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Un popolo che distrugge il suo passato non ha futuro

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Articolo pubblicato il 11/03/2015 alle ore 15:44.
Un popolo che distrugge il suo passato non ha futuro
Sgomento. La parola che con più facilità può rappresentare la violenza pseudo-iconoclasta che con tanto ardore i fanatici a stipendio di questo califfato di plastica hanno voluto diffondere sul web è senza dubbio questo. Il più totale e incredulo sgomento. In fondo, noi europei e cristiani non dovremmo sentirci superiori: il massacro di Gerusalemme durante la prima crociata è classificata fra le più efferate stragi della storia; e in quanto alla cultura, possiamo soltanto immaginare la quantità di statue, opere letterarie e monumenti sono stati fatti a pezzi in nome di un Dio.

E adesso, quasi mille anni dopo, quello stesso Dio, ma con un diverso nome, viene posto a capo di una masnada di fondamentalisti, senza che nessuno si sia curato di chiedergli se le sue parole portassero davvero all'odio e alla distruzione, invece di predicare amore e fratellanza, come credo sia più d'uso fra le divinità. Tuttavia, credo che la distruzione propagandistica dei reperti di epoca assira della città di Ninive, l'opulenta e invincibile "gran città" descritta nella Bibbia nel Libro di Giona, sia il vero trionfo della totale ignoranza dei "soldati di Allah", come si fanno chiamare.

Un popolo che distrugge il proprio passato non può avere un futuro, e se è per questo nemmeno un presente, visto e considerato che la ricchezza derivante dal turismo cesserà di esistere in queste zone, che, per il loro patrimonio culturale e storico immenso potrebbero dare una vera scossa alla loro economia. Ma soprattutto, quando per seguire il proprio ideale diventano pericolose persino delle antiche statue di città e religioni ormai perdute, significa che il fanatismo è anch'esso decaduto, convertitosi in una tragica ironia di ignoranza.

Luca Mombellardo

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