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Vivo in un compromesso tra culture

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Articolo pubblicato il 26/11/2014 alle ore 10:23.
Vivo in un compromesso tra culture
Vivo in Italia da dodici anni. La mia cultura italiana mi fa spesso dimenticare di essere straniero anche se non posso ignorare di avere uno stile di vita diverso. Non ho le abitudini tipiche italiane e nemmeno quelle del mio paese d'origine: si potrebbe dire che vivo come in un compromesso tra culture. A casa non parlo in Italiano, ma nella mia lingua d'origine (anche se spesso parlo in una fusione delle due, in un maelstrom linguistico). Potrebbe sembrare molto confusionario, ma per uno che ha la capacità di pensare nella lingua che più preferisce e che non ha problemi a passare da una cultura all'altra è molto semplice.

Sono arrivato in Italia che non sapevo nulla, neanche una singola parola. Il primo giorno di scuola mi sono ritrovato spaesato e senza punti di riferimento, ma dopo tre mesi avevo una padronanza della lingua pari a quella dei miei compagni madrelingua. Poi ho aiutato anche altri che arrivavano e si ritrovavano nella mia stessa situazione con la lingua e con l'ambientarsi in un paese che può sembrare così alieno soprattutto agli occhi dei più giovani.

L'accoglienza è stata calorosa e anche se nei primi anni osservavo gli sguardi e il giudizio di chi non riusciva ad accettare la mia presenza, come un intruso in casa altrui, con il passare del tempo sempre meno persone si sono accorti delle mie origini, fino a credere che anche io fossi nato in Italia, che non fossi diverso da loro. Non ricordo molto prima del mio arrivo in Italia anche se la vaga sensazione di aver vissuto qualcosa che non posso ignorare mi impedisce di considerarmi Italiano. Come in una confusione di nazionalità mi ritrovo spesso a chiedermi cosa sono veramente per poi rispondermi, semplicemente, che non devo scegliere tra l'una o l'altra, ma che posso considerarmi di più nazionalità.

Denis Busuioc

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