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Turisti in crescita nel Sud Astigiano
Ma è merito dell’Unesco?

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Articolo pubblicato il 09/01/2016 alle ore 07:00.
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Panoramica dalla cupola di Fontanile, buffer delle zone Unesco
I turisti sulle colline Unesco sono in aumento. A dirlo non solo la percezione di chi vive nei dintorni di Nizza e Canelli ma anche i numeri che vengono forniti dalle strutture e dagli uffici turistici della zona. L'incremento è però timido, di certo i numeri non sono quelli che si registrano in altri siti Unesco più celebri nel mondo come i templi di Agrigento, Pompei ed Ercolano o le Dolomiti, ma in ogni caso esso segna qualche punto percentuale in più rispetto all'anno precedente. Che la crescita sia dovuta esclusivamente al riconoscimento è però tutto da vedere. Tra gli operatori del settore intervistati, che operano nel settore turistico in generale o in alberghi, ristoranti, agriturismi e relais della zona, la percezione è quella che tra i visitatori non ci sia una reale consapevolezza di trovarsi in territorio Unesco. O almeno non per tutti.

L'identikit del turista
L'identikit di chi decide di passare un periodo di vacanza nel Sud Astigiano è sempre lo stesso: coppie mature, provenienti da Svizzera, Germania e Nord Europa in testa. Seguiti dai russi e, in misura nettamente inferiore, da americani e asiatici. Si trattengono per due o tre giorni fino al massimo di una settimana, poi solitamente ripartono per un'altra meta. Lo scopo è per tutti lo stesso: rilassarsi distraendosi con varie attività all'aria aperta, immergendosi nella natura, degustando i prodotti dell'enogastronomia locale e, possibilmente, visitando qualche borgo caratteristico. In Piemonte arrivano grazie al passaparola ma anche a seguito di una accurata ricerca fatta in internet o su consiglio di un'agenzia di viaggi ma la maggior parte ignora il discorso Unesco. «Sicuramente il fatto di essere usciti su importanti riviste del settore che celebrano le nostre colline come nuovo sito Unesco ci sta agevolando e fornendo un'ottima vetrina – commenta Maurizio Martino Vice presidente della Pro loco di Nizza Monferrato e referente dell'associazione Nizza Turismo – Sarebbe opportuno, però, intavolare dei ragionamenti per capire se questo incremento di presenze sia dovuto al bollino Unesco o piuttosto all'intraprendenza dell'attività di promozione dei privati». Lo conferma un'operatrice del Nicese, che dirige un agriturismo a conduzione famigliare e che chiede di restare anonima: «dal mio punto di vista il riconoscimento Unesco ha fatto poco in termini di promozione del territorio. Mi spiego. Tra i miei clienti, quasi tutti svizzeri, olandesi e tedeschi quasi nessuno sapeva che queste colline sono patrimonio dell'umanità. Abbiamo dovuto spiegarglielo noi. Per carità, non ci lamentiamo. La stagione è stata ottima ma secondo me hanno inciso due fattori importanti: il brutto tempo nell'Europa del Nord e il terrorismo internazionale». Un'opinione condivisa anche da altri che osservano come l'estate appena trascorsa abbia portato temperature fredde in queste latitudini, spingendo molte famiglie straniere a prenotare soggiorni più o meno lunghi nei paesi mediterranei. Inoltre, l'insicurezza provocata dagli attentati di matrice islamica in paesi spesso meta di vacanze da parte di questi turisti avrebbe favorito il turismo nel nostro Paese, compresa la nostra Regione.

Serve una cabina di regia
L'Unesco centrerebbe dunque poco? «Sicuramente c'è ancora molto da fare in termini di promozione – continua Maurizio Martino – l'impressione generale è che siano i singoli privati o i singoli comuni a darsi da fare, lanciando iniziative con le loro sole forze per portare visitatori in zona. Servirebbe una cabina di regia per unire gli intenti, tra Astigiano e Albese, di cui tutti beneficerebbero. Finora a livello politico o istituzionale abbiamo sentito solo discorsi ma molto teorici. Anche questi vanno bene ma serve una progettualità concreta. Difficile presentarsi con il vestito migliore al turista, quando poi lo si deve accompagnare dal produttore vitivinicolo o presso la struttura in cui soggiorna lungo una strada dissestata». Per rimanere in tema non si può che citare quella coppia di olandesi che questa estate a Canelli chiedevano in inglese ai passanti gli orari degli autobus per Milano, allo scopo di raggiungere l'aeroporto di Malpensa.

Servizi e infrastrutture i punti deboli
Servizi e infrastrutture sarebbero evidentemente i punti deboli dell'offerta turistica della provincia ma a mancare sarebbe anche una vera e propria campagna di marketing. Più di un operatore è convinto che serva promuoversi con maggiore efficienza, seguendo l'esempio Albese, magari appoggiandosi ad agenzie specializzate che riescano a catturare l'attenzione dei tour operator al momento della formulazione dei pacchetti. «Finora non ci è stato proposto nulla di tutto questo. Eppure basterebbe poco come pacchetti mirati per le "Colline Unesco" in cui si propongono tour specifici alle cantine dei produttori, passando tra le bellezze paesaggistiche ed architettoniche e facendo tappa nei ristoranti e nei relais della zona» conferma Dedo Roggero Fossati che a Moasca gestisce il ristorante "Tra la terra e il cielo", all'interno dei torrioni del castello. D'altronde la pubblicità è l'anima del commercio e guarda caso se i turisti che approdano su queste colline magari non sanno di trovarsi in territorio Unesco di certo hanno ben in mente quello che vogliono acquistare: Barolo e Barbaresco. A "I Tre Poggi" di Canelli, splendido relais immerso tra i vigneti che dominano la Capitale delle Bollicine confermano: «la nostra clientela arriva un po' da tutta Europa, soprattutto dalla Svizzera. Restano stregati dalla bellezza del paesaggio e dai sapori della tavola. Chiedono dove poter acquistare queste etichette per poi spostarsi verso l'Albese o Acqui Terme». «Il nostro è ancora un turismo stagionale, che va da aprile fino a novembre – spiega Andrea Ghignone Presidente dell'Enoteca regionale di Canelli che in città gestisce l'ufficio turistico di via G.B. Giuliani – Il 2015 è stata un'ottima stagione, dal giugno dell'anno scorso momento in cui è stato assegnato il riconoscimento Unesco al nostro territorio abbiamo registrato un aumento delle presenze. Sicuramente attiriamo l'attenzione di quel turismo informato, che viaggia seguendo criteri di qualità». In generale, però, chi opera nel settore è concorde: le targhe Unesco collocate dalla Regione Piemonte nei comuni interessati dal riconoscimento sono senz'altro un primo passo verso la giusta direzione, in un'ottica di uniformità delle informazioni al quale devono però aggiungersi ulteriori obiettivi come la volontà di potenziare i servizi e il trasporto pubblico locale oltre che ad incoraggiare una progettualità votata alla promozione di queste colline. «Dobbiamo farci conoscere di più. Di fatto il treno Expo è stato perso – spiegano i più – Dei numeri promessi e prospettati qui si è visto poco. Speriamo che col tempo si riesca a tenere il passo con altri territori che in tema di promozione e marketing sono più avanti». Il riferimento ai cugini albesi non poi così velato.

Lucia Pignari

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