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Solidarietà
22 Agosto 2026 10:11:34
E’ stata un’esperienza toccante, che ha consentito di conoscere una Roma lontana dai percorsi turistici, dove la povertà incontra la carità.
A viverla gli oltre 20 giovani astigiani che nelle scorse settimane hanno partecipato al campo “You did it to me”, traduzione in inglese della citazione del Vangelo di Matteo “L’avete fatto a me”, organizzato dalla Pastorale giovanile diocesana con la Caritas. Ad accompagnarli il vescovo Marco Prastaro, don Francesco Secco, suor Elisa Cagnazzo, Patrizia Sanna e Silvia Castelli.
Al centro dei cinque intensi giorni di permanenza nella capitale l’incontro con tre realtà ecclesiali, testimoni di servizi dedicati ai più poveri.
«I primi giorni - racconta suor Elisa Cagnazzo - ci siamo concentrati sull'opera svolta dalla Caritas di Roma. Per due volte abbiamo prestato servizio alla mensa diurna San Giovanni Paolo II, che si trova a Colle Oppio, in cui abbiamo distribuito i pasti ad oltre 400 persone, rendendoci conto che l’attività ai tavoli rappresenta solo un “tassello” di un servizio più ampio che consiste nel prendersi carico delle persone».
Sempre in merito al “mondo Caritas”, il gruppo si è anche recato alla Cittadella della carità. «E’ un luogo molto significativo - continua la religiosa - in quanto comprende diverse realtà che abbiamo visitato con interesse: l’ambulatorio, l’emporio solidale e il dormitorio».
A seguire i giovani hanno potuto conoscere opere e obiettivi della Comunità di Sant’Egidio, movimento laicale che si fonda su tre pilastri: preghiera, poveri e pace. «Abbiamo incontrato Padre Moisés - ricorda - che ha raccontato il sogno iniziale su cui si fonda la comunità e le opere che compie. Dopo questa “introduzione”, ci siamo immersi nel servizio collaborando con un gruppo di volontari di una parrocchia di Roma, aiutandoli a confezionare e a distribuire pacchi di alimentari destinati ai poveri.
Alla sera, poi, abbiamo prestato servizio in un dormitorio gestito dalla comunità a Trastevere, in cui abbiamo conversato con volontari e utenti. Il tutto facendo nostra la caratteristica del servizio promosso dalla comunità, ovvero la creazione di relazioni. Tanto che gli utenti sono chiamati “amici”».
Infine il confronto con i volontari del Centro Astalli, realtà dei Gesuiti che si occupa di accoglienza dei rifugiati. «Considerando che si tratta di situazioni delicate, non abbiamo prestato servizio - precisa - ma abbiamo ascoltato la testimonianza di un sacerdote e di due assistenti sociali che lavorano in un centro di accoglienza, aprendoci gli occhi su questa realtà. E’ stato molto interessante ed istruttivo».
Il viaggio è poi proseguito ad Assisi, proprio nei giorni in cui stavano arrivando i partecipanti della Marcia del perdono. «Un’occasione - conclude - per rileggere il servizio svolto in termini spirituali, alla luce delle parole di Gesù “L’avete fatto a me”, che erano peraltro al centro del tema del campo».
Entusiasta Nicole Iglina, studentessa universitaria di 23 anni e volontaria Caritas dal 2020. «E’ stata un’esperienza magnifica - confida - che mi ha consentito di innamorarmi ancora una volta del servizio di volontariato che svolgo ad Asti».
Il momento più significativo per lei è stato il servizio alla mensa dei poveri. «Ogni utente - racconta - aveva bisogno di un piccolo gesto di attenzione, ricordandoci che il vero scopo di un volontario in mensa non consiste meramente nel servire ai tavoli, ma nell'esserci per l’altra persona».
Soddisfatto anche Saber Ahmadi, 26 anni, proveniente dall’Afghanistan. Ad Asti da cinque mesi, attualmente studia la lingua italiana ed è volontario alla Caritas di Asti. «A Roma - sottolinea - abbiamo svolto un servizio semplice, ma importante: abbiamo distribuito cibo agli stranieri e alle persone bisognose. È stato bello aiutare con il cuore. Poi siamo andati ad Assisi per visitare i luoghi di San Francesco: un momento di pace e di preghiera».
«Per me, che vengo da lontano - conclude - la carità significa non lasciare solo nessuno. Qui ho trovato una famiglia. Un grazie di cuore alla Caritas (e al suo direttore Beppe Amico), oltre che alla Diocesi, per questa opportunità».
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