Coppa, fantino autodidatta che corre per Viatosto: "Palio stupendo e difficile"
 
"Riccardino". Questo il soprannome di Coppa, qui al Palio 2012 con la casacca del Borgo Don Bosco. Agricoltore di professione, vive a Candelo, nel Biellese

Molti sostengono che l'umiltà e la voglia di fare possano portare molto lontano. Riccardo Coppa, fantino che nel Palio 2014 indosserà la casacca del Borgo Viatosto, può dormire allora sonni tranquilli poichè di entrambe le virtù non difetta sicuramente. Coppa, classe 1981, originario di Candelo, piccolo centro del Biellese, si appresta a tentare la sua seconda avventura sulla pista di piazza Alfieri. Non gli andò benissimo nel 2012, quando esordì per Don Bosco. L'anno scorso non trovò ingaggio, ma un suo cavallo, montato da Ballesteros per Baldichieri, entrò in finale.

Gli chiediamo di raccontarsi e subito emergono il suo entusiasmo e la sua atipicità.
«Sono un autodidatta, ho imparato a montare a cavallo da solo. Non ho avuto maestri. A spingermi è stato l'entusiasmo. Mi rivedo bambino quando, assistendo al Palio di Asti, dicevo a mia madre che un giorno anch'io avrei preso parte alla corsa, che anch'io sarei diventato un fantino. Mia madre ovviamente assentiva. Poi ho iniziato a tenere cavalli, ad allenarli, ad avere una mia piccola scuderia. E' sempre stato il mio sogno correre il Palio di Asti, lo reputo il più difficile e spettacolare d'Italia. Lo vivo in ogni sua sfaccettatura, sarà perchè si corre in Piemonte, nella mia regione, o per chissà quale altro motivo...»

E ce l'hai fatta...
«Si, il mio desiderio si è realizzato. Fare il fantino non è la mia attività principale, il mio mestiere è quello di agricoltore, pertanto arrivare ad essere ingaggiato ad Asti è stato qualcosa di fantastico».

D'accordo non aver avuto alcun maestro, ma ci sarà almeno un personaggio del mondo dei Palii per il quale provi una stima particolare, magari un fantino tuo collega...
«Piano, piano... Collega è una parola grossa. In tutta modestia faccio fatica a pormi sullo stesso livello di chi da sempre svolge quest'attività. Se proprio dovessi fare un nome direi Martin Ballesteros. Ho avuto modo di conoscerlo bene e mi ha suscitato un'ottima impressione. Persona di parola, affidabile... Ciò che dice lo mantiene e perciò lo stimo. Spero proprio che riesca a trovare un ingaggio per il prossimo settembre, perchè il Palio di Asti senza Martin, senza le sue doti e la sua tecnica, perderebbe tanto davvero».

Tu invece l'ingaggio ce l'hai, da Don Bosco sei passato a Viatosto. Hai salito la collina che sovrasta Asti...
«Si, mi piacciono le salite, non mi hanno mai fatto paura. Ciò che ho ottenuto l'ho guadagnato con sacrificio, rispettando sempre le persone che stavano intorno a me. Sarà per questo che nell'ambiente paliesco ho tantissimi amici e molte persone mi vogliono bene».

Al tuo Borgo che cosa ti senti di promettere?
«Ho conosciuto delle splendide persone a Viatosto. Ne cito un paio perchè mi sarebbe impossibile menzionarle tutte: il Rettore Boero e il dottor Conti. Ma un po' con tutti sono subito entrato in perfetta sintonia. La mia promessa, persin banale, è quella di dare tutto me stesso in corsa e cercare di conquistare il migliore dei risultati possibili».

Obiettivo la finale?
«Sarebbe un grande traguardo, per certi versi vorrebbe dire aver vinto un piccolo pezzo di Palio. Poi, se dovessi superare la batteria, andrò ovviamente a caccia del miglior risultato possibile. L'importante, da qui al Palio, sarà lavorare bene, con tranquillità, valutare bene che cosa fare e quali decisioni prendere riguardo alla scelta dei cavalli. Tutte situazioni che verranno sviluppate in un confronto chiaro con la dirigenza di Viatosto».

Hai cavalli tuoi da proporre?
«Qualcosa ho, certo. Ma non deve essere vincolante ciò che proporrò. Intendo dire che prenderò in considerazione anche purosangue che individueremo cammin facendo insieme al Borgo».

In carriera finora che cosa hai vinto?
«Beh, certamente il mio "palmares" non è ricchissimo, ma qualche corsa in provincia sono riuscito ad aggiudicarmela. Ad Asti, allo stadio, ho vinto un Gran Premio "Cassa di Risparmio", corsa organizzata dal Collegio dei Rettori, giungendo secondo in batteria e tagliando per primo il traguardo in finale. A livello di partecipazioni ho corso a Mordano, a Monteroni e ho fatto due "Provacce" per San Martino a Legnano... Magari il mio non è un curriculum formidabile, ma neppure da buttare via. Mi impegnerò sempre al massimo per migliorarlo e progredire».

E il tuo amico Bucefalo che consigli ti dà?
«Ogni tanto ci sentiamo al telefono. Tutti gli dicono che dovrebbe smettere... Io invece la penso esattamente al contrario. E' un grande e a 54 anni ha vinto il Palio. Non deve assolutamente mollare, perchè secondo me è ancora in grado di dare tantissimo».

Massimo Elia

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