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Agricoltura

Siccità e cinghiali cambiano l'orizzonte colorato delle colline

Intervista a Gianluca Ravizza, direttore di Atima, associazione che racchiude contoterzisti di Asti, Alessandria e Cuneo

Siccità e cinghiali cambiano l'orizzonte colorato delle colline

E’ un cambiamento sottile e graduale, a volte impercettibile per chi ci vive, ma se si fa bene attenzione, si nota che negli ultimi dieci anni si è modificato  il panorama delle colture delle colline astigiane. Non tanto nel Sud della provincia sempre fortemente caratterizzato da vigneti, ma nei restanti quadranti.
Dalle estensioni verdi di grano in maturazione che poi tendeva al color oro intervallato dai campi di granoturco con le pannocchie che viravano anche loro dal verde al color terra quando erano mature, oggi sono sempre di più i campi che da verdi diventano larghe estensioni di giallo intenso oppure, più avanti nell’estate, accolgono migliaia di girasoli.
Le decisioni prese da agricoltori e trebbiatori per trovare il modo di stare economicamente in piedi, cambiano l’orizzonte delle colline.
Ma quali i motivi di tali scelte “nuove” a fronte di colture più tradizionali?
«Sono prevalentemente tre - risponde Gianluca Ravizza, direttore di Atima (l’associazione di trebbiatori e contoterzisti astigiani) - Il primo riguarda il cambiamento climatico che ha imposto la sostituzione di colture come il mais, dalla necessità irrigua impossibile per la cerealicoltura collinare».
E poi il fronte della fauna selvatica, che da anni mette in ginocchio i raccolti.
«Va detto che, soprattutto nel nord astigiano, la pressione dei selvatici, soprattutto cinghiali, si è un po’ allentata - commenta Ravizza - ma sono ancora presenti e i danni che provocano incidono pesantemente sui bilanci delle aziende agricole. Sia durante il tempo di semina che di raccolta. Soprattutto, di nuovo, nei campi di mais».
C’è poi un terzo motivo, squisitamente economico, che spinge verso la semina di colture più economiche a parità di sbocco commerciale.
«Un campo di mais ha alti costi di produzione e se il raccolto va male, rappresenta una perdita ingentissima».
Così spuntano sempre più distese di fiori gialli e di girasoli.
I gialli sono i fiori della colza, coltivazione un tempo quasi per nulla praticata.
«Sono due varietà più resistenti alla siccità - spiega Ravizza - meno appetibili per la fauna selvatica, economicamente meno impegnative per la loro coltivazione perché prevedono meno trattamenti e questa loro complessiva rusticità le rende più “sicure”».
Meno convenienti per i contoterzisti, che in pochi anni hanno dovuto aggiornare il loro parco mezzi o adattarlo per queste nuove coltivazioni, ma è la legge del mercato.
«Il vero problema, da tre mesi a questa parte - conclude il direttore Atima - è il caro carburante che sta erodendo i redditi dei contoterzisti i quali non possono scaricare interamente l’aumento dei costi sulle tariffe agli agricoltori e, restando fuori dagli incentivi previsti per le aziende agricole, sono in sofferenza. Per fare un esempio - spiega ancora - facendo un conto complessivo, quest’anno un agromeccanico di medie dimensioni perderà il 20% del suo reddito se non interverrà il sostegno sul prezzo dei carburanti anche sulla categoria. Considerando che il rincaro del prezzo del gasolio agricolo va ad aggiungersi ai rincari, sempre per gli stessi motivi, di ricambi e di prodotti di consumo per la manutenzione dei grossi macchinari. Era stato presentato un emendamento su questo che però è stato respinto».

 

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