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Tremate, le masche son tornate
e hanno una serie su YouTube

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Articolo pubblicato il 01/03/2016 alle ore 07:00.
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Una sequenza della web serie "Behemot"
Nascoste tra cascine, all’ombra delle valli più umide e scure, per secoli hanno spaventato la gente di Monferrato e Langa. Qualcuno sosteneva invece che le masche fossero guaritrici, dotate di poteri e conoscenze tramandate di generazione in generazione. Credenze popolari su cui si è sviluppata una vera e propria mitologia, capace di stimolare la creatività dei narratori. È il caso di Valerio Oldano, regista astigiano che sulle masche ha scritto e realizzato una web serie. I primi episodi di “Behemot” sono andati online ieri, lunedì, su YouTube. «Tutto è nato quando mi sono reso conto che la mitologia nordica è stata ampiamente diffusa - spiega - mentre quella locale ha trovato spazio in pochi testi. Volevo dare spazio alle nostre leggende, che mi hanno sempre affascinato. Quando ho iniziato ad approfondire, ho scoperto un mondo.» La vicenda ruota intorno a Lucio, 17 anni, un liceale che un giorno riceve la triste notizia della morte della nonna.

Durante il funerale nella chiesa del paese, viene avvicinato da sinistre figure che gli rivelano una verità sconvolgente: la nonna in realtà era una masca. «Gli spunti per la storia derivano da ricerche su documenti, ma anche da racconti orali che ho raccolto sul territorio. Mi sono anche occupato di soggetto e sceneggiatura, è stato certamente un lavoro impegnativo», prosegue Oldano. I set sono stati allestiti a Monastero Bormida, dove l’amministrazione comunale ha concesso l’uso di molte suggestive ambientazioni, ad Asti e poi in interni a Costigliole e Nizza. «Prima di allora avevo girato soltanto cortometraggi, affrontare una serie è tutta un’altra sfida. Occorre una buona organizzazione, dato il poco tempo a disposizione e la mole di lavoro da svolgere. L’impegno sul set è stato notevole, con la collaborazione di attori e troupe abbiamo superato gli imprevisti che inevitabilmente capitano.»

Buona parte del cast proviene dalla scuola di recitazione di Alessio Bertoli, lui stesso interprete di un personaggio. Lo hanno affiancato Marco Arucci, Gianfranco Granaglia, Stefano Stivali, con un cameo del fumettista astigiano Gino Vercelli. «In tutto sono passati sul set più di trenta personaggi - aggiunge il regista - e abbiamo potuto contare sull’aiuto dell’associazione NIG, sulle scenografe Giulia Somma ed Elena Barberis, sui tecnici bolognesi Claudio Zavatti e Alan Casali. Insomma, è stato un progetto che ha coinvolto molte persone su più fronti.» Durante il mese di marzo usciranno con regolarità altre sei puntate, fino al finale previsto per aprile, anticipato da una proiezione pubblica. «È stata una sfida a budget ridotto - conclude Valerio Oldano - abbiamo puntato tutto sulle idee. Ora spero in un buon numero di visualizzazioni per poter poi procedere con la seconda e la terza stagione.»

Enrico Panirossi

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