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Tagliati i noccioli dei tartufi
Era un gioiellino per la didattica

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Articolo pubblicato il 03/12/2015 alle ore 07:00.
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Piercarlo Ferrero, il tabui e il noccioleto distrutto
Lo stridìo della lama rompe il silenzio della vallata. Sono le terre Patrimonio dell'Unesco. Le vigne stese come una sottile ragnatela sui fianchi delle colline illuminate dal sole, le rose a capo dei filari guardiani di una bellezza magica e struggente. Eppure c'è un elemento dissonante, una nota che stona nel concerto della natura. E' quella motosega che abbatte il noccioleto. Uno dopo l'altro, sotto i sui denti affilati, i fusti slanciati cadono, sordi, sul terreno gelato. E' pomeriggio, l'appezzamento è nella conca che degrada verso Pusabren, al "livernent", all'ombra. «Era una tartufaia meravigliosa per il nero del Piemonte della pregiata varietà "Moscato"» dice, sconsolato, Piercarlo Ferrero, presidente dell'Associazione Trifulau Canelli. Guarda, amareggiato, i trochi accatastati su quella landa desolata.

Racconta. «Qualche giorno fa sono venuto in cascina (una bella casa colonica tra le vigne in regione Aie) ed ho sentito il rumore delle seghe meccaniche. Vuoi vedere, mi son detto, che stanno tagliando qualche bella pianta». Fatti pochi metri lungo la strada che taglia a mezzacosta, un tuffo al cuore: il noccioleto, poco meno di due ettari, era scomparso. «E' stata una vera botta – spiega -. Quel terreno coltivato a nocciole era un'area che i trifulau dell'associazione conoscevano bene perché, oltre a raccogliere il tartufo nero "Moscato", usavamo come tartufaia didattica e luogo di allenamento per i cani da cerca».

Un accordo tacito con il proprietario dell'appezzamento che l'Associazione Trifulau Canelli, prima, e lo stesso Ferrero, poi, avevano cercato a più riprese di codificare. «Ci eravamo proposti per l'acquisto o l'affitto del noccioleto -– aggiunge il ristoratore "stellato" Michelin alla guida, con la moglie Mariuccia, del San Marco - Volevamo prenderlo in affido, pulirlo, tenerlo in ordine così che non si disperdesse la sua ricchezza, salvaguardando l'ecosistema». Le cose, invece, sono andate diversamente. «Il proprietario non solo non ha preso in considerazione le nostre proposte ma ha deciso di radere al suolo i noccioli, alcuni vecchi di decenni» afferma, guardando ancora i ceppi che puntano come ferite dal terreno.

Una perdita non solo per i cercatori di tartufo che, da metà dicembre fino a marzo, in questa "riva" raccoglievano il pregiato Nero del Piemonte, ma per la collettività. «Siamo in territorio Patrimonio dell'Umanità: è nostro dovere salvaguardare e curare quel che c'è. Invece, distruggiamo. E lecito, questo? – affonda il presidente dei Trifulau di Canelli - E' consentito abbattere coltivazioni tipiche del nostro territorio riconosciute dall'Unesco? Così non si salvaguardia l'ambiente, come noi vorremmo, ma si distrugge. I vecchi contadini dicevano che là dove la vigna "non mette" bisogna piantare il nocciolo. E così è stato, da sempre. Considerando, anche, che la coricoltura rende: le nocciole della varietà "Tonda e Gentile" vengono pagate tra i 300 e i 400 euro il quintale. Una scelta che non comprendiamo».

Il suo grido d'aiuto è rivolto agli «amministratori, ai quali chiediamo attenzione all'ambiente, alle coltivazioni presenti, alle piante e ai boschi: noi vogliamo che il nostro territorio diventi sempre più bello. Ma bisogna che questo sia mantenuto in vita».

Giovanni Vassallo

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