con i soci, le associazioni di categoria, i sindacati per presentarci e confrontarci.
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