Ieri pomeriggio, al Teatro della Torretta, grande affluenza per la presentazione del nuovo libro del mastro Marino. Protagonista dell’incontro Fulvio Marino, volto noto della panificazione italiana e autore di Tutto il mondo del pane, la sua quinta opera, presentata in dialogo con il giornalista Sergio Miravalle dell’associazione Astigiani.Il libro, pubblicato dopo quindici anni di viaggi, racconta pani e culture di cinque continenti, attraverso 400 tipologie e settanta ricette nate da esperienze dirette in forni e botteghe di tutto il mondo. Un lavoro che unisce il rigore della ricerca alla passione di chi, da sempre, affonda le mani nella farina.L’incontro è stato aperto dai saluti della libreria “Alberi d’Acqua”, che ha ricordato l’importanza del sostegno del pubblico per le realtà indipendenti e ha invitato a seguire le prossime iniziative in programma. Poi la parola è passata a Miravalle, che ha introdotto Marino con l’affetto e la stima di un amico e compagno di tante presentazioni.“Fare il libraio in una città come Asti non è facile – ha osservato – ma serate come questa dimostrano che la passione può creare momenti di incontro veri e piacevoli.”Durante la conversazione, Miravalle ha ricordato il legame di amicizia di Marino con la famiglia e il riconoscimento ricevuto due anni fa con il premio Testa D'aj, consegnato in occasione del Bagnacauda Day. Evento che tornerà anche quest’anno, a novembre, coinvolgendo 170 ristoranti nel mondo, da Shanghai a Londra, con il cuore sempre ad Asti e in Piemonte.Da lì, il dialogo è scivolato naturalmente sul tema del pane, “indispensabile anche nella bagna cauda”, come ha scherzato Miravalle, per poi entrare nel merito del nuovo libro.Fulvio Marino ha spiegato come “Tutto il mondo del pane” sia il frutto di un lungo percorso personale e professionale: “Avrei voluto scriverlo prima, ma per raccontare i pani del mondo bisogna prima viaggiare nel mondo. È un libro che parla di culture e tradizioni, ma anche di pace e condivisione: il pane è un alimento universale, presente in tutte le lingue e in tutte le religioni.”Nato in una famiglia di mugnai — quella del celebre Mulino Marino di Cossano Belbo — Fulvio ha costruito la sua carriera tra tradizione e ricerca. Nel libro, ogni ricetta è pensata per essere replicata anche a casa: “Il mio lavoro è semplificare la complessità della panificazione professionale, per renderla accessibile a tutti. Fare il pane è un atto meditativo, un modo per ridurre lo stress e ritrovare un contatto autentico con la materia.”Tra un aneddoto e una riflessione filosofica, Marino ha raccontato come il grano, fin dalle origini, sia stato una “pianta sociale per obbligo”: solo grazie alla collaborazione tra agricoltore, mugnaio e panificatore è nato il pane, simbolo di comunità e cooperazione.Contemporaneamente, il consumo statistico di pane è diminuito moltissimo sottolinea Miravalle. Ricorda anche che in passato la sua famiglia comprava otto etti di pane al giorno, mentre oggi si compra molto meno pane e di bassa qualità.Miravalle pone poi a Marino una domanda cruciale: “Il pane sta perdendo parte del suo significato nel mondo occidentale? E come può tornare ad essere il componente principale dei pasti, visto che è stato anche "colpevolizzato" dalle diete che spesso eliminano carboidrati e cereali?.E se oggi il consumo di pane è diminuito e molti forni hanno chiuso, per Marino la risposta è chiara: “Per salvare il pane artigianale bisogna tornare a farlo a casa. Lo abbiamo notato durante il lockdown, chi impara a farlo, impara anche a riconoscere e scegliere la qualità. È così che si crea consapevolezza, si impara a conoscere la gioia e la fatica per prepararlo e quando la possibilità di fare da sé manca si sostiene un mestiere antico che merita di continuare a vivere attraverso i forni locali.”[foto Ago]
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