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Un caffè con... Fabiola Gianotti
La “signora del Cern” e il potere delle idee

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Articolo pubblicato il 06/01/2016 alle ore 15:00.
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La nostra cronista con Fabiola Gianotti
E’ tornata nell’astigiano per partecipare alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria della città di Asti e del Comune di Isola d’Asti, in cui risiedono ancora alcuni dei suoi ricordi di bambina. Una bambina curiosa, che spesso non si accontentava delle risposte che gli adulti davano alle sue domande. E’ questo che Fabiola Gianotti dice di sé guardandosi con gli occhi dell’adulta di fronte alla gente che affolla la sala consiliare del Palazzo della Provincia, venuta qui per ascoltarla. Da suo padre, geologo, originario di Isola d’Asti, dice di avere assimilato l’interesse per le cose del mondo, l’amore per la scienza e il gusto per i particolari. Non si risparmia. Stringe le mani e scambia volentieri qualche parola con coloro che le si avvicinano. Io sono tra quelli. L’ho ascoltata parlare del suo lavoro e interfacciarsi con le domande del pubblico che sono state numerose e spontanee, cosa piuttosto difficile solitamente. E’ noto l’imbarazzo del momento in cui si chiede al pubblico: “Ci sono domande?”. Con Fabiola Gianotti non è stato così, la voglia di parlare con questa donna minuta dal pensiero grande ha superato le timidezze e le eventuali incertezze. “Un’occasione averla qui” sento dire da un signore seduto davanti a me. Speriamo di averla colta.

Alla guida del Cern
Fabiola Gianotti dal primo gennaio di quest’anno guida o – come dice lei - è Sindaco di circa 11.000 persone al Cern, una “piccola città” che descrive come un luogo in cui “si studia l’infinitamente piccolo poter capire l’infinitamente grande”. Un luogo in cui si celebra la diversità e la pace, perché non è raro vedere lavorare insieme ricercatori provenienti da Paesi che non si riconoscono nemmeno la legittimità di esistere. Un luogo in cui, come mi disse tempo fa la fisica Nadia Pastrone, è normale vedere il Premio Nobel lavorare gomito a gomito con uno studente. Un luogo che evoca quindi un po’ di magia, nonostante le rigide formule e le evidenze scientifiche che si cercano e che spesso si trovano, come il bosone di Higgs che si cercava da anni.

La particella di Dio, quella che interagendo conferisce la massa alle particelle elementari. E’ proprio la scienziata ad avere guidato uno degli esperimenti del Cern che hanno confermato il bosone di Higgs. Mentre parla, dietro Fabiola Gianotti, viene proiettata la copertina di “Time” che la ritrae di profilo. Anche in quella fotografia in primo piano è vestita di rosso. A pensarci bene, l’ho quasi sempre vista con indosso qualcosa di rosso. Chissà se c’è una ragione particolare in questa scelta. “Uno dei suoi ragazzi del Cern” le ha detto che quella foto è come se fosse composta un po’ da ognuno di loro, che in essa si riconoscono. Dopo il bosone e dopo l’incarico al Cern, penso che questo sia davvero un altro grande risultato: la stima di chi lavora con lei ogni giorno.

La fisica è sexy
Quello che non tutti sanno e che potrebbe sorprendere, è che Fabiola Gianotti teorizza che la fisica sia “sexy”. Perché, dice: “Aumentare la nostra conoscenza è in qualche modo sexy”. La concorrenza per raggiungere Fabiola Gianotti al termine della cerimonia è spietata. Un po’ Davide tra tanti Golia, mi faccio strada verso di lei di cui intravedo appena una manica della camicia, ovviamente rossa. La nostra è una chiacchierata in piedi, tra la gente, con un caffè solo immaginato, ma credetemi: l’aroma di questo incontro è tanto inebriante che non si sente la mancanza della tazzina. Mi viene da chiedere a Fabiola Gianotti come viva questa sua notorietà.

“Come ricercatore e avendo fatto ricerca non per essere sui palcoscenici o di fronte a giornalisti e telecamere, all’inizio mi ha un po’ sorpresa. Vedo la cosa in modo molto positivo perché vuol dire che c’è interesse da parte della società per la ricerca.” Prosegue il discorso sottolineando che “le ricerche che noi facciamo non appartengono a noi scienziati, ma appartengono a tutti. Sono le ricerche dell’umanità. Quello che noi facciamo è contribuire, come tanti altri settori, ad aumentare le conoscenze dell’uomo. Ciò che noi impariamo appartiene infatti all’uomo, non a noi, ed è bello poterlo condividere con gli altri.” A questo punto le domando la stessa cosa che ho chiesto alla sua “collega” scienziata Nadia Pastrone in occasione del nostro incontro. Quanto pensa che la gente sappia e capisca di ciò che fate?

Dobiamo migliorare il linguaggio
“La gente inizia a capire davvero ciò che facciamo. Poi è che spesso noi scienziati non ci esprimiamo in maniera abbastanza semplice e chiara. La fisica in realtà è estremamente semplice, non c’è motivo di renderla complicata, quindi direi che è molto importante anche per noi scienziati migliorare il nostro linguaggio e fare sì che la gente o i non esperti possano capire veramente ciò che stiamo facendo.” Pensa che un fisico e un artista possano avere qualcosa in comune? Annuisce con la testa mentre risponde: “Certamente. La creatività, le idee, la voglia di mettersi in gioco e di fare qualcosa di diverso ogni giorno”. E visto che parliamo di idee, vorrei sapere in che rapporto stanno le idee con la gerarchia al Cern. Glielo chiedo e mi gusto la sua risposta che arriva immediata e ricca di quella creatività che ha citato. “Le idee sono in qualche modo la gerarchia. Nel senso che se in un esperimento una persona ha l’idea giusta per risolvere un problema e per raggiungere il risultato, non importa se quella persona sia un capo o sia il più giovane degli studenti. In un certo senso, l’autorità viene dalle idee, si tratta di un’autorità scientifica, non di un’autorità burocratica.”

So che Fabiola Gianotti conosce e ama la musica classica e mi incuriosisce sapere dove si immaginerebbe se non fosse una scienziata e se non fosse al Cern. Chi sarebbe stata e cosa avrebbe fatto? Forse una musicista? “A me sarebbe piaciuto fare qualcosa nel campo della ricerca in ogni caso perché mi ha sempre affascinata. Per esempio lo studio del cervello è un campo in larga parte ancora misterioso che mi sarebbe molto piaciuto studiare.” Avrei ancora mille e una domanda per la scienziata, ma proprio come le sue scoperte appartengono all’umanità, le sue risposte devono essere per tutti. A malincuore la saluto e la ringrazio del suo tempo. Si gira verso di me e altre persone. Ci guarda e dice: “Tenete le dita incrociate per me perché non sarà facile”. Mentre scendo le scale penso che a volte capita che qualcuno mi ricordi quanto è vero che l’umiltà è la cifra di chi fa cose grandi.

Alessia Conti

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