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Anatocismo bancario: così può morire un’ impresa e<br/>così si può  salvare

Anatocismo bancario: così può morire un’ impresa e<br/>così si può  salvare

Parliamo di rapporti con le banche e di imprenditori già in crisi. Una pratica oramai consueta e "furbetta" prevede il calcolo degli interessi sugli interessi. La Suprema Corte di Cassazione fin dal 2010 ha sancito definitivamente il diritto alla restituzione di tutti gli indebiti rilevabili sui conti correnti bancari (dall’anatocismo, agli interessi ultra legali, alle commissioni di massimo scoperto illegittime, all’usura bancaria…). Ma se non è l’imprenditore a verificare il proprio contratto ed opporsi all’Istituto si arriva alla prescrizione del diritto dopo dieci anni dalla chiusura del conto corrente. Ad Asti ci si può rivolgere all’Associazione Federpiemonte.

In questi giorni la crisi di importanti gruppi bancari italiani, hanno conquistato l’attenzione di tutti gli osservatori. Attenzione però perché rischia di accadere qualcosa di grave: si parla dei problemi delle banche e ci si dimentica dei problemi dei clienti delle banche.
I giornali tutti i giorni dovrebbero parlare di come il sistema creditizio fa morire le piccole  e medie imprese. Ogni bravo osservatore, economico e politico, dovrebbe evidenziare come anche nelle aule di Tribunale non sempre i diritti delle imprese sono tutelati a pari livello rispetto a quello dei forti poteri.
Migliaia di imprenditori vedono fallire il sogno di una vita a causa di anomalie nei rapporti con le banche.  Per ogni impresa che muore, decine di famiglie sono sul lastrico. Non farà forse notizia se presa singolarmente, ma è lo stato dei fatti e non può più essere ignorato perché l’economia produttiva delle piccole e medie imprese sono la colonna portante  dell’ economia nazionale.

Il consulente legale dell’ associazione antiusura Federpiemonte  avv. Carlo Gambino  specifica che tra i problemi silenti storici del rapporto Banca – Impresa c’è l’anatocismo ossia la capitalizzazione degli interessi sul capitale con la formula composta.  Cosa significa questo in termini pratici? Che ogni imprenditore che ha anatocismo sui propri conti correnti o su un mutuo, non paga l’interesse sulla quota capitale, ma sulla stessa comprensiva di interessi. Dunque si pagano interessi in quantità spropositata e spesso insostenibile.

La questione è ovviamente molto complicata e tecnica. Ma il principio stabilito rispetto a tale problematica è riconosciuto in tutti i Tribunali così come in occasione di conciliazione stragiudiziale con gli Istituti.

Un’impresa mediamente affidata , in diversi anni di rapporto, spesso matura un vero e proprio “tesoretto” nascosto all’interno del proprio conto corrente e recuperabile se e soltanto se, viene fatta opposizione all’Istituto. Non denunciare significa far prescrivere il diritto decennale al ripristino di condizioni a norma di legge.

Mentre le imprese crollano sotto le anomalie del sistema creditizio nessuno grida ad uno scandalo perpetrato negli anni. Una cosa è chiara: se non è l’imprenditore a verificare il proprio contratto ed il proprio rapporto ed opporsi all’Istituto, ad oggi, nessuna realtà pubblica è in grado di sostenerlo. Le leggi ci sono,devono essere fatte applicare e fatte rispettare.

Probabilmente il significato della  parola ANATOCISMO è poco noto ai più e non sono certo sconosciuti gli effetti conseguenti che sempre più frequentemente disegnano le sorti di imprenditori, aziende in difficoltà e di coloro i quali richiedono fidi e finanziamenti per fare impresa o più semplicemente per realizzare i propri sogni ("Le Iene" di Italia 1 avevano realizzato una video inchiesta).

In poche parole stiamo parlando di una pratica oramai consueta e diffusa che in questa sede vogliamo definire, forse con troppo garbo, "furbetta" e che prevede il calcolo degli interessi sugli interessi. Pratica che, neanche troppo alla lunga, finisce per strozzare e rovinare intere esistenze. Di tutto ciò la cronaca riporta quotidianamente storie drammatiche intrecciate di fallimenti professionali e personali

I problemi e le criticità del meccanismo appena delineato, emergono immediatamente solo se si pensa alla posizione dominante delle banche rispetto ai clienti, i quali non hanno alcun potere di determinare le condizioni contrattuali potendo unicamente accettare le clausole, troppo spesso di difficile interpretazione, già predisposte dall’istituto di credito e inserite in moduli o formulari prestampati, formulari ai più incomprensibili.

Moltissimi sono, infatti, i falsi obblighi imposti e inventati dalle banche unicamente indirizzati a caricare di eccessivi oneri, illegali e sanzionabili, i clienti già fortemente segnati dalla crisi economica. Quante volte ci è stato detto che determinate sanzioni sono a nostro carico, che gli interessi vanno pagati pena la perdita della casa o, ancora, che è obbligatorio stipulare un contratto di conto corrente per poter pagare le rate di un finanziamento o del mutuo e che qualora non si stipulasse la polizza assicurativa imposta dalla banca non si potrà accedere al mutuo? O peggio ancora dover sottoscrivere un mutuo per dover estinguere un precedente debito già in essere con la banca  - un nuovo debito per pagare un altro debito - La risposta è scontata: troppe!

Il risultato di questi comportamenti poco etici è sempre più spesso il fallimento delle imprese, strozzate da debiti che magicamente lievitano con proporzione geometrica e ovviamente la povertà degli individui, ormai incapaci di produrre risparmi e costretti a ricorrere, obtorto collo, al finanziamento, un vortice senza fine.

Ebbene quando sorge il sospetto che ci si trovi di fronte al comportamento scorretto di una banca, che ha cagionato un danno economico, occorre innanzitutto verificare effettivamente di essere stati vittime di un comportamento fraudolento, e poi tutelarsi e chiedere, con gli strumenti che il diritto ci fornisce, la restituzione degli importi ingiustamente versati, o incamerati dall’istituto di credito, oltre ovviamente al risarcimento del danno patito a seguito di tali condotte.

l’Avvocato Riccardo Bistolfi consulente di Federitalia precisa Inoltre che la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 24418 del 2 dicembre 2010 ha sancito definitivamente che il diritto alla restituzione di tutti gli indebiti rilevabili sui conti correnti bancari (dall’anatocismo, agli interessi ultra legali, alle commissioni di massimo scoperto illegittime, all’usura bancaria…) si prescrive nel termine di dieci anni dalla chiusura del conto corrente.

Con tale sentenza si è confermato quindi che un correntista, che ha utilizzato fidi bancari pagando interessi passivi trimestrali, può vantare il proprio diritto alla restituzione di quanto pagato illegittimamente in più alla banca, tornando indietro a rielaborare i propri conti fino al 1952. Da ultimo, è bene evidenziare come la capitalizzazione trimestrale degli interessi sia contraria anche alle norme del Trattato delle Comunità Europee, in particolare al combinato disposto degli artt. 3, lettera g) nonché 81 e 82 del medesimo Trattato.

L’avvocato Alberto Pasta consulente penale dell’ associazione specifica inoltre che le altre condotte bancarie “scorrette” più frequenti, sono l’usura sui conti correnti e sui mutui, le commissioni di massimo scoperto e gli interessi ultra legali. Spesso le banche stipulano mutui che superano i tassi soglia previsti dalla legge  con la conseguente nullità del contratto.

Tutte queste problematiche sono affrontate quotidianamente da associazioni a tutela dei diritti dei correntisti, imprese o privati, che oltre ad aiutare i propri associati a far chiarezza sui rapporti con gli istituti di credito (e con le innumerevoli società finanziarie che pullulano il mercato del credito), accompagnano gli stessi nella rivendicazione dei propri diritti.

Nel nostro territorio opera l’Associazione Federpiemonte, con sedi ad Asti, Torino ,Genova e Novara , Associazione aderente a Federitalia che con oltre 50 sedi territoriali  e decine di migliaia di Associati ,rappresenta da anni una importante realtà nel settore, che giornalmente assiste con i propri consulenti convenzionati imprenditori e cittadini “vessati” dal sistema creditizio.

L’Associazione, ha sede operativa ad Asti in Piazza Catena 23 (tel. 0141530785) ed è raggiungibile anche sul proprio sito www.federpiemonte.com.
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