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Esclusiva

Rinascono le sale di Palazzo Ottolenghi che sta per diventare un polo culturale e museale unico nel suo genere [FOTO E VIDEO]

Abbiamo effettuato un sopralluogo sull'avanzamento dei lavori per realizzare il Museo del Vino e del Vermouth, l'area per le mostre temporanee, il MuTeC, gli appartamenti degli Ottolenghi, il ristorante e l'enoteca

Quando sarà completato l'allestimento delle sale, Asti avrà uno dei palazzi storici adibiti a museo più affascinanti di tutto il Piemonte. Emerge un sentimento di meraviglia durante il sopralluogo a Palazzo Ottolenghi, che abbiamo effettuato in esclusiva giovedì pomeriggio, per constatare lo stato dell'arte dei maestosi lavori di restauro e riqualificazione inseriti nel progetto "Vino e Cultura".

L'opera, sostenuta con fondi europei Fesr, risorse regionali e fondi comunali per circa 4.880.000 euro, è stata complessa e si è articolata su due lotti principali: il primo, iniziato a ottobre 2022 sul piano nobile a prosecuzione del restauro avviato nel 2014 (sullo scalone, nel salone degli specchi e nella sala dei ritratti); il secondo, iniziato a gennaio 2023, dedicato al recupero di tutti i locali del piano terreno e del primo piano. A guidarci nella visita sono stati l'assessora ai Lavori Pubblici Stefania Morra, l'assessore alla Cultura Paride Candelaresi e l'architetto Cristina Cirio, responsabile del servizio Edifici Storici del Comune di Asti.

I lavori di ristrutturazione dei vari ambienti e l'installazione dei nuovi impianti e degli infissi sono sostanzialmente terminati, mentre restano da effettuare i vari allestimenti — tra cui quelli multimediali — che serviranno a comporre le differenti anime del palazzo. Il sopralluogo è iniziato al piano terra, dall'androne principale restaurato, per proseguire nelle due aree laterali dove ogni singolo dettaglio decorativo è stato curato conservando gli elementi originali, compresi gli affreschi del Settecento lasciati volutamente a vista per volontà della Soprintendenza.

Sulla destra dell'ingresso principale, lungo la manica che si affaccia su corso Alfieri, prendono forma le stanze destinate al Museo del Vino e del Vermouth: un allestimento che sarà ad alto tasso tecnologico fatto di luci, musica e pannelli curati dal Consorzio. Sulla sinistra si apre invece la manica per le mostre temporanee, dotata di un sofisticato sistema di illuminazione orientabile che, data l'ampiezza dei locali, potrà ospitare più esposizioni contemporaneamente. Proseguendo al piano terreno, negli ex uffici della leva ed elettorali, siamo entrati negli ampi spazi destinati al futuro ristorante e all'enoteca, quest'ultima collocata all'interno delle antiche stalle del palazzo. Come spiegato dagli amministratori, «la gestione di questi ambienti verrà assegnata tramite bando ad evidenza pubblica e beneficerà di accessi autonomi, uno dei quali dal cortile prospiciente via San Martino, consentendone la fruizione anche oltre gli orari del percorso museale».

Salendo al primo piano — raggiungibile dallo scalone d'onore, dal nuovo ascensore per l'abbattimento delle barriere architettoniche o da una seconda scala — si accede agli spazi riservati al MuTeC, il Museo delle Tecnologie Cinematografiche dedicato, tra gli altri, al regista astigiano Giovanni Pastrone. L'intero piano è stato predisposto per coniugare impianti tecnologici e conservazione storica, con locali tecnici ben integrati, laboratori e spazi direzionali a servizio del museo. Già recuperata anche la scalinata interna che permetterà di raggiungere il secondo piano, i cui interventi saranno tuttavia oggetto di futuri lotti quando il Comune reperirà i fondi necessari.

Il sopralluogo è proseguito attraverso il piano nobile, dove la bellezza delle sale restaurate trasmette già un autentico senso di stupore: per molti anni gli arredi, i quadri e i beni riportati al loro antico splendore sono stati infatti sconosciuti ai più o poco valorizzati. Proprio nei locali destinati a ripercorrere la storia della famiglia Ottolenghi è stata trasferita l'intera collezione di dipinti di famiglia, per anni conservata nell'ex Pinacoteca. Molti quadri sono già stati collocati sulle pareti definitive, altri lo saranno presto.

Tra le opere presenti risalta il dipinto La femme di Giacomo Grosso (1895), tornato nella sua sede naturale dopo essere stato per lungo tempo un simbolo espositivo di Palazzo Mazzetti. Tra le curiosità di questo piano figurano il letto padronale e la stanza che custodisce il restaurato letto di Papa Pio VII, che soggiornò nel palazzo il 19 maggio 1815.

Durante la visita, gli amministratori hanno anche spiegato come intendono risolvere la questione del decoro e dell'accumulo di guano causato dai piccioni sui ballatoi e sui cornicioni, tema sollevato di recente dalla consigliera comunale Vittoria Briccarello della lista "Uniti si può". «L'intervento prevede una profonda opera preliminare di pulizia e sanificazione di tutte le superfici — precisano — seguita dall'installazione nei punti più critici di reti protettive invisibili e di dissuasori con leggeri fili elettrificati, capaci di allontanare i volatili senza compromettere l'estetica delle facciate».

Se i cantieri edili e impiantistici sono ormai ultimati, non ci sono ancora certezze sulle tempistiche per gli allestimenti. Tra le ipotesi al vaglio c'è quella di un'apertura graduale dei locali, man mano che verranno completate le singole opere. Ancora da decidere come verrà gestito il palazzo e quanto personale sarà adibito al suo interno; anche per questioni di sicurezza e preservazione dei beni contenuti, è improbabile che la struttura possa rientrare tra i siti fruibili autonomamente tramite smart ticket. In passato l'intenzione era quella di chiudere i lavori entro l'estate del 2025, ma si sono verificati dei rallentamenti (senza mai arrivare al fermo del cantiere) dovuti a ritardi nell'erogazione dei finanziamenti regionali. Successivamente la situazione si è sbloccata e gli interventi sono ripartiti a ritmo sostenuto fino allo stato attuale.

Palazzo Ottolenghi andrà così a costituire un grande polo museale integrato, affiancandosi a realtà già attive al suo interno come il Museo del Risorgimento, il rifugio antiaereo sotterraneo, il Museo Nazionale della Divisione Italiana Partigiana Garibaldi e la sede dell'Israt.

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