Al box office italiano viaggia spedito verso i 10 milioni di euro dincasso, senza dar segni di cedimento nonostante una concorrenza agguerrita. E la nomination agli Oscar come miglior film
Al box office italiano viaggia spedito verso i 10 milioni di euro dincasso, senza dar segni di cedimento nonostante una concorrenza agguerrita. E la nomination agli Oscar come miglior film dellanno (in buona compagnia, va detto, vista la griglia illustre dei contendenti) conferma un indubbio valore estetico e una spiccata qualità narrativa.
Insomma, con Django Unchained Quentin Tarantino non solo omaggia gli spaghetti-western con il consueto, personale gusto citazionista, ma a ventanni di distanza da Le iene mostra al mondo che il suo smisurato talento non conosce siccità creativa. Lavevamo già capito con Bastardi senza gloria, dove spiccavano alcune straordinarie sequenze (a cominciare da un micidiale, cronometrico scontro a fuoco in una taverna), un ironico corredo di rimandi cinefili e la meravigliosa sfacciataggine, in sede di sceneggiatura, di immaginare di cambiare il corso della Seconda guerra mondiale attraverso la trappola per topi costituita da una sala cinematografica parigina zeppa dei vertici del Terzo Reich e di bastardi sabotatori al servizio degli Alleati.
Anche in Django Unchained Tarantino gioca a scambiare ruoli e destini, allestendo uno spettacolo filmico di portata magistrale, trasudando da ogni fotogramma un piacere di fare cinema che oltrepassa lo schermo e contagia il pubblico seduto in platea. Ambientazioni, recitazioni, dialoghi, musica, regia: non manca nulla, e ogni immagine pulsa di uninventiva folle e misurata al contempo. Unautentica febbre di celluloide, quella che alza la temperatura di Django Unchained, così come infiammava tutti i lavori precedenti del cineasta statunitense. La violenza dissacrante, anche qui, è la cifra interna del film. E la sete di vendetta, motore di ogni pellicola tarantiniana, rinnova e rinvigorisce, nelle sue ricadute grottesche, un collaudato marchio di fabbrica. Ancora e sempre inimitabile, con buona pace dei tanti, invidiosi epigoni.
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