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Una vita in bicicletta, agonismo
e umanità di Francesco Moser

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Articolo pubblicato il 02/10/2015 alle ore 15:00.
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Francesco Moser parla ai ragazzi del Pedale Canellese
Testimonianza d'un campione d'altri tempi che ha affascinato anche chi non l'ha mai visto correre. Questa la sensazione che ha suscitato l'incontro con Francesco Moser, sabato scorso, a Canelli. Invitato nell'ambito di Canelli, Città del Vino, che quest'anno ha reso omaggio al Trentino Patrimonio dell'Unesco a forte valenza enologica, il campione di ciclismo non ha deluso le centinaia di appassionati che lo aspettavano.

In prima fila le giovani leve del Pedale Canellese, attente alle curiosità e agli aneddoti sulla carriera raccontati da Moser. Sollecitato dal giornalista Pietro Gottardi e da Giovanni Vassallo, il corridore di Palù di Giovo ha raccontato molti degli episodi contenuti nel libro "Ho osato vincere" (Mondadori). Con la sua aria serena e bonaria, quasi schiva, il sorriso sulla bocca, il recordman dell'ora e vincitore di tre Parigi-Roubaix ha ricordato i suoi esordi grazie al fratello Aldo, ottimo pedalatore, che un giorno gli disse "Sai, Francesco, vai forte", alle prime gare su strada, alle tante vittorie in giro per il mondo e le stranezze incontrate in un carriera fantastica.

Sino al suo ritorno a casa dove, con i figli, conduce un'azienda vitivinicola e produce vini trentini, sui quali spicca il "Moser 51,151", spumante metodo classico intitolato al record dell'ora conquistato nel 1984 a Città del Messico. E proprio lo spumante di casa Moser ha accompagnato l'aperitivo offerto ai tifosi, insieme allo speck di un altro grande produttore trentino, la famiglia Belli di Supramonte.
Bagno di folla di prammatica quando già le ombre della sera si allungavano su piazza Cavour, con autografi e dediche su libri, maglie, quaderni, le immancabili foto e i selfie. «In chiusura, visita alle cattedrali sotterranee di casa Bosca. Un pomeriggio da incorniciare, una bella esperienza di umanità, dedizione e correttezza di vita» ha commentato il sindaco Marco Gabusi che, da ex ciclista, non si è perso una parola del campionissimo.

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