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Elezioni/ Ingroia si candida premier: serve rivoluzione civile

Elezioni/ Ingroia si candida premier: serve rivoluzione civile

Elezioni/ Ingroia si candida premier: serve rivoluzione civile Presentato il simbolo. Ok dai partiti, in dubbio i 'movimentisti'

Roma, 29 dic. (TMNews) - L'ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia si è candidato premier alla guida di una lista a suo nome per la "rivoluzione civile": è questo il motto che compare sul simbolo presentato oggi alla stampa e che sovrasta il nome dell'ex procuratore aggiunto di Palermo e un disegno che richiama il popolo del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. La Lista Ingroia è "alternativa al berlusconismo e al montismo" e il magistrato ha a lungo polemizzato anche con il Pd, reo di aver dimenticato le proprie "radici", che lui identifica nei nomi simbolo di Pio La Torre ed Enrico Berlinguer. "Le liste sono ancora un cantiere aperto", ha precisato il neoleader, che ha ammesso di non avere ancora raggiunto l'accordo con l'ala movimentista, legata alle battaglie dei referendum su acqua e nucleare, raccolta nell'appello 'Cambiare si può' dell'altro ex magistrato Livio Pepino e del sociologo Marco Revelli. Mentre l'accordo con i partiti (Idv, Rifondazione, Pdci, Verdi e gli arancioni di Luigi de Magistris ma non quelli di Giuliano pisapia, schierato col Pd) c'è ed è blindato, a giudicare dalla risposta che Ingroia ha fornito a una domanda sulla presenza dei leader in lista: "Sarebbe una mortificazione superflua - ha affermato - pretendere che i partiti che partecipano a questa nuova realtà debbano rinunciare ai propri leader". Tra i nomi forti della società civile che Ingroia ha citato come suoi candidati o simpatizzanti, oltre a Salvatore Borsellino (che però non ha ancora accettato il posto in lista), ci sono l'ambientalista milanese Milly Moratti, Gabriella Stramaccioni del network delle associazioni antimafia Libera, Flavio Lotti della Tavola della pace, Franco La Torre, figlio del segretario del Pci siciliano Pio La Torre, assassinato dalla mafia il 30 aprile del 1982. Proprio sulla figura di La Torre e sull'atteggiamento nella lotta alla mafia Ingroia ha incardinato la sua polemica con Piero Grasso, "procuratore antimafia scelto da Berlusconi" e con il Pd: "Chi porta l'eredità di Pio La Torre e di Enrico Berlinguer dovrebbe ricordarsi che la questione morale e la lotta alla mafia sono una priorità della politica".
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