Pochi giorni fa Francesco Caio, commissario per l'attuazione dell'Agenda Digitale in Italia, ha stilato un rapporto sulla banda larga. La sfida - per una infrastruttura che viene considerata
Pochi giorni fa Francesco Caio, commissario per l'attuazione dell'Agenda Digitale in Italia, ha stilato un rapporto sulla banda larga. La sfida - per una infrastruttura che viene considerata indispensabile per la competitività del Paese e delle sue imprese - è data dagli obbiettivi europei del 2020 in cui tutti dovremo essere coperti da 30megabit al secondo e la metà di noi almeno da 50 megabit al secondo.
Ma chi farà mai questa infrastruttura?
Nell'inerzia di uno Stato che considera la questione prioritaria ma non mette sul piatto strumenti concreti, a Mister Agenda Digitale - così Letta chiama Caio - non è restato che analizzare l'offerta di banda larga di nuova generazione sul mercato. "Considerati i piani dei gestori delle telecomunicazioni nel nostro Paese, ha detto Caio, sono moderatamente ottimista: possiamo supporre che entro tre anni la metà degli italiani sarà raggiunto da 30 megabit al secondo."
Tutto bene anche per Asti?
Al netto dei problemi, dei se e dei ma che pure il rapporto lascia sul tavolo (non è affatto detto che i privati andranno avanti negli investimenti che si aspetta l'Europa nel 2020 in un Pese in cui la domanda di contenuti audiovisivi, l'unico vero driver del mercato, è sensibilmente più bassa che altrove) la prospettiva di una zona come l'Astigiano, delle sue aziende diffuse in collina ma anche della città, è quella di chi si ritrova in quell'altra metà. Ai margini dell'impero, o di quel che ne rimane. Si tratta di un territorio, di cittadini e di imprese che "ad oggi non hanno prospettive definite", non faranno passi avanti e, quindi, aggraveranno il proprio distacco dalle aree metropolitane (i gestori faranno le infrastrutture nelle zone ad alta densità di popolazione, dove la domanda di traffico dei consumatori finali potrà garantire i ritorni sperati).
Che ne sarà di noi?
"In queste zone non interessanti per i gestori - ha detto Caio - lo Stato dovrebbe ricorrere ai fondi strutturali europei del 2014-2020 con un unico grande progetto italiano a cui le Regioni dovranno contribuire: non con tanti piccoli progetti inutili ma con la propria conoscenza del territorio, degli strumenti e delle reti già presenti e riutilizzabili per portare la connesione (es cavidotti)".
Nella speranza che lo Stato faccia capire al più presto se e a quali percorsi pubblici si può accedere restiamo ai fatti sul nostro stato di accesso a internet. Di Asti sappiamo tre cose: 1) l'Italia è attardata rispetto ai concorrenti stranieri 2) Asti occupa la non invidiabile terz'ultima posizione in Italia riportata dal Sole24ore sulla banda larga di prima generazione (ci lasciamo alle spalle Isernia e Rieti: 105° su 107 province tracciate) 3) Asti nel prossimo futuro non sarà assai probabilmente toccata dagli investimenti privati da qui al 2017, investimenti che stanno facendo avanzare e allontanare (già adesso, in questi mesi) una parte d'Italia.
Chi non è giovanissimo e ha voglia di sdrammatizzare ricorderà i dubbi esistenziali che nella seconda metà degli anni Ottanta Massimo Catalano proponeva in tv a Renzo Arbore e all'assortita brigata di "Quelli della Notte". Ecco, parlando di internet e futuro, di impresa e di qualità della vita, mi sono immaginato che oggi interrogherebbe: "E' meglio abitare e gestire un'impresa in una zona dove ho un accesso a internet veloceo è meglio abitare e gestire un'impresa in una zona dove ho un accesso lento?"