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Teatro, questo sconosciuto: i ragazzi se ne tengono lontani

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Articolo pubblicato il 30/04/2013 alle ore 15:37.
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Studenti astigiani alla Casa del Teatro di via Goltieri
Sono seduta in platea al Teatro Alfieri, e osservo il pubblico. Un sessantenne. Un’ottantenne. Un cinquantenne. Una settantenne. Caspita, un quarantenne! A occhio e croce, l’età media del pubblico in sala è 60 anni. Io ho 18 anni, e mi sento una mosca bianca. Perché a teatro raramente vedo miei coetanei? Secondo l’Istat, il 31% dei diciottenni è andato a teatro almeno una volta all’anno. In particolare, le giovani raggiungono il 34,1%, contro i giovani che si fermano al 24,8%. Emblematico però il fatto che nelle fasce di età subito conseguenti la percentuale scenda addirittura ale 22%, con un calo quindi del 10% circa. Probabilmente, questo dato è da interpretare come conseguenza del fatto che a 20 anni ormai ci si è diplomati. Molto spesso, infatti, a portare i ragazzi a teatro è la scuola. Il teatro quindi non è tanto frutto di una scelta autonoma, di una curiosità e di un interesse personale, quanto dell’obbligo da parte di chi costruisce sentieri ben tracciati: i ragazzi partecipano soltanto a rassegne teatrali pensate appositamente per loro.

E’ giusto e sacrosanto che la scuola cerchi di supplire alle mancanze delle famiglie, che siano economiche o culturali. Non sempre però queste esperienze si sviluppano in una partecipazione attiva e indipendente. Quali sono i motivi di distacco tra le nuove generazioni e il teatro? Innanzitutto, si potrebbe individuare, in linea di massima, una questione di mentalità dominante. L’idea che un gruppo di ragazzi si riunisca per assistere ad uno spettacolo di prosa sembra utopica. Molto più facile immaginarsi ragazzi che scelgono ben altri ambienti. Non solo discoteche e pub, ma anche il cinema è nettamente più accreditato tra le forme di intrattenimento scelte dai giovani.

Perché? Evidentemente, il cinema è molto più comunicato e veicolato rispetto al teatro: basti pensare a quanto sono conosciute le star del cinema rispetto a chi invece sale su un palco. E poi, ha davvero senso parlare di questione economica? Premesso che delle tariffe vantaggiose per i giovani sarebbero sicuramente un incentivo, sembra comunque difficile pensare che il fattore economico sussista. Basta pensare agli ingressi nelle discoteche, spesso cari almeno quanto un biglietto in platea. Sfatiamo un altro mito: oggi i giovani vanno a teatro molto più dei giovani di venti anni fa. Nel 1996, infatti, soltanto il 19% dei ragazzi tra i 6 e i 19 anni ci andava. E ad Asti che cosa si fa per avvicinare i giovani a questo ambiente? Lo abbiamo chiesto a Gianluigi Porro, direttore del Teatro Alfieri. Per i più giovani c’è Teatro ragazzi, una rassegna, legata al mondo della scuola, di momenti di sensibilizzazione, approfondimento e spettacolarizzazione che usa il linguaggio teatrale per fini didattici, educativi, culturali.

Quest’anno sono fissati 42 spettacoli tra 16 maggio e 10 giugno. Teatro ragazzi avrà luogo al Palazzo del Collegio e al Centro Giraudi, quest’ultimo affermatosi ormai come fulcro del teatro più fresco, sperimentale e di nuova generazione ad Asti. Anche la Casa del Teatro si propone come spazio libero e aperto a iniziative giovani. Anche alcuni spettacoli della stagione teatrale hanno attrattiva per i giovani, anche in senso didattico. Quest’anno in particolare si è notata una mobilitazione delle scuole per i grandi classici: Pirandello, Beckett, Shakespeare. Un discorso a parte è da fare per Asti Teatro, il festival estivo che anima le piazze della città. E proprio questa è una caratteristica vincente: con la formula del palcoscenico diffuso ha attratto pubblico per la stagione. E tra il pubblico si vedono molti più giovani. Non solo: i ragazzi vengono anche coinvolti in stage per contribuire alla riuscita del festival, con lavoretti di ogni tipo. Negli anni passati 40/50 ragazzi vi hanno partecipato, e ci sono state occasioni di incontro con studenti di altri paesi, ad esempio con svedesi da Halmstad.

Inoltre, Asti Teatro è preceduto dalla rassegna Scintille, dove già negli scorsi anni si è notato che una nutrita parte del pubblico era composta da giovani che si avvicinavano per la prima volta al teatro. Il progetto Scintille è stato pensato per dare la possibilità di produrre uno spettacolo di drammaturgia contemporanea a giovani compagnie comprendenti un massimo di 8 attori di età inferiore ai 35 anni. Dopo una prima selezione, 8 compagnie presenteranno una bozza del loro spettacolo ad Asti, tra il 29 e il 30 giugno. Sarà soltanto allora che si decreterà il vincitore. Perché i giovani avrebbero tanto da imparare dal teatro? Risponderei con una frase del regista teatrale Eugenio Barba: “Il teatro deve essere un’isola galleggiante, un’isola di libertà. Derisoria, perché è un granello di sabbia nel vortice della storia e non cambia il mondo. Sacra, perché cambia noi.”

Ornella Darova

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