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Vedova, 3 figli piccoli e la beffa degli assegni

La situazione di Tiziana, purtroppo, è comune a quella di molte altre vedove in Italia e dovuta a una legge obsoleta che risale al 1986

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Articolo pubblicato il 24/04/2016 alle ore 07:00.
Roberto Damerio e la compagna Tiziana Criscuolo
Roberto Damerio e la compagna Tiziana Criscuolo

Vivere «un incubo nell’incubo». E’ quanto sta capitando a Tiziana Criscuolo, rimasta vedova a 37 anni con tre figli da crescere che oltre a dover convivere quotidianamente lo strazio per la perdita del proprio compagno deve anche affrontare le lungaggini e i paradossi di una rigida burocrazia. Perché innanzitutto, Tiziana, per la legge non è una “vedova”, in quanto convivente dell’uomo che amava. Lei era la compagna di Roberto Damerio, 46 anni, il nicese titolare di un’azienda agricola che ha perso la vita l’8 febbraio scorso quando all’improvviso ha perso il controllo della sua auto, schiantandosi contro il muretto di una villetta di Calamandrana.

Una tragedia immensa, soprattutto al pensiero di quei bambini rimasti senza padre: Leonardo (8 anni), Francesco (6 anni) e Raffaele (all’epoca di soli 20 giorni), oltre agli altri due figli di Damerio avuti dalla prima moglie, rispettivamente di 15 e 17 anni. Tiziana dunque, non avrebbe diritto alla pensione di reversibilità ma, alla fine dei conti, per questa impiegata di Novi Ligure non sarebbe ancora questo il problema. «Dopo l’immane tragedia che ci è toccata, il dolore e lo strazio di dover dire ai miei figli che non avrebbero più rivisto il padre, mi sono scontrata, per caso, con l’assurdità di una norma italiana in merito alle pensioni di reversibilità». Tiziana, confrontandosi in rete e sui forum con altre donne rimaste vedove al fine di trovare conforto e comprensione ha infatti scoperto che se titolari di una pensione di reversibilità il cui valore supera i 2.841 euro lordi l’anno (per ciascun figlio), automaticamente i figli non risulterebbero più fiscalmente a suo carico con la conseguenza di non poter usufruire delle detrazioni dei rimborsi del 730, come quelle per le spese sanitarie, specialistiche o scolastiche.

«E’ assurdo: non ci riconoscono neppure più come una famiglia ma come quattro persone che convivono – è lo sfogo di Tiziana - Inoltre, mi devono spiegare come fa un bambino con 236 euro lorde al mese a non essere più a mio carico se solo il nido costa 260 euro al mese? Possibile penalizzare questi bambini già duramente colpiti dalla vita?». La situazione di Tiziana, purtroppo, è comune a quella di molte altre vedove in Italia così come conferma Sandra Minato del Caf della CGIL di Asti: «Purtroppo stiamo parlando di una legge obsoleta, che risale al 1986. Allora la soglia era di circa 6 milioni di euro che negli anni Ottanta voleva dire percepire un mensile di 500 mila lire e con un certo potere d’acquisto. Convertito quel valore in euro non si è però pensato all’aumento del costo della vita che negli ultimi vent’anni è raddoppiato».

E a farne le spese sono proprio le vedove e gli orfani, la parte più vulnerabile della società, un tempo quella da proteggere e tutelare a tutti i costi (o nonostante i costi). Tiziana però non si arrende. La donna ha scritto alla senatrice Monica Cirinnà, che ha incontrato a Novi. Ora, è pronta a inviare una missiva anche a Enrico Morando Ministro dell’Economia nella speranza che qualcosa cambi.

Lucia Pignari

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