Ad Asti piove a dirotto quando arriva la notizia che hai deciso, tuo malgrado, di lasciarci. Ti sarebbe piaciuta eh amico mio questa uscita di scena, mentre anche la tua città piange? Testardo,
Ad Asti piove a dirotto quando arriva la notizia che hai deciso, tuo malgrado, di lasciarci. Ti sarebbe piaciuta eh amico mio questa uscita di scena, mentre anche la tua città piange? Testardo, narcisista, esibizionista che non sei altro. Qui avevamo tutti un sacco di idee che solo tu avresti potuto far diventare grandi. Ma non perché eri famoso o avevi tanti "ganci", ma perché eri un genio. Semplicemente. Sei fortunato sai? Hai vissuto tante vite, hai emozionato e trasmesso sensazioni, ma le hai provate anche tu. La maggior parte di noi non le prova in una vita intera. Una vita intera? già. Tu te lo ricordi quando ci siamo conosciuti? Era appena nata "Signor Tenente" ma non eri ancora andato al Festival (novembre 1993). Io ero in studio a Villafranca da Danilo per certi jingle che lui aveva realizzato per la radio. C'eri anche tu e abbiamo fatto una veloce intervista io, te e Danilo. Ne ero entusiasta, anche perché per me era un vero scoop.
Quella sera ho scoperto il Giorgio che sei sempre stato in tutti questi anni. Una persona entusiasta, che non fa nulla "a tavolino", che crede in ciò che fa ed è capace di emozionarsi per una nota incastonata nel posto giusto o una parola che tocca il cuore. Abbiamo chiacchierato tutta la sera (temo anche monopolizzando l'attenzione) e tu non vedevi l'ora di farmi ascoltare la canzone, ma Danilo (produttore del brano e, giustamente, ligio alle regole) non era dell'idea. Il resto è storia, secondo posto a Sanremo, premio della critica e Tu? tu che rimani sempre tu, l'eterno diciassettenne che fece credere a papà Carlo di aver avuto una travolgente notte con Patty Pravo per giustificare un ritardo esagerato. Da quel giorno, ho iniziato ad invitarti in radio con una certa regolarità. Non mi hai mai detto di no e ti sei sempre raccontato senza veli, senza schemi, non ti sei mai sottratto. Siamo diventati teneramente amici, ci siamo raccontati delle cose.
Solo Giorgio e Betty (me la sono anche tirata un po'). Poi l'alluvione. Mamma Michela che era stata soccorsa e portata al Don Bosco con altre persone e tu che sei venuto a recuperarla, partecipando alla maratona di solidarietà che abbiamo improvvisato per informare e sostenere le persone colpite da questo terribile evento. Il primo libro che hai presentato da me il mitico "Porco il mondo che ciò sotto i piedi". Quando siamo usciti, ricordi? Il grande Don Elio Scotti ti ha ficcato in mano la biografia di Don Bosco! Accidenti Giorgio hai rischiato di andartene nel 2002, proprio il giorno in cui avevo deciso di telefonarti per sapere di "Io uccido" (che non era ancora uscito). Mi rispose la Roby disperata. Eri appena arrivato in ospedale e non sapeva se ce l'avresti fatta. Ma sei stato più forte tu fregando la signora con la falce, anzi, "Io uccido" è il secondo romanzo più venduto della storia della letteratura italiana. Eppure, Giorgio, non sei mai cambiato. Mai.
Sei tornato anche a scherzare sulla tua malattia. Quel giorno a casa con te a Milano, c'era la donna delle pulizie. Ti sei sentito male, sei caduto e non riuscivi più a parlare. Ti sei trascinato fino in cucina, mentre lei usciva in terrazzo. Quando è rientrata e ti ha visto a terra "Signor Faletti, non si decide mai a crescere, eh? sempre che sta a fà la ginnastica". E se n'è andata, lasciandoti lì. Meno male che è arrivata Roberta prendendoti per i capelli (è per quello che non ne hai più?). E' passato molto tempo e tu hai collezionato successi in tutti i campi. Sei stato comico, autore, cantante, attore, scrittore e astigiano. Sempre. Anche se a volte sei stato deluso dalle reazioni della tua Asti, sei stato poi ricambiato con amore. Magari c'è voluto un po', lo sai qui si è diffidenti, lo sa bene Paolo Conte no? "Se sei di Asti magari non vali molto". Quando ho voluto organizzare le serata all'Alfieri per le presentazioni dei tuoi libri tu, da una parte, hai accettato felice, dall'altra pensavi sempre che non sarebbe arrivata molta gente. Hai visto? Due pienoni che hanno lasciato fuori tante persone arrabbiate (e adesso come facciamo a rimediare?).
Qualcuno diceva "i libri non li scrive lui". Non ci hai perso il sonno, era talmente assurdo, ma una volta mi hai detto: "Un comico, purtroppo, viene ancora considerato una specie di serie B, un "idiot savant", come dicono i francesi. In realtà in un ambiente come quello dell'editoria, il libro passa attraverso talmente tante mani che sarebbe stato il segreto di pulcinella. Gli invidiosi sono spesso un po' stupidi". Sei diventato anche pittore, in modo casuale, unico rappresentante del "frettolismo". Grazie a Massimo Cotto hai partecipato ad una mostra itinerante benefica. Li ho visti i tuoi quadri. Sono belli. Sono te. Massimo dice questo: "Giorgio Faletti incarna perfettamente lo spirito che tutti gli artisti vorrebbero avere, cioè la possibilità di vivere molte vite e tutte di successo. L'artista lo fa fondalmentalmente per esprimere una necessità, quella di aprirsi agli altri e comunicare. Però lo si fa anche per provare a realizzare quel piccolo delirio di onnipotenza che ti spinge a vestire panni altrui. Quando sei fortunato riesci a vestire due abiti diversi. Faletti ha il grande dono di aver vissuto tante vite diverse.
Già amico mio, una volta ti ho chiesto cosa ti mancasse ancora? "Tutto -? mi hai risposto -? quando una persona è entusiasta è anche depressa, perché i successi si archiviano e si pensa sempre a nuovi obiettivi. Non dovrebbe mancarmi nulla, ma credo che non sentirsi mai realizzato sia il motore delle scelte che si compiono." Hai vissuto anche il maledetto tumore scherzandoci su, qualche volta colto da un'ombra (ti faceva paura solo la mancanza di progetti futuri). I tuoi splendidi occhi azzurri che ridevano in modo sornione un attimo prima della fulminante battuta, splenderanno altrove. Ci mancherai anche se ci hai lasciato tanto, ci mancherai testone. Ora non ti rompo più. Fuma quanto vuoi e tieni tutti allegri lassù. Giorgio Faletti, morto a diciassette anni cantava così "Mentre decidi ogni premio e ogni castigo, mentre decidi se sono buono o son cattivo. Fa' che la morte mi trovi vivo e se questo avverrà io ti prometto che mille e mille volte ti avrò benedetto."
Betty Martinelli