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Un anno fa la scoperta
del cadavere di Elena Ceste

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Articolo pubblicato il 20/10/2015 alle ore 12:00.
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L'ultimo sopralluogo del Nucleo investigativo dei carabinieri sul luogo in cui sono stati trovati i resti di Elena Ceste
Nel week end, seppure in modo più discreto e meno massiccio di dodici mesi fa, qualcuno si è ricordato di quel 18 ottobre in cui venne scoperto il cadavere di Elena ed è tornato su quella massicciata in valle, dopo il campo di nocciole, per lasciare un pensiero affettuoso e una preghiera alla memoria della donna. Un anno fa, infatti, il rio Mersa a Motta di Costigliole restituiva i resti di Elena Ceste. A fare la fortuita scoperta furono due operai incaricati dal Comune di Isola di fare la manutenzione delle sponde del corso d'acqua, mai ripulito da almeno quindici anni. Il sospetto su chi appartenesse quel che restava di un corpo umano caddero subito sulla mamma di Motta scomparsa (allora) da dieci mesi, ma solo quattro giorni dopo ci fu la certezza dell'identità, al termine dei esami di comparazione del Dna con i genitori della donna.

Il giorno dopo la comunicazione ufficiale dell'identità, la Procura di Asti inviò un avviso di garanzia al marito, Michele Buoninconti, con l'ipotesi di omicidio ed occultamento del cadavere. Da mesi gli investigatori tenevano sotto controllo i suoi telefoni e avevano installato delle microspie in casa e sull'auto per captare ogni sua conversazione. I dubbi su di lui erano fortissimi, ma fino a quando non si fosse ritrovato il corpo era difficile sostenere un'accusa. Sono anche i mesi in cui emergono i lati più oscuri e morbosi di Michele, in cui vengono fissate nelle trascrizioni le parole che rivolge ai suoi quattro figli, che continuano a vivere con lui e dei quali lui continua ad occuparsi in totale solitudine, disdegnando la presenza e l'aiuto dei famigliari della moglie.

Proprio quelle trascrizioni saranno il pilastro sul quale il Tribunale dei minori, pochi giorni fa, ha decretato il decadimento della patria potestà sui figli, ritenendolo un padre inadeguato a rispondere alle esigenze evolutive ed emotive dei quattro ragazzi. Oggi, ad un anno di distanza, sono tante le cose successe dopo il ritrovamento del corpo. Un ritrovamento che non si esaurì in poche ore, ma che richiedette per giorni e giorni la presenza di investigatori scientifici impiegati a setacciare tutta l'area del rinvenimento dei resti alla ricerca delle tante parti ossee mancanti al cadavere. E poi l'autopsia, che ha deluso le tante aspettative di chi seguiva il caso: i resti erano in così avanzato stato di decomposizione da non potere dare risposte certe sulla fine di Elena.

Per i medici legali dell'accusa l'unica ipotesi percorribile era quello dello strangolamento ma era una conclusione dedotta per esclusione delle altre. Alla fine di gennaio, ad un anno esatto dalla scomparsa della donna, Michele è stato arrestato. I suoi figli sono stati affidati ai nonni materni e una settimana dopo sono stati celebrati i funerali di Elena. A maggio la decisione di Michele di chiedere il giudizio con rito abbreviato, dunque di essere sottoposto a processo a porte chiuse, senza pubblico nè testimoni. A luglio le prime due udienze e, fra settembre ed ottobre, la discussione, con la richiesta del pm al massimo della pena: trent'anni già "scontati". I difensori, cambiati all'ultimo, hanno scovato tutti i dubbi e i buchi neri della ricostruzione degli inquirenti. Nei giorni scorsi la pesante decisione del Tribunale dei Minori di Torino e il 4 novembre la sentenza di primo grado. Mentre, nonostante siano passati 22 mesi dalla scomparsa di Elena, la sua storia continui ad appassionare milioni di italiani.

Daniela Peira

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